Dominika Zamara, la voce polacca dell’opera in Italia

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Dominika Zamara

Dal Mozarteum di Salisburgo ai grandi teatri del Mondo: il viaggio musicale e umano di Dominika Zamara, tra Polonia, Italia e palcoscenici internazionali

Dominika Zamara (Breslavia, 11 agosto 1981) è un soprano polacco, cresciuta artisticamente in Italia. L’attività concertistica l’ha portata a esibirsi in diverse tournée in Cina, Corea del Sud e in tutto il Vecchio Continente, oltre che in diverse metropoli statunitensi. Nel 2013, si è esibita al Metropolitan Opera House di New York, accompagnata da un’orchestra di 130 elementi.

Si è formata nel 2012 all’Universität Mozarteum di Salisburgo, e consegue diversi Masterclass nella stessa Università con la prof.ssa Alessandra Althoff nel 2011 e nella Masterclass del 2009-2010. Poi è all’Accademia internazionale di belcanto di Monaco a Pesaro con il prof. Melani. Nel 2006 ottiene una borsa di studio al Conservatorio di Verona. Dal 2003 al 2007 frequenta l’Akademia Muzyczna im. Karola Lipinskiego di Breslavia, Facoltà Vocale e Recitazione con Barbara Ewa Werner. Dal 2000 al 2003 studia alla Panstwowa Szkola Muzyczna II stopnia im. R. Bukowskiego, alla Facoltà Vocale e Recitazione con Barbara Ewa Werner e con la prof.ssa Hanny Celejewskiej.

La sua formazione artistica si è sviluppata tra la Polonia e l’Italia. In che modo queste due culture musicali hanno influenzato la sua identità artistica e il suo modo di interpretare la musica lirica?

«A distanza di anni posso valutare meglio la cosa. In Polonia il sistema educativo era molto più rigido, quindi sicuramente la disciplina, l’abnegazione a una causa. Ma presto mi sono accorta che qualcosa mancava: lo spirito e l’istinto, che sono prerogativa dell’Italia. Soprattutto il modo di intendere l’arte, di viverla, l’approccio con essa: qui si respira l’opera, la si vive. Fin dall’inizio dei miei studi sognavo di venire nel Bel Paese a istruirmi, sia dal punto di vista musicale che di vita. Quando arrivai a Verona con la borsa di studio, mi sentii a mio agio, non mi sembrava un Paese straniero. Poco dopo il mio arrivo mi sono sentita parte di questa Nazione. Il mio sogno era imparare dai grandi Maestri di vecchia scuola, come Enrico De Mori. A distanza di anni devo dire che entrambi i Paesi hanno contribuito a farmi diventare quella che sono oggi».

Il Maestro Enrico De Mori ha avuto un ruolo importante nella sua crescita professionale. Qual è l’insegnamento più prezioso che le ha trasmesso e che ancora oggi porta con sé sul palcoscenico?

«Senz’altro il Maestro De Mori è stato, e ancora lo è, importantissimo per me, sia dal lato professionale che umano. Era molto esigente, non andava mai oltre la parola “bene”. Con il tempo capii che quel “bene” aveva un significato enorme. Egli ha creduto in me sin da subito, mi ha accolto, aiutata con i primi concerti e poi fu con lui che a Padova debuttai nel mondo dell’opera, nella Bohème di Giacomo Puccini, nel ruolo di Mimì. Un’emozione grandissima, che non scorderò mai. Al tempo vivevo in una casa che sembrava quella di Mimì, ed entrai in piena empatia con il personaggio, come se dentro ci fossero due persone: io e Mimì. Era lei ad avere il sopravvento. E questo succede ogni volta che affronto un ruolo. Gli insegnamenti che mi ha trasmesso sono tantissimi, non solo sul palco ma anche a livello umano».

Ha calcato palchi prestigiosi in tutto il mondo, dalla Carnegie Hall di New York al Teatro Olimpico di Vicenza. C’è un’esibizione che ricorda come un momento di svolta o di particolare emozione nella sua carriera?

«Bella domanda, ma difficile dare una risposta univoca: sono molte le esibizioni che ho nel cuore. Ma se dovessi sceglierne una in particolare, direi la mia prima esibizione alla Carnegie Hall. Una cosa magica, un desiderio che si avverava. Un misto di emozione e timore al tempo stesso: camminare nei lunghi corridoi dove sono passati celebri nomi del panorama musicale. Ricordo che nel mio camerino c’era un quadro che raffigurava Antonín Dvořák, un compositore che adoro. Salire su quel palco mi ha dato un qualcosa di unico, forse perché lo avevo desiderato così tanto da sembrarmi un’esperienza onirica».

La sua attività spazia dall’opera tradizionale alla musica da camera, fino alla liederistica e ai festival contemporanei. Come riesce a mantenere equilibrio e freschezza interpretativa tra repertori così diversi?

«Ho avuto la fortuna di studiare con grandi Maestri, che mi hanno impostato la voce per vari repertori. Amo spaziare il più possibile, affrontare repertori e stili diversi. L’opera rimane il mio primo amore, ma adoro anche tutto ciò che orbita attorno al mondo della musica colta. Ho registrato anche colonne sonore e cerco di non pormi limiti. Il contemporaneo mi affascina: lo vedo come una sfida. In America ho compreso che questo stile è nelle mie corde; a New York sono entrata nella New York Composer Circle come performing artist, un ruolo di cui vado fiera».

Dopo tanti anni di carriera internazionale, quali nuovi progetti o sogni artistici sente di voler realizzare nei prossimi anni?

«Continuo a essere una sognatrice, non mi sono data una meta in particolare, ma tengo gli orizzonti aperti. Voglio senz’altro continuare il mio percorso artistico come cantante, calcare sempre più palchi. Vorrei entrare anche nel cinema: come cantante lirica ho studiato arte scenica, indispensabile per stare sul palco, e la ritengo una possibilità per il futuro».

 

George Labrinopoulos

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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