L’ossessione di Trump di marchiare la storia col proprio nome

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Trump nome storia

Il presidente Usa aggiunge il suo nome, o meglio il suo “brand”, al John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts

Athazagorafobia, una parola, che in linea con l’endogena difficoltà ad essere ricordata, definisce ironicamente, proprio la paura di essere dimenticati. Espressione vivente di questo disturbo ansioso è oggi Donald J. Trump, presidente degli Stati Uniti d’America. Non è usato a caso l’aggettivo “vivente”, laddove aiuta a svelare la vena tragicomica di una persona che da viva aggiunge direttamente il proprio nome a un Memorial. Questo è per definizione un monumento o un luogo commemorativo, un’associazione o un concetto, per lo più in genere creato da altri, per ricordare personaggi che non sono più con noi o eventi importanti avvenuti in passato e che mantengono una rilevanza per la nostra cultura o memoria collettiva.

Il desiderio di essere ricordati

Il culto della personalità non è un aspetto sottile in Donald Trump, ma in molte occasioni si è vista una vera e propria ostentazione e non bisogna aspettare l’elezione a “presidente” per scoprirne il desiderio ansioso di celebrità. Osservando la sua storia personale si vede che da sempre ha usato il proprio nome come un brand, dalle Trump Tower ai Casinò, dagli hotel alla linea aerea Trump Shuttle (ex Eastern Airlines).

Ma nominare delle imprese non garantisce di certo la memoria eterna. È molto probabile che l’essere divenuto presidente degli Stati Uniti sia stato per Trump un traguardo molto goloso per raggiungere l’egotistica soddisfazione di incidere il proprio nome in qualcosa che non può essere cancellato, come nell’elenco dei capi di Stato Usa e, con malcelata speranza, nella storia.

Un atteggiamento che si esaspera ancor di più nel suo secondo mandato perché ovviamente più vicino a quello che Sinatra chiamava, cantando, “the final curtain” il sipario finale. Ovviamente essere riportati nei libri di storia non dà garanzia di buon ricordo”. Il tragitto dell’umanità vede e ricorda con dolore, e a volte con astio e rabbia, molti personaggi che hanno inciso il proprio nome nella roccia con lettere velenose. Gli sforzi quindi si moltiplicano e per nobilitare e cementare il proprio ricordo Trump usa due tecniche ben precise, la narrazione e l’accostamento.

La narrazione condivisa

La narrazione cerca di instillare nella mente del grande pubblico la storia più positiva possibile di sé stessi, grande uomo, grande pacifista, grande innovatore e via a seguire con tutti i sostantivi e gli aggettivi più blasonati a sigillare virtù e bontà. Il problema è che qualunque narrazione funziona solo se condivisa, altrimenti rimane solo propaganda, esattamente così come oggi suona la melodia che corre sulle note delle menzogne continue e a volte davvero fanciullesche che il presidente sciorina in una composizione che a molti suona più vicina a un requiem che a una fanfara.

Ma laddove la narrazione non è condivisa il lavoro si moltiplica ulteriormente e al carico di sforzi attuati per vendere una storia che già vacilla di suo, occorre allora aggiungere il difficile compito di silenziare la maggior parte, se non tutte, le voci che narrano qualcosa di differente.

Leonardo Da Vinci definiva la pittura e la scultura rispettivamente come l’arte del porre e l’arte del levare. Così quando l’opera del consenso non ottiene più i frutti sperati, si smette di dipingere la narrazione e si passa a scolpire, dove sapienti colpi di scalpello eliminano tutti i difetti dalla stessa narrazione che si vorrebbe vedere condivisa. Non è difficile identificare i pezzetti di marmo che cadono a terra in senatori, capi di agenzie, giornalisti, fino agli host (conduttori) di programmi televisivi. Tutti caduti come schegge eliminate dallo scalpello di un artista a cui interessa lasciare ai posteri la propria firma e non la sua opera.

