Spg: il Parlamento europeo ne approva la revisione

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Tra i punti maggiormente discussi vi sono la condizionalità sul rimpatrio dei migranti irregolari e le misure di salvaguardia del riso

Il Parlamento europeo ha approvato la revisione dello strumento commerciale Ue per lo sviluppo, adottando così in via definitiva una riforma del regolamento sul sistema di preferenze tariffarie generalizzate (Spg), che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027. Sulla base di ciò l’Ue continuerà a concedere preferenze commerciali ai Paesi in via di sviluppo, al fine di contribuire al contrasto della povertà, prevedendo che per beneficiare di tali concessioni debbano essere accolte e applicate le convenzioni sui diritti umani e sull’ambiente, tra cui l’Accordo di Parigi, la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Allo stesso tempo, il Parlamento ha ratificato la possibilità di sospensione delle preferenze, in caso di mancata cooperazione sul rimpatrio dei migranti irregolari, e l’introduzione di nuove misure di salvaguardia per i produttori europei di riso.

Le norme così aggiornate sono state approvate con 459 voti favorevoli, 127 contrari e 70 astensioni. «Si tratta di una buona notizia per oltre 2 miliardi di persone in più di 60 Paesi, che beneficeranno per altri 10 anni delle preferenze tariffarie ridotte o nulle concesse unilateralmente dall’Ue. L’accordo invia un messaggio chiaro: in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, nazionalismo e protezionismo, l’Ue resta un partner affidabile e duraturo», ha dichiarato il presidente della commissione per il Commercio internazionale, il socialista Bernd Lange, in seguito alla votazione.

Sistema di preferenze tariffarie generalizzate

SpgQuando si parla di Spg, si fa riferimento al sistema europeo volto a eliminare i dazi di importazione sui prodotti, provenienti da Paesi vulnerabili e in via di sviluppo, che entrano in circolazione nel mercato dell’Ue. L’obiettivo è quello di alleviare la povertà e di creare posti di lavoro basati sui valori e i principi condivisi dalla comunità internazionale. Ciò è frutto della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo, svoltasi oltre 50 anni fa, che richiese ai Paesi sviluppati di sostenere e aiutare quelli in via di sviluppo affinché potessero integrarsi nell’economia mondiale. Nonostante circa una dozzina di Stati abbia sviluppato e abbia in atto un meccanismo paragonabile al Spg, quello europeo è riconosciuto come il più progressista in termini di copertura e benefici, dal momento che l’Ue offre:

  • Spg standard: previsto per gli Stati a basso e medio reddito, comporta la rimozione parziale o totale dei dazi doganali su 2/3 delle linee tariffarie;
  • Spg+: si tratta di un regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile e il buon governo. Prevede la riduzione di tali tariffe allo 0% per i Paesi vulnerabili a basso e medio-basso reddito che implementano 27 convenzioni internazionali sui diritti umani, diritti del lavoro, protezione dell’ambiente e buon governo;
  • Eba (Everything but arms): è un accordo speciale per i Paesi meno sviluppati che consente un accesso esente da dazi e quote per tutti i prodotti, fatta eccezioni di armi e munizioni.

Ottengono automaticamente l’Spg: quei Paesi il cui reddito viene classificato come inferiore rispetto al “reddito medio-alto” dalla Banca Mondiale e che non beneficiano di nessun altro accordo che gli consenta un accesso preferenziale al mercato europeo.

Tra rimpatri e riso

Come affermato dallo stesso Lange, durante i negoziati sulla revisione del sistema di preferenze generalizzate le discussioni hanno ruotato intorno due questioni principali: la condizionalità sul rimpatrio e le misure di salvaguardia del riso.

Rispetto al primo punto, l’opinione del Parlamento aveva riguardato la necessità di considerare e mantenere distinte le tematiche del commercio e della migrazione; sebbene poi il Consiglio dell’Ue abbia risposto alle preoccupazioni del legislativo europeo attraverso la creazione di un sistema equilibrato, costituito da garanzie chiare e da un approccio differenziato per le Nazioni meno sviluppate. Difatti i deputati hanno introdotto dei criteri maggiormente rigorosi che dovranno essere soddisfatti per evitare che vengano sospese le preferenze tariffarie ai Paesi inclusi nello strumento commerciale nel caso in Spgcui si verificasse una persistente mancanza di cooperazione in materia di rimpatrio di migranti irregolari. Tra i parametri adottati figurano una procedura di valutazione più lunga e un impegno obbligatorio, della durata di almeno 12 mesi, con le Nazioni coinvolte. Nel caso dei Paesi meno sviluppati, tale condizionalità potrà essere applicata solo in seguito a un periodo di due anni.

Per quanto riguarda il caso del riso, Lange ha sostenuto che «disponiamo ora di un meccanismo che si attiva automaticamente in caso di volumi eccessivi di importazioni da Paesi terzi». Al fine di aumentare e rafforzare la tutela di tale sensibile settore europeo, i negoziatori parlamentari hanno infatti ottenuto l’attivazione automatica di misure di salvaguardia nel caso in cui si verifichi un aumento del 45% delle importazioni di riso, che prevedono la sospensione delle aliquote preferenziali per il resto dell’anno e l’introduzione di una quota tariffaria per l’anno successivo, al fine di prevenire interruzioni del mercato.

Reazioni e proposte politiche

In seguito all’approvazione della riforma del regolamento non sono mancati apprezzamenti critiche da parte dei deputati dei diversi schieramenti politici. Contro la questione del rimpatrio si è espressa duramente Cristina Guarda, esponente di Avs e membro del gruppo dei Verdi, affermando di aver votato contro tale revisione in quanto dovrebbe essere considerato incettabile il ricatto politico sui migranti. «Questa non è cooperazione, è neocolonialismo», ha dichiarato dopo aver accusato l’Europa «di aver smarrito la propria bussola etica». Di tutt’altro tipo è stato invece il commento di Carlo Fidanza, appartenente alla delegazione italiana dei Conservatori europei, che ha manifestato soddisfazione per il legame tra i dazi e i rimpatri, dichiarando che si tratti di una «storica battaglia della destra politica italiana che trova compimento».

Tuttavia, i deputati italiani dei Conservatori sono rimasti insoddisfatti dalle misure adottate rispetto le importazioni di riso. In merito, l’esponente di Fratelli d’Italia Daniele Polato, ha sostenuto che tale voto «autorizza sostanzialmente 500 mila tonnellate di ingresso da zero in Europa di riso da Paesi terzi quando già nel 2014 si parlava di 10-20 mila tonnellate». Difatti i deputati di Fratelli d’Italia avevano avanzato la proposta di abbassare la quota degli import di attivazione delle clausole di salvaguardia al 20%, senza trovare sostegno. «La nostra preoccupazione è che poi i Paesi terzi diventino Spgl’Europa e questi Stati, che dovrebbero essere terzi, superino abbondantemente il potere negoziale europeo, anche dal punto di vista economico», ha poi concluso Polato. Sulla stessa scia si è pronunciato anche il M5S, ritenendo che a tali condizioni le «eccellenze italiane non siano tutelate», criticando la bocciatura dell’emendamento di abbassamento della soglia.

 

Ottavia Scorpati

Foto © TPI, Sosbrasilia, AP, La voce del Patriota

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