L’ospitata a Pulp Podcast dell’ex comico genovese allude sottotraccia alla nascita di una potenziale piattaforma indipendente. Nel centro-sinistra si rischia l’effetto Vannacci
L’avvento del Movimento Cinque Stelle (M5S) fra i banchi del Parlamento nel febbraio 2013 ha sancito per molti il tramonto della Seconda Repubblica. Un periodo breve e di transizione che, dalla crisi dei partiti di massa al renzismo, ha proiettato la politica italiana verso una via inedita alla cosa pubblica.
Meloni erede del grillismo
Quella del populismo è, beninteso, una faccenda vecchia come il cucco, che, però, oggi tocca una nuova dimensione. Fenomeni come il leghismo e il melonismo sono stati capaci di intercettare malesseri e disagi fra le strade e i borghi più abbandonati d’Italia. Grandi slogan e pompose promesse hanno fatto il resto, ampliando la distanza fra realtà e provvedimenti effettivamente passati per la Gazzetta ufficiale e risultando infine carta vincente. Forse l’unica possibile ad oggi.
Da manuale si è imposta la retorica della Nazione e antinazione – strascichi rielaborati e, si sperava, dimenticati del Ventennio. Un fattore in comune fra i vari partiti “anti sistema” che ha visto nella spasmodica ricerca di un nemico comune, un’arma di distrazione di massa. Dalle grandi banche all’Europa, dall’immigrato al senzatetto, vi è una periodica minaccia all’integrità della Nazione e alla propria libertà di manovra.
Lo schema ha dato i suoi frutti. E mentre Conte diveniva premier per la prima volta nel 2018, lo stesso sarebbe accaduto con Meloni nel 2022. Due volti della stessa medaglia che, con sfumature assai diverse fra loro, hanno rilanciato l’Italia a suon di Superbonus, abolizione della povertà e lotta incontrastata all’immigrazione irregolare. L’Italia annunciata sembrava a tutti il Paese dei sogni.
Come nasce il M5S
Genesi e sviluppo del populismo sono da ricondurre a un momento e un personaggio nello specifico della storia repubblicana. Il 16 gennaio 2005, Beppe Grillo, fervente comico genovese, fondava un blog che di lì a breve avrebbe raggiunto un successo mondiale. Il Sole 24 ore, poi il Times e l’Observer l’avrebbero definita una delle piattaforme più influenti del momento. Premiava un modo di presentare la politica senza precedenti. Irriverente, mai dato alle stampe e capace di rompere incontrovertibilmente con la casta «vecchia e puzzona». Il sistema all’italiana, immobile nei suoi scostamenti di bilancio e riforme, doveva essere scosso e aperto come una «scatoletta di tonno».
Firme fra le più note come Marco Travaglio o Gianroberto Casaleggio animavano le prime pagine della rivista, ma anche enormi spazi di mobilitazione sociale come teatri o piazze. L’8 settembre 2007, il V–day designava lo spartiacque fra la fase di denuncia sul web e l’impegno politico fra la gente e le assemblee elettive. Vengono allora organizzate più di 200 manifestazioni, innescando moti di popolo oceanici e una raccolta di firme per tre leggi di iniziativa popolare: ineleggibilità per i condannati in Parlamento, limite di due legislature per i deputati, introduzione del voto di preferenza.
L’Italia dei delusi e dei dimenticati rispondeva con fermezza. La proposta – poi naufragata – raggiungeva più di 350.000 firme. Nell’ottobre 2009, la nascita del Movimento presso il teatro Smeraldo di Milano ne coglieva l’eredità. Alle soglie delle elezioni politiche del 2013, gli antisistema ne divenivano parte.
L’era Conte
Mille contraddizioni più tardi l’entrata a Montecitorio della prima quota di grillini, il M5S è oggi una delle piattaforme politiche più affermate in Italia. La direzione intrapresa sotto l’egida di Giuseppe Conte ne ha cambiato struttura e retaggio. Erede rinnegato del grillismo della prima ora, l’ex premier ne ha guidato la transizione da movimento a partito, iniziando un vero e proprio processo di istituzionalizzazione.
Sono stati accantonati modi istrionici di protesta e rivendicazione sociale, mentre storiche battaglie come quelle contro la corruzione, il poltronismo e il cambiamento climatico hanno subito un forte ridimensionamento all’interno del manifesto programmatico.