L’accostamento ai nomi importanti della storia

E dopo la narrazione c’è l’accostamento. Se si riesce a farsi associare in qualche modo a personaggi di indiscusso valore morale ed etico ecco che un po’ di quelle splendide qualità colano dal loro ritratto un po’ anche sul proprio, e se si riuscisse a usare una spatola in modo sapiente si potrebbe anche arrivare, magari, a non far più percepire la cornice che separa le due effigi. E così nasce il nuovo nome di uno dei più famosi e rispettati Memorial d’America, The Donald J. Trump and John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts.

Tralasciando l’indignazione di una parte del popolo americano, l’illegalità del cambio di nome che deve essere deciso dal congresso e le cause legali che la famiglia Kennedy sta già preparando, possiamo dunque ammirare il perfetto tentativo di accostamento con appropriazione indebita di qualità altrui.

C’è poi anche un secondo nome che vale la pena di citare, Alfred Nobel. In questo caso il tentativo è un doppio salto mortale perché oltre all’accostamento al nome del creatore del premio Nobel c’è il tentativo di ottenere il riconoscimento di un’intera comunità da cui drenare a piene mani il succo della nobiltà di intenzioni e comportamenti.

Il premio inseguito da Donald Trump è risaputo essere il Nobel per la pace, ma ecco che allo stesso tempo in cui si moltiplicano i tentativi di essere visto come l’uomo della pace, il presidente perde la battaglia proprio contro la sua Athazagorafobia e annuncia, con un autogol di pieno collo, la creazione di una nuova classe di navi da guerra mai vista prima, per potenza ed efficienza, che si chiamerà Trump Class.

I presidenti e la flotta da guerra americana

Alcuni presidenti hanno avuto l’onore di vedere imponenti navi da guerra statunitensi battezzate con il proprio nome (va specificato che è sempre stato un onore postumo) ma Trump nome storiaqui si sta parlando di un’intera classe di navi che potrebbe contare decine di esemplari. Alle critiche mosse verso questa “pacifica iniziativa” Trump non risponde, mentre sarebbe bastata un po’ di ignoranza in meno per citare il detto latino “Si vis pacem, para bellum” (se vuoi la pace, prepara la guerra). Occasione mancata per trasformare un autogoal in un assist vincente. Del resto, l’utilizzo della saggezza degli avi non è previsto nella narrazione di Trump che si racconta come l’uomo più intelligente mai esistito e che pone come problema da risolvere nella flotta americana l’estetica delle navi da guerra, che seguirà personalmente essendo persona di gran gusto, e sono parole sue.

Il futuro nelle mani di chi vuole scolpire il proprio nome nella storia

Chissà allora a quali e quante altre sciocchezze assisteremo durante questo mandato presidenziale, chissà di quali bizzarre azioni incendiate dal fuoco dell’Athazagorafobia saremo ancora spettatori. La speranza rimane che le lettere con cui Donald J. Trump sta cercando di scolpire il suo nome nella storia non siano velenose come altre del passato. Che si limiti pure ad azioni come levare i dazi al Vietnam in cambio della costruzione di due Trump Tower a Hanoi come già fatto qualche mese fa. Il culto della personalità sappiamo poter diventare molto pericoloso e vari personaggi del passato hanno visto i loro nomi cancellati e le loro statue abbattute a causa degli enormi danni recati a intere popolazioni.

Forse, alla fine, c’è follemente da auspicarsi che resti una statua di Trump in Time Square, o una torre in Asia, a testimonianza di un danno leggero, piuttosto che vedere il suo nome obliterato dalla storia a prova di tragedie che nessuno vuole ricordare. Quel che è certo è che arrivare poi a spiegare il perché potrebbe essere bene auspicarsi la vista di una statua di un personaggio come Donald Trump non è propriamente una narrazione di cui andare fieri, mala tempora currunt (corrono tempi cattivi).

 

Adamo De Palma

Foto ©  Newyorker.com, metropolitanmagazine.com, euronews.com, newyorkfacile.it

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