Andy Burnham riapre la Brexit: possibile ritorno nell’Ue

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Il premier britannico valuta nuovi accordi con Bruxelles, mentre al congresso laburista presenta riforme su acqua, energia, pensioni e assistenza sociale

La Brexit «ha fatto più danni che bene» al Regno Unito. Andy Burnham lo ha sostenuto al congresso del Partito laburista a Liverpool e, il giorno dopo, ha chiarito alla trasmissione Today di BBC Radio 4 che per il futuro dei rapporti con Bruxelles «tutte le opzioni» restano sul tavolo: dalla conferma della situazione attuale fino ad «andare fino in fondo», cioè rientrare nell’Unione europea. Il primo ministro britannico non ha annunciato una nuova domanda di adesione. Ha però rimesso in discussione una scelta che, nei dieci anni successivi al referendum, anche il suo predecessore laburista Keir Starmer aveva trattato come un tabù.

L’apertura europea è uno dei passaggi più discussi del primo congresso laburista con Burnham da premier. Nel suo discorso, però, il rapporto con Bruxelles si è inserito in un’agenda più ampia: maggiore controllo pubblico su acqua, energia e casa, una revisione del sistema pensionistico, un nuovo servizio nazionale di assistenza sociale e una possibile riforma elettorale. Il filo conduttore è la volontà di cambiare il rapporto tra Stato e mercato, prendendo le distanze dall’eredità politica ed economica del thatcherismo.

Brexit, quattro strade per il Regno Unito

Burnham ha descritto quattro possibili direzioni per la futura relazione con l’Ue. La prima consiste nel mantenere l’assetto attuale; le altre prevedono un’integrazione crescente, dal ritorno nell’unione doganale all’ingresso nel mercato unico, fino alla riadesione all’Unione europea. Sono ipotesi che i Laburisti potrebbero portare nella campagna per le prossime elezioni, previste entro il 2029. Il premier non ha detto quale intenda scegliere, ma ha segnalato che la situazione attuale non lo soddisfa.

«Non posso dirvi sinceramente che la situazione in cui ci troviamo oggi sia soddisfacente», ha dichiarato dal palco di Liverpool. Per Burnham occorre ripensare «sul lungo termine» il legame con l’Europa, anche per riportare il Paese su un percorso di maggiore crescita e prosperità. Nel confronto sulle possibili formule di collaborazione sono stati richiamati anche rapporti con Bruxelles sul modello di Norvegia, Svizzera o Canada. Nessuna di queste strade, tuttavia, è stata presentata come una decisione già presa.

Il prossimo passaggio sarà un incontro con i rappresentanti dell’Ue previsto a novembre. Burnham ha annunciato che discuterà come approfondire la relazione tra Londra e Bruxelles, per poi cercare una posizione capace di raccogliere consenso nel Regno Unito. «Ci sono diverse possibilità. Vedrò se riusciremo a trovare un punto di convergenza su una di queste, così da fare chiarezza sulla nostra posizione e sul futuro del Continente in cui viviamo», ha spiegato. Anche un’eventuale scelta a favore della riadesione non garantirebbe, di per sé, il ritorno alle esenzioni e alle condizioni speciali di cui il Paese godeva prima della Brexit.

Una svolta politica, non una decisione

L’apertura segna una distanza dalla linea di Starmer. Il programma laburista del 2024 escludeva il ritorno nel mercato unico e il ripristino della libera circolazione delle persone nei Paesi europei; tra le linee rosse politiche figurava anche l’unione doganale. Prima del congresso, l’ex primo ministro Tony Blair, ancora influente nell’area centrista del partito, aveva consigliato a Burnham di promettere il ritorno del Regno Unito nell’Ue entro dieci anni. Burnham non ha assunto quell’impegno: ha scelto, invece, di non escludere l’ipotesi.

È una distinzione importante anche per gli equilibri interni del Paese. Il collegio di Burnham, Makerfield, votò a favore della Brexit. Un recente sondaggio YouGov indica che il 61% dei britannici considera oggi la Brexit un fallimento, compresa una maggioranza relativa di chi nel 2016 scelse l’uscita. Ma riconoscere gli effetti negativi non significa concordare sul rimedio. Quando la domanda riguarda la correttezza della scelta compiuta al referendum, molti elettori favorevoli all’uscita continuano a difenderla. Manca, soprattutto, un consenso su quale delle opzioni indicate dal premier adottare.

Burnham ha insistito proprio sulla necessità di ottenere il sostegno dell’opinione pubblica prima di decidere. Nel suo discorso aveva parlato della fine di un decennio di instabilità e divisioni; riaprire il confronto sull’Europa rischia però di riportare al centro quelle stesse fratture. La ministra dei Trasporti Heidi Alexander ha ricordato a Politico che nessuno vuole tornare alla «tossicità e alle divisioni» dei precedenti dibattiti sulla Brexit.

