La crisi di Ceuta e l’ombra di Rabat

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La crisi di Ceuta e l'ombra di Rabat

Secondo molte analisi la crisi nell’exclave spagnola può essere spiegata solo con un allentamento deliberato dei controlli da parte del Marocco

«Uniti» nell’esprimere «forte solidarietà» e apprezzamento per «l’efficacia degli interventi delle autorità spagnole». Al termine della riunione straordinaria convocata dalla presidenza di turno irlandese, tra i ministri degli interni Ue sembra essere prevalsa una linea conciliante su Ceuta. Dalla nota comune è emersa la necessità di adottare soluzioni alternative per la gestione delle frontiere esterne dell’Unione. «Maggiore consapevolezza condivisa e sviluppo di sistemi di allerta e intelligence» sono le parole d’ordine, che però colmano a fatica una distanza fra modelli migratori agli antipodi. 

La strategia italiana

Unione EuropeaAl netto dei pro forma, è sulla strategia di reale applicazione che si contano le divergenze tra Paesi come l’Italia e altri come Spagna e Francia, fermamente contrari agli hub per i rimpatri in accordo con Paesi terzi. In effetti, nella nota comune, non vi è alcun riferimento alla soluzione brevettata da Meloni in Albania. Nel suo intervento, Matteo Piantedosi ha provato a non far divampare l’incendio sorto con Madrid, dimostrando la piena solidarietà di Roma, ma ha altresì chiarito che la decisione di «revocare Schengen» rimane; non «contro la Spagna», ma come una misura «di natura cautelare e organizzativa».

Va comunque chiarito che la formula usata dal Governo italiano è giuridicamente errata. Nessuno può “revocare” unilateralmente Schengen, bloccando la libera circolazione delle persone all’interno dei territori dell’Unione. Quella attivata da Roma è in realtà una misura prevista dal trattato stesso «in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna». Entrata in vigore lo scorso primo agosto, la clausola non prevede alcuna sospensione del trattato, ma «il ripristino» di maggiori controlli lungo le frontiere interne con la Spagna. 

La mossa sposta poco dal punto di vista del controllo dei flussi da Ceuta. Per Meloni, l’unica vera crisi migratoria da arginare è quella di elettori e deputati di centrodestra fuggiti da Fdl e Lega verso un’altra dimora: vale a dire Futuro Nazionale. L’ascesa del partito di Vannacci ha spinto la premier italiana a mostrarsi più ferma sui vari dossier, tra cui il contrasto all’immigrazione irregolare, in un momento in cui dirsi più a destra dell’altro conta tanto. La crisi diplomatica con Madrid, forse pretestuosa e alimentata solo verbalmente, è il prezzo da pagare per una scommessa elettorale che si spera riuscita.

L’intervento del Governo spagnolo

Quotidiano NazionaleIl ripristino temporaneo delle misure di sorveglianza frontalieri all’interno dell’area Schengen è stato attivato decine di volte negli ultimi anni, di solito per rispondere a crisi migratorie. In questo caso, anche la Francia, che condivide un confine terrestre con la Spagna, ha rafforzato i controlli in quel tratto. Con una differenza sostanziale nei toni e nei termini utilizzati. Esistono poi delle regole speciali regolate dal trattato per casi specifici come le exclavi. Da Ceuta, che è in Nord Africa ed è territorio politico spagnolo, è previsto il controllo dei documenti di tutte le persone che vogliono raggiungere l’Europa continentale

Probabilmente non è stato un deterrente adeguato. L’arrivo improvviso di così tanti migranti ha mandato in tilt un sistema di accoglienza che non ha né le strutture né i mezzi per gestire a sufficienza simili numeri. Dopo aver varcato con forza le barriere, decine di migliaia di persone si sono riversate per le strade dell’exclave, passando tutta la notte all’aperto e generando inquietudine fra gli abitanti.