Dal 2024 in avanti, il capo dei Cinquestelle ha chiarito che il Movimento è una «forza progressista alternativa» nel tentativo di operare, sia pure con i dovuti distinguo e furberie, un graduale riallineamento rispetto all’area socialista più tradizionale composta da Pd (Partito democratico) e Avs (Alleanza Verdi e Sinistra).
Si fa il campo largo?
A un anno esatto dalle politiche 2027, al cosiddetto campo largo mancano però una precisa composizione, un leader e una visione di Paese. Le distanze sembrano via via ampliandosi, perché, se sulla gestione della politica interna sorgono punti di convergenza, è sulle grandi dinamiche internazionali che la sinistra stenta a non implodere.
Una quadra mancante sulla questione del riarmo, su quanto più o meno bisogni condannare Israele o sostenere Kiev è sintomo di un’incompatibilità strutturale che probabilmente si assottiglierà o si ignorerà per fini governativi. Salvo poi deflagrare, all’istante, in un’unica grande contraddizione. Il Mondo oggi non si divide tra destra e sinistra, ma tra chi intende difendere il diritto degli oppressi (palestinesi e ucraini) a respingere in ogni modo gli oppressori e i genocidari (Putin e Israele).
Non possono poi sfuggire una serie decisiva di variabili. Non è chiaro – né probabilmente lo sarà fino al giorno prima delle elezioni – che farà Renzi. Sornionamente indeciso fra massimalisti e riformisti, è probabile che dirotterà il 2% di Italia Viva a cose già fatte. Né è in alcun modo chiaro chi guiderà la Sinistra italiana. Lo strumento delle primarie è ritenuto divisivo da molti (Schlein e Fratoianni in primis) e rischia di annientare una coalizione già logora da tempo.
L’incognita delle primarie e il partito di Grillo
D’altra parte, un recente sondaggio di Piave conferma che, per Conte, la miglior soluzione per aggiudicarsi il titolo di federatore è proprio il confronto diretto: secondo i campioni in esame, ogni scenario vedrebbe l’ex premier in testa – che si tratti di un faccia a faccia con Schlein o un triello con l’aggiunta della Sindaca di Genova Silvia Salis.
Beppe Grillo a Pulp Podcast è allora un travolgente couple de theatre che rischia di alimentare un effetto Vannacci, ma al contrario. Il fondatore dei Cinquestelle ha negato esplicitamente di voler fondare un proprio partito, ma l’intenzione sembra quella di catalizzare voti fuori dall’orbita del campo largo. Non estraneo a sorprese, l’ex comico genovese potrebbe avere due assi nella manica. Il primo, più intuibile, è la nascita di una piattaforma indipendente. Il secondo è la possibilità di dar sostegno esterno al neonato movimento di Alessandro Di Battista “Schierarsi” – che oggi varrebbe il 3,5%.
Per un Grillo di troppo, Meloni può allora riequilibrare lo svantaggio subito dopo l’ascesa lampo di Futuro Nazionale – dato all’8% – e il tracollo di Lega e Forza Italia, vere zavorre dell’alleanza capitanata dalla premier. Quella che fino a poco tempo fa veniva data come una battente rimonta del centrosinistra è oggi una sfida alla pari.
L’area riformista
Molto dipenderà da che cosa l’area riformista deciderà di essere. Che i vari componenti abbiano escluso a priori il campo largo, non rende certo un accorpamento sotto la leadership di Azione – al 3-4%. Una svolta nenniana che unisca libera-democratici, radicali e fuoriusciti riformisti dal Pd è tutta da vedere.
Per il momento, sembrano prevalere personalismi e asti reciproci tra chi, come Calenda intende correre da solo, a tratti strizzando l’occhio a Meloni e chi, come Marattin, Picierno e o Boldrin, rimane orfano di casa o di una ben precisa direzione.
L’impressione, allora, è che per il momento la premier non intenda imbarcare Vannacci, conscia del rischio che comporta. Perdere le elezioni in un primo momento per vincerle in un secondo pare essere la strategia. Se il tempo sarà dalla sua, una crisi di Governo interna al campo largo sarà inevitabile. Con l’appoggio dell’area riformista, un nuovo polo europeista conservatore a trazione Fdl (Fratelli di Italia) renderebbe il Meloni–bis inevitabile.
Fabio Sinisi
Foto© Il foglio, Fanpage, BeppeGrillo, Radio popolare, Il Riformista













