Re Carlo III, lezione di stile a Trump al Congresso

0
60
Re Carlo III Trump

Il re d’Inghilterra visita gli Stati Uniti d’America e viene applaudito sia da repubblicani che da democratici in quello che è già definito il momento diplomatico più significativo del suo regno

Si racconta che quando i campagnoli volevano raggiungere il mercato di Napoli per vendere le proprie merci oppure per comperare, quelle che potremmo chiamare delle “guide locali” li accoglievano all’ingresso della città. La metropoli era un dedalo di strade, stradine e vicoli e raggiungere il mercato al centro dell’abitato non era facile. Così alle porte di ingresso si potevano trovare dei personaggi che offrivano un servizio di guida mostrando la strada a chi veniva da fuori città, appunto i campagnoli.

La guida riuniva i contadini in gruppetti e consegnava loro una fune che tirava per portarli attraverso vie e vicoli raggiungere la piazza del mercato. Come spesso accadeva i cittadini denigravano i contadini, etichettati come ignoranti bifolchi, e ben presto, li associarono a questa pratica della fune, nacque il detto “ca ‘a fune”, ovvero con la fune. Da cafune a cafone il passo è breve e di facile intuizione.

«Ho visto un re», diceva una canzone interpreta da Enzo Jannacci e scritta da Dario Fo. Il testo recitava: «Ho visto un re. Un re che piangeva seduto sulla sella, piangeva tante lacrime, ma tante, che bagnava anche il cavallo! Povero re! E povero anche il cavallo! È l’imperatore che gli ha portato via un bel castello…di trentadue che lui ne ha. Povero re! E povero anche il cavallo!». Sembra proprio di leggere in questo testo di re Giorgio III che perse le colonie americane nel 1776 con Thomas Jefferson (l’imperatore) che le sottrasse al regno di Gran Bretagna e Irlanda e che rimase comunque con tutto il resto delle colonie dell’Impero.

I due caratteri e la “nobiltà” della storia

Ed ecco allora che abbiamo introdotto i due caratteri che si sono incontrati a Washington questa settimana. Il presidente Donald Trump, guidato fino al centro del potere (e non della città) da un partito repubblicano preoccupato più di perdere potere che di consegnare gli Usa nelle mani di un uomo maleducato e ignorante (nel vero senso della parola ovvero di colui che ignora) per non parlare dell’attitudine alla menzogna.

Dall’altra parte re Carlo III d’Inghilterra che dopo 250 anni di separazione delle colonie americane può tranquillamente permettersi di tirare bacchettate e usare lo stiletto in un discorso apprezzato in modo bipartisan da repubblicani e democratici (avvenuto per di più a camere unite) dove, con un imbattibile humor britannico, allinea concetti e critiche senza mai perdere lo stile di chi è riuscito a non portare nemmeno una critica negativa, ma usando il linguaggio sempre in positivo denudando, punto per punto, i difetti dell’altro.

Considerando i rapporti tesi tra i due Paesi, resi tali dalle critiche pesanti e continue di Donald Trump al primo ministro inglese Keir Starmer, re Carlo III è riuscito a rendere la sua visita una vittoria su tutti i fronti facendo dimenticare Starmer, che da parte sua non è certo in una posizione facile, essendo il primo ministro inglese con il consenso più basso nella storia del Regno Unito.

British humor vs Trumpism

Stile, eleganza e grande tatto unito a una dimestichezza politica che ha reso il confronto assolutamente impossibile per il presidente Usa. Re Carlo III in un solo discorso durato poco più di 30 minuti (ma sarebbe durato meno se non fosse stato continuamente interrotto da applausi) è riuscito a parlare della Nato, dell’intervento in Ucraina, del valore di lavorare per il proprio popolo, del problema del global warming oltre all’importanza di mantenere alleati e uniti i Paesi dell’ovest per il bene comune e di tutto il Mondo senza divisioni e senza liti.

