Il Belgio “vittima” e “colpevole” degli attentati di Bruxelles?

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Le analisi fatte all’indomani delle due esplosioni ripetono quelle fatte dopo l’attentato al Bataclan. Come uscire da questo circolo vizioso e cercare una soluzione?

23 Marzo 2016 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

In un certo qual modo, gli attacchi di ieri a Bruxelles sono stati archiviati presto. Anche se ancora non si ha il triste computo totale dei morti, anche se non si sanno ancora le nazionalità delle vittime. Il pensiero catartico è già rimbalzato su tutta la stampa europea: «La polizia e i servizi belgi non sono stati in grado di prevedere gli attacchi. Ma come è stato possibile? Era così chiaro che stavano macchinando qualcosa!».
In molti hanno parlato di “Stato fallito”, Bruxelles non sarebbe stata in grado di proteggersi, ben sapendo della presenza di terroristi dentro la città, nei quartieri già citati milioni di volte.
Adesso si attacca lo Stato belga per la sua tendenza al garantismo, per quelle perquisizioni vietate dalle 21 alle 5 del mattino che “difendono” i mostri dell’Isis.
Le critiche mosse sulla stampa europea sono:

1. La colpa, sostanzialmente, è del Belgio.
2. Noi saremmo molto più scrupolosi
3. Le autorità belga non hanno collaborato con le altre intelligence europee

Al netto delle opinioni da talk nei salotti di casa nostra e non solo, della strisciante xenofobia, dell’odio razziale verso i musulmani (tutti, in blocco, forse dalla storia non abbia imparato nulla). Al netto delle politiche di integrazioni fallite o non esistenti verso migranti e i profughi (ce li ricordiamo i centinaia che ancora aspettano nel fango in Grecia? Che esibiscono cartelli scusandosi di cose di cui non hanno colpa, non si sa mai).

Cosa resta insieme alle macerie dell’aeroporto di Bruxelles?
ImmagineTracciamo idealmente una linea tra buoni a sinistra e cattivi a destra. Chi mettiamo nella colonna di destra? Sicuramente, l’Isis. Anche i migranti, perché per colpa loro molti attentatori sono riusciti ad infiltrarsi in Europa. Tutti i musulmani, va da sé, perché è una religione violenta. La polizia belga, perché non solo non sono stati in grado di fermare gli attentati, ma neppure hanno sia ex ante che ex post, cooperato con le altre intelligence europee. L’Unione europea, va sicuramente fra i “cattivi”, con l’istituzione delle quote migranti e il mancato sostegno che fanno sì che si formino cellule dentro le nostre città.
Chi rimane da mettere nei buoni? Noi. E per “noi”, si intende il proprio Stato, in relazione alla nazionalità di chi legge.

L’integrazione

Una delle questioni fulcro. Le opinioni variano da «Non li abbiamo/hanno saputi integrare» a «Fuori chi non vuole essere integrato».
Ma che intendiamo per integrazione?
Assorbire usi e costumi europei? Non pare strettamente necessario. Prendiamo ad esempio le comunità cinesi: popolano quartieri interi, le “China Town”, parlano in cinese, mantengono la loro cultura. Nessuno ha mai sentito di attentati di matrice cinese. Semmai, fanno girare l’economia.
Forse l’integrazione passa attraverso le scuole? Le università? Questo succede già, in tanti le frequentano.
Abbandonare le proprie credenze religiose? Evangeliziamo forzatamente i migranti?

I politici fomentano questi pensieri che fondamentalmente non portano a nulla, se no ad un vicolo cieco. Perché, alla luce delle considerazioni anti-islam, queste impediranno gli attentati nelle nostre città? No, semmai li fomenteranno.
Non si parla di buonismo, non si predica di porgere l’altra guancia a Salah Abdeslam, ci mancherebbe.
Si tratta di non continuare con frasi vuote, discorsi ciechi, polemiche sterili. Perché oggi non siamo tutti belgi, ma siamo tutti poliziotti belgi. Brancoliamo nel buio.

 

Ilenia Maria Calafiore

Foto ©WashingtonSunTimes

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