Acqua, energia e casa: più controllo pubblico

L’Europa non è stata l’unico tema del congresso. Burnham ha proposto una «netta discontinuità rispetto agli ultimi quarant’anni» e un «nuovo corso economico e politico». Il riferimento è alla stagione di Margaret Thatcher, segnata dalle privatizzazioni e dalla riduzione del ruolo pubblico in settori essenziali. Secondo il premier, «la ricchezza che avevamo costruito per tutti è stata trasformata in un’opportunità per pochi». Alla destra, che parla di «riprendere il controllo», ha risposto: «Non dimentichino che sono stati loro a cederlo per primi».

Sull’acqua, Burnham vuole eliminare il divieto, introdotto negli anni Ottanta, di creare società idriche pubbliche. Intende inoltre rafforzare i poteri dei sindaci delle grandi aree urbane sui gestori, limitare i compensi e i bonus dei vertici e prevedere sanzioni più severe per le aziende che non rispettano gli standard richiesti. «Ci affidiamo a queste società, le paghiamo e torneremo ad avere voce in capitolo», ha affermato, rivendicando un maggiore controllo pubblico sul servizio.

Per l’energia, il premier ha confermato il progetto GB Grid. La nuova realtà dovrebbe impiegare risorse finora destinate a Great British Energy per competere con operatori privati come National Grid. L’obiettivo è accrescere la presenza pubblica nel sistema elettrico. Il Governo vuole anche accelerare il superamento del meccanismo che lega i prezzi dell’elettricità a quelli internazionali del gas, uno dei fattori che incidono sulle bollette.

Sulla casa, Burnham punta a riformare il leasehold: il sistema in cui chi acquista un’abitazione può possedere l’immobile ma non il terreno su cui sorge, sostenendo per questo determinati oneri. La modifica dovrebbe contenere i costi per i proprietari. Nella visione del premier, la casa non può essere trattata soltanto come un bene di mercato con «vincitori e perdenti»: è «un bene essenziale di cui tutti hanno bisogno per vivere bene».

Pensioni e assistenza, la scelta più difficile

La proposta più delicata riguarda il finanziamento di un nuovo Servizio nazionale per l’assistenza sociale, gratuito per chi ne usufruisce. Burnham vorrebbe ricavare risorse modificando il triple lock, il meccanismo che oggi fa aumentare le pensioni ogni anno in base al valore più alto tra inflazione, crescita dei salari e 2,5%. La sua proposta elimina il riferimento alle retribuzioni e mantiene l’aumento più alto tra inflazione e 2,5%.

Per il premier, la revisione contribuirebbe a sostenere il nuovo sistema senza fare ricorso a ulteriore debito. Ma intervenire su una garanzia che ha sostenuto il valore delle pensioni è politicamente rischioso. John McDonnell, ex cancelliere ombra laburista, ha detto a Bloomberg di dubitare che il cambiamento produca risparmi significativi, definendolo «un regalo a Reform». Nigel Farage ha trasformato la misura in un attacco diretto: «Andy Burnham taglierà le vostre pensioni».

Burnham rivendica la necessità di conciliare riforme e vincoli di bilancio. «Vorrei andare più velocemente, ma devo essere onesto su ciò che il Paese può permettersi. Rispetterò le nostre regole di bilancio per ridurre il debito e l’indebitamento», ha dichiarato. Resta così aperta la questione dei tempi: il premier ha delineato un progetto di lungo periodo, mentre il Governo deve affrontare già nei prossimi mesi decisioni difficili sulla spesa e sul welfare, con il debito pubblico tornato ai livelli dei primi anni Sessanta.

Anche il sistema elettorale sul tavolo

A Liverpool, Burnham ha annunciato una commissione nazionale trasversale incaricata di esaminare il passaggio dal sistema maggioritario uninominale a una forma di rappresentanza proporzionale. «Non possiamo presentarci al Mondo con credibilità se continuiamo a vivere questa instabilità politica», ha sostenuto, ricordando di essere «il settimo primo ministro in dieci anni».

Il premier non nasconde i rischi della propria agenda, dalla Brexit alle pensioni. «Non fingerò che alcune di queste scelte non saranno difficili. So che potrei pagarne un prezzo politico. Ma qualcuno deve affrontare il momento difficile e avere il coraggio di rompere gli indugi», ha dichiarato al congresso. Per ora, sulle relazioni con Bruxelles come sulle altre riforme, Burnham ha indicato una direzione e aperto un confronto: le scelte definitive restano da compiere.

 

Elodie Dubois

Foto © WRAL, Obiettivo Europa, Euronews, ENEA magazine

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