In pratica (come se) i tuoi conviventi accolgono e applaudono il tuo ex padrone di casa, quello che avevi cacciato a cannonate, mentre lui entra nella tua abitazione dicendo e valorizzando tutto il contrario di quello che tu vai sostenendo. Liquida il fanatismo Trumpiano, facendo riferimento al suo tormentone di urlare e che senza gli Usa in Europa oggi si parlerebbe tedesco, semplicemente ribadendo che senza il Regno Unito oggi negli Usa si parlerebbe francese. Peccato che il letteralmente ignorante presidente Usa non avrà colto il riferimento alla guerra dei sette anni dove l’impero britannico vinse strappando le colonie americane alla Francia nel 1763.

Facile immaginare l’imbarazzo di chi avrà dovuto spiegarglielo. Il discorso poi elogia la Nato, i cui membri hanno espresso al massimo i propri valori l’unica volta in cui l’Articolo 5 è stato attivato, ossia per difendere collettivamente uno Stato membro colpito da un attacco. Un bellissimo atto di celebrazione del cemento che ha unito gli Usa con il resto degli Alleati dopo il terribile attacco dell’11 settembre. Forse Trump non sapeva che proprio gli Usa sono stati gli unici membri Nato a beneficiare di un aiuto diretto e concreto dell’appartenenza all’Alleanza (attraverso l’art.5) e mai nessun altro.

Noblesse Oblige

Il Donald incassa e resta con il viso scuro di chi ha forse capito la stilettata ma non può commentarla perché molto ben placcata con i valori di fratellanza, cardine della Nato e indiscutibili. Da qui il passaggio all’Ucraina, bisognosa di aiuto irrifiutabile per difendere la democrazia, è stato facile e pure applaudito.

Elegante la citazione di Oscar Wilde che diceva che Uk e Usa sono uguali in tutto e per tutto eccetto, naturalmente, che nella lingua. Superficialmente una battuta sulle differenze puramente linguistiche di termini e grammatica inglese rispetto a quella americana, ma per chi ha saputo cogliere e riconosce l’inglese come la lingua forbita rispetto alla (più legata) “cafona” americana, si è evidenziata la differenza (culturale e di stile) di chi sa usare la dialettica in politica in modo corretto, elegante e appropriato nelle giuste sedi e di chi invece urla in modo sgrammaticato su un social di proprietà (Truth, social di proprietà di Donald Trump).

L’allocuzione di Re Carlo prosegue con l’allarme sul global warming, dove non c’è stato bisogno di humor perché il presidente Usa questo lo ha capito bene, non fosse altro perché lo ha ripetuto talmente tante volte che lo ha imparato a memoria come la Vispa Teresa.

Re senza corona ma ricercato e votato

Re Carlo III TrumpUna lezione da un Re che forse l’unica cosa che voleva farsi insegnare era come essere capi di Stato senza farsi eleggere. Non è difficile capire infatti che quello sarebbe il vero traguardo di Trump, capo assoluto, indiscusso e indiscutibile con potere totale. Ma qui il cafone si accompagna all’ignorante che non sa che il re del Regno Unito ha poteri infinitamente inferiori rispetto a un presidente Usa proprio perché non eletto. Forse la lezione dovrebbe prenderla da Kim Jong Hun di cui ricalca lo stile mettendo il nome Trump ovunque, erigendo statue d’oro e arrivando a mettere l’immagine del proprio viso sui prossimi passaporti americani (edizione limitata).

Ironia, sempre figlia dell’ignoranza, l’immagine scelta è quella amata da Trump ma che è in realtà il famoso Mug Shot, ovvero la foto segnaletica fatta dalla polizia quando lo arrestarono. Per fortuna questa è una novità di pochi giorni fa, altrimenti avrebbe avuto vita facile re Carlo a inserire una battuta nel suo discorso spiegando come è triste che per essere votati nell’epoca dei social bisogna essere ricercati.

 

Adamo De Palma

Foto ©  lapresse.it, agenzianova.com, natiperlastoria.home, wikipedia.org.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui