Il presidente della Repubblica agli 80 anni di Cida

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Cida

Cuzzilla: la competenza è una responsabilità verso il futuro del Paese

Consegnata al capo dello Stato la Carta della dirigenza e delle alte professionalità: cinque impegni su libertà, persona, merito, fiducia e futuro. Al centro dell’anniversario la tutela del ceto medio, le opportunità per i giovani e la crescita del Paese.

«Nel 1946 la competenza fu una delle forze della ricostruzione italiana. Oggi deve aiutarci a governare l’incertezza, ricostruire fiducia e restituire ai giovani la possibilità di credere nel lavoro e nel merito. È questo il compito della dirigenza e la sua responsabilità verso il Paese: non prevedere il futuro, ma contribuire a determinarlo».

Con queste parole il presidente di Cida, Stefano Cuzzilla, ha aperto oggi all’Auditorium della Conciliazione di Roma, alla presenza del presidente della Repubblica, la celebrazione degli ottant’anni della Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità. È una storia intrecciata fin dall’origine a quella della Repubblica, che Cida sceglie oggi di proiettare nel futuro con un nuovo impegno.

Il momento di maggiore valore simbolico della cerimonia è stata la consegna al Capo dello Stato della Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità. È un impegno assunto dall’intero sistema Cida. Le sue dieci Federazioni rappresentano mondi professionali diversi: industria e terziario, pubblica amministrazione, scuola e sanità, agricoltura, credito e assicurazioni, università e ricerca. Le unisce una responsabilità comune, quella di dare una direzione al cambiamento. La Carta si fonda su cinque principi: la libertà si governa; la persona è il fine; il merito è equità; la fiducia si costruisce; il futuro si guida.

«Non è un documento per ricordare ciò che siamo stati, ma una parola data al Paese su ciò che vogliamo essere», ha affermato Cuzzilla. «Cinque principi, ma soprattutto cinque scelte, tenute insieme da una stessa idea: dirigere significa non sottrarsi e rispondere del futuro che contribuiamo a costruire».

 

Ceto medio, giovani, crescita

Cida traduce questo impegno sulle questioni più urgenti per il Paese: la tenuta del ceto medio, le opportunità per i giovani, la piena valorizzazione delle competenze femminili e la capacità del sistema produttivo di tornare a crescere. Il primo nodo è il ceto medio, non soltanto una fascia di reddito, ma il luogo nel quale si misura la possibilità di migliorare la propria condizione attraverso il lavoro e la competenza. Per questo Cida chiede un sistema fiscale più equo, che non continui a gravare in modo sproporzionato su chi lavora e produce reddito. «Il declino del ceto medio comincia quando una famiglia smette di credere che i propri figli potranno vivere meglio dei propri genitori. È allora che una questione di categoria diventa una questione nazionale».

La stessa domanda di futuro arriva dai giovani. I numeri raccontano una generazione che non ha rinunciato all’ambizione: otto su dieci vogliono crescere professionalmente, eppure il 90% ritiene che il merito non sia adeguatamente riconosciuto. «I giovani non ci chiedono di abbassare l’asticella. Ci chiedono di poterla raggiungere».

Ceto medio e giovani pongono la stessa questione: la fiducia. È quello che Cuzzilla definisce capitale fiduciario, terzo pilastro accanto al capitale economico e umano. «Un Paese può diventare più ricco e, nello stesso tempo, più fragile, se perde la fiducia che permette a cittadini, istituzioni e imprese di cooperare e investire». La crescita passa anche dalla capacità del sistema produttivo di innovare e aumentare la produttività. «La tecnologia è sicuramente l’innesco, ma la differenza la fanno le persone».

«È qui che si misura la responsabilità di una classe dirigente», ha concluso Cuzzilla, «creare le condizioni perché il cambiamento diventi un’opportunità e non una frattura».

Rapporto Cida-Censis

Per l’81,6% degli italiani i dirigenti hanno una responsabilità sociale verso la collettività. L’83,3% dei giovani vuole fare carriera e il 95,5% è pronto a investire in nuove competenze, ma l’89% ritiene che il merito non sia riconosciuto. Gli italiani continuano a riconoscere il valore di figure capaci di assumere responsabilità, dare senso al lavoro e guidare il cambiamento. I giovani, da parte loro, non hanno rinunciato alla carriera e sono pronti a investire sulle proprie competenze, ma chiedono un Paese nel quale studio, impegno e talento possano tradursi in crescita professionale e sociale. È la fotografia che emerge dal rapporto Cida-Censis “Preparando il futuro”, che accompagna la celebrazione degli ottant’anni della Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità ed è messo a disposizione del pubblico in occasione dell’evento alla presenza del presidente della Repubblica.

La ricerca, realizzata su un campione nazionale rappresentativo di italiani tra i 18 e i 55 anni, analizza le aspettative dei giovani nei confronti del lavoro e della carriera, il riconoscimento sociale della dirigenza, il rapporto tra leadership e intelligenza artificiale e la visione del futuro del Paese.

Giovani, l’ambizione resiste ma la fiducia si spezza

L’83,3% dei giovani tra i 18 e i 34 anni dichiara di voler fare carriera, contro il 73,9% del totale degli italiani. Non emerge quindi una generazione disinteressata al lavoro o indisponibile ad assumersi responsabilità. Il 95,5% è molto o abbastanza disposto a sviluppare nuove competenze e il 90,5% a investire nell’aggiornamento continuo. L’86,9% si dichiara pronto a coordinare un gruppo verso un obiettivo comune, l’87% a motivare le persone con cui lavora, il 90,8% a rendere conto dei propri risultati e l’86,1% ad assumersi più responsabilità.

Fondata nel 1946, Cida compie quest’anno 80 anni come unico punto di riferimento per la rappresentanza istituzionale di dirigenti, quadri e alte professionalità dei settori pubblici e privati. Le Federazioni aderenti sono: Federmanager (industria), Manageritalia (commercio e terziario), Fp-Cida (funzione pubblica), Cimo-Fesmed (medici Ssn), Sindirettivo Banca Centrale (dirigenza Banca d’Italia e Ivass), Fidia (assicurazioni), Fenda (agricoltura e ambiente), Federazione 3° Settore (Sanità religiosa), Saur (Università e ricerca), Sindirettivo Consob (dirigenza Consob).

 

Laura Testa

Foto © Francesco Ammendola

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