«In Italia non importa quello che esprimono gli elettori, ma lo spread»

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Il giornalista e analista politico di origine statunitense Andrew Spannaus presenta il nuovo libro sui peccati originali Ue, domani a Roma, nella sede della John Cabot University

9 Settembre 2019 | di | Economia - Europa - Libri

“Original Sins: Globalization, Populism and the Six Contradictions Facing the European Union”: questo è il titolo del nuovo libro di Andrew Spannaus – giornalista e analista politico di origine statunitense, stabilitosi a Milano – che sarà presentato domani a Roma, martedì 10 settembre, alle ore 19, nella sede della John Cabot University (JCU), in via della Lungara 233 a Trastevere, a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici.

                    Andrew Spannaus

«L’Unione europea è nei guai. Gli elettori sostengono sempre di più i partiti populisti e antisistema. È molto comune sentire che questo processo sia dovuto principalmente a motivazioni razziste o reazionarie, e che l’avanzata del nazionalismo rappresenti un presagio per il ritorno della guerra. Questi argomenti non sono solo semplicistici, ma spesso utilizzati strumentalmente dalle élite per autoassolversi, evitando di andare alla base dei problemi riguardanti sia l’Ue sia gli Usa», così Andrew Spannaus, autore, fra l’altro, del libro che predisse la vittoria di Trump, e fondatore di Transatlantico.info.

I lavori saranno moderati dal professor Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici. Alla presentazione interverrà il presidente della John Cabot University, Franco Pavoncello.

 

Il suo libro sembra “una voce fuori dal coro”. In un momento in cui, con la nascita del nuovo governo, in Italia si ritorna a una visione europeista e in cui l’Unione europea sembra la panacea di ogni male, lei “grida” che alla base ci sono deipeccati originali”. Cosa dovrebbero aspettarsi i lettori da questo libro?

                    La Sala lettura della JCU

«Il libro cerca di spiegare il processo più ampio in cui si inserisce la creazione dell’Unione europea, cioè il movimento verso la globalizzazione negli anni ’90 e quindi la trasformazione dell’Europa dalla Comunità europea, cioè Stati nazionali che collaborano in un‘alleanza, a un’Unione europea in cui si toglie la sovranità nazionale. In questo analizza gli errori, nel senso che i problemi di impostazione che hanno provocato la reazione populista, che non andrà via solo perché adesso si fa un governo un po’ più aperto alle richieste della Commissione europea».

In una delle interviste che le hanno fatto si è espresso asserendo che l’elezione del presidente Trump avrebbe avuto ripercussioni sull’economia europea. Ciò è diventato realtà?

   Giuseppe Conte e Donald Trump al summit del G7 di giugno 2018

«L’elezione di Trump ha posto la questione di come cambiare l’economia, cioè i meccanismi della globalizzazione. Sicuramente i tentativi di Trump di rimodulare il commercio mondiale, cioè con i dazi, con la rinuncia agli accordi commerciali, hanno degli effetti sull’Europa, questo è fuori di dubbio. Tutti parlano di protezionismo e tutti hanno a che fare anche con la questione cinese. Questo senza dubbio proviene da Trump».

Rimanendo sullo stesso tema, recentemente il presidente Usa ha appoggiato molto il premier Conte. Questo cambierà qualcosa nei rapporti tra l’Italia e l’Unione europea?

«Molto è una parola forte, non darei un peso così grande al tweet che sarà stato suggerito, ma comunque che esprime apprezzamento a Conte per la continuità. L’Italia cerca di giocare su due sponde: vuole adesso, con questo governo, presentarsi come più europeista ma sa benissimo che deve anche mantenere un rapporto positivo con gli Stati Uniti. Non è un gioco facile, un primo segnale è stato dato, con l’intervento della Golden Power sulle telecomunicazioni, l’altro giorno, contro Huawei. L’Italia a mio avviso fa bene a cercare di mantenere e sviluppare un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti piuttosto che spingere l’idea dell’Europa contro gli Stati Uniti».

Gli ultimi fatti di cronaca hanno messo in evidenza le differenze tra l’Italia e gli Stati Uniti. Lei che è esperto sull’argomento ha posto la questione della giustizia penale e civile e di quanto questo influisca sull’economia. Come il sistema italiano si può ammodernare affinchè attragga più investimenti dall’estero?

«La certezza del diritto è un problema dell’Italia, ci vogliono tanti anni per risolvere le questioni commerciali, le dispute tra le aziende solo per avere indietro i soldi. È una questione troppo lunga e c’è poca certezza quindi ribadisco che questo è tra i fattori più importanti, più delle tasse. Secondo me è il fattore forse più importante e questa lentezza che porta di fatto a una mancanza di certezza del diritto».

Lei si occupa soprattutto di economia reale, argomento di cui non tutti sono a conoscenza nei dettagli. Dato che Eurocomunicazione è proprio rivolta a informare i lettori, ci vuole spiegare in modo semplice di cosa si tratta?

«Negli ultimi decenni le regole per l’economia sono state fatte sulla base della finanza. Un’economia guidata dalla finanza e, di fatto, dalla speculazione finanziaria. Quindi i governi hanno dovuto seguire regole di tipo monetario che privilegino l’aspetto finanziario e non l’economia reale. Questo è il problema di base. Un esempio basti per tutto, in Italia non importa quello che esprimono gli elettori, importa lo spread. Il governo deve reagire in base a quello che pensano gli investitori dei fondi privati, le loro preoccupazioni da un giorno all’altro e non quello che vuole la popolazione e i suoi rappresentanti eletti. Questo è un sistema che non favorisce gli investimenti, le attività a lungo termine nell’economia reale. Ma può essere cambiato questo sistema».

 

Ginevra Larosa

Foto © JCU, The Local

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