Moltissimi negozi e case sono rimasti con le porte serrate, per il timore di disordini ed episodi di violenza – verificatisi in larga parte a seguito di contrasti con le forze dell’ordine. Nel giro di poche ore, il Governo spagnolo ha schierato migliaia di soldati per fermare e rimpatriare quante più migranti possibili. Delle 70 mila persone che hanno fatto breccia a Ceuta, oltre 60.300 sono tornate volontariamente in Marocco. Intervistati, molti hanno sostenuto di non aver ricevuto l’accoglienza sperata. Altrettanti hanno capito che sarebbe stato difficile raggiungere il Continente europeo.

La probabile interferenza di Rabat

Morocco dream safariPer Madrid, la causa scatenante risiederebbe in una sentenza della Corte suprema spagnola che a inizio luglio ha reso illegali le devoluciones en caliente: respingimenti a caldo immediati, spesso violenti. L’idea è che, quando in Marocco si è sparsa la notizia, migliaia di persone abbiano cominciato a prepararsi per la traversata, incitandosi a vicenda. 

A dire il vero, ogni ipotesi, a eccezione della versione ufficiale della Corona spagnola, sembra implicare il coinvolgimento di Rabat – attivo o passivo che sia. Madrid sembra mantenersi cauta, non puntando il dito verso nessuno, ma tutti gli indizi vanno in in quella direzione.

Secondo Andrea Rizzi, corrispondente per gli Affari globali del Paìs, «chiunque abbia un minimo buon senso capisce che l’arrivo di migliaia di persone in un lasso di tempo così ridotto non sarebbe potuto avvenire mai senza l’approvazione o la cooperazione del Marocco, uno Stato con solide capacità di polizia e di intelligence». 

È abbastanza noto che negli ultimi tempi vi sia stato un riavvicinamento politico tra la Spagna e l’Algeria, principale rivale regionale del Marocco. La recente visita ufficiale di Pedro Sanchez ad Algeri ha suggellato la normalizzazione dei rapporti tra le due parti, rotti dal 2022 e in via di ricostruzione da tempo – sia in materia di cittadinanza che sul piano energetico. Tali progressi hanno ricucito una ferita aperta dal 2022, anno in cui il premier spagnolo riconosceva il piano di autonomia marocchino come «la base più seria, realistica e credibile» per risolvere la disputa sul Sahara Occidentale

Il precedente del 2021 e i rapporti con Washington

La crisi di Ceuta e l'ombra di RabatNel 2021 le autorità marocchine allentarono deliberatamente i controlli riproponendo uno scenario simile a quello odierno. La scelta del Governo spagnolo tradiva così una storica e tradizionale neutralità spagnola sul dossier. Rabat rivendica da decenni questo territorio come proprio e ne occupa buona parte, mentre Algeri sostiene il Fronte Polisario, movimento locale che lotta per fare del Sahara occidentale uno Stato autonomo

Cinque anni fa il detonatore fu l’aver accolto in Spagna per cure mediche Brahim Ghali, leader storico del Fronte. Ciò che rende diverso il 2026 è che questa volta non vi è stato un vero e proprio guanto di sfida. La crisi arriva in un momento in cui due Governi si sono riallineamenti su più punti. 

Rimane poi un’ultima lettura, non necessariamente inconciliabile con le precedenti. Il giorno dopo l’accaduto, Donald Trump ribadiva il proprio sostegno alle pretese marocchine sul Sahara occidentale. Washington vede in Rabat un alleato fondamentale nella Regione con cui intrattiene rapporti in costante miglioramento.

Due settimane fa, le due parti hanno firmato un memorandum d’intesa per la creazione di una struttura militare congiunta in terra marocchina. Il centro si inserisce nell’attuazione di una roadmap in materia di difesa firmata in aprile che amplia la cooperazione tra i due Paesi in settori come la difesa aerea, le esercitazioni congiunte e l’intelligence. Difficile dire che Rabat non abbia avvisato Washington su quanto stava per accadere.

 

Fabio Sinisi

Foto© RSI, Unione Europea, Quotidiano Nazionale, Morocco dream safari, Androkonos

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