Morandi a Shanghai: la più grande mostra all’estero

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Morandi a Shanghai

Il Museum of Art Pudong ospita oltre 140 opere del maestro bolognese. Un successo che unisce Italia e Cina tra silenzio, vuoto e bellezza

Fino al 28 ottobre 2026 Giorgio Morandi, il maestro delle nature morte è protagonista di un’importante operazione culturale italiana in Asia. Al Museum of Art Pudong di Shanghai è in corso la più grande retrospettiva mai realizzata all’estero su di lui.

L’artista che nacque a Bologna nel 1890 e morì nella stessa città nel 1964, rimase sempre fedele al suo studio di via Fondazza. E in quello studio realizzò bottiglie, scatole, vasi, fiori e paesaggi dell’Appennino. Bottiglie, divenute famose, diverse l’una dall’altra, piccoli micro cosmi in cui anche una pennellata o una sfumatura creavano situazioni esistenziali per il solitario Morandi. Ma come si spiega il grande successo dell’artista bolognese in una metropoli tecnologica come Shanghai? Evidentemente il made in Italy, dalla musica, pensiamo al Barbiere di Siviglia portato dal Rossini Opera Festival e dal maestro Stefano Bartolucci, in varie città cinesi, la poesie, la letteratura e l’arte anche particolare come quella di Giorgio Morandi piacciono in questo immenso Paese dalla cultura millenaria ma aperto ed educato anche alle altre culture.

La mostra

Il Museum of Art Pudong di Shanghai ospita la grande monografica Giorgio Morandi. Solo, una retrospettiva che riunisce oltre 30 sezioni espositive con oltre 140 opere tra dipinti, incisioni, acquerelli e disegni. Negli ultimi anni la fortuna di Morandi in Asia è cresciuta costantemente per l’attenzione al vuoto, il valore del silenzio, la concentrazione dello sguardo, la capacità di trasformare minime variazioni in un’esperienza percettiva intensa. Elementi che rientrano nell’estetica artistica asiatica. Mentre in Italia Morandi è l’artista dell’intimità domestica, in Asia è l’artista capace di rendere visibile l’invisibile.

La mostra di Shanghai è curata da Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo di Bologna, e Francesco D’Arelli, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Shanghai, che hanno lasciato l’artista, con tutte le due opere in questi giganteschi contenitori museali e per mostre da Solo, appunto titolo della mostra, non solo per il formato monografico della mostra, ma anche per il richiamo dell’idea dell’assolo musicale: una sola voce che occupa interamente lo spazio della scena. Dunque nessun confronto con altri artisti, con gli eventi e situazioni geopolitiche. Quello che rimane è l’opera silenziosa di Morandi. Eppure in questa unicità e silenziosità l’opera di Morandi ha rappresentato uno degli snodi più fertili della modernità, capace di mettere in relazione tradizioni visive, geografie e sensibilità molto diverse.

Il percorso esistenziale attraverso una grande retrospettiva

Il percorso attraversa l’intera vicenda creativa di Giorgio Morandi, dalle celebri nature morte degli Anni Venti ai paesaggi sempre più rarefatti della maturità, fino alle incisioni e ai disegni. Ma il vero obiettivo è quello di aprire casa Morandi al pubblico cinese, e infatti per la prima volta arrivano a Shanghai documenti originali, provenienti da Casa Morandi e dal Museo Morandi di Bologna. Una presenza simbolica di una vita quotidiana artigianale di un artista singolare e fondamentale nella storia della pittura del Novecento. Un allestimento semplice che punta a tradurre nello spazio la natura della pittura morandiana. Ambienti raccolti, luce diffusa e un ritmo lento caratterizzano un percorso che è analogo alla vita quotidiana dell’artista. Dunque una mostra in controtendenza rispetto alla frenesia visiva quotidiana che caratterizza gran parte della produzione culturale contemporanea.

 

Paolo Montanari

Foto © Il Giornale dell’Arte, Italpress

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