Trump boccia offerta su dazi auto, Ue cattiva come Cina

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Nello stesso giorno in cui la commissaria Malmström si è dichiarata disponibile a tagliarli a zero c’è l’affondo del presidente Usa. Che minaccia anche l’addio al Wto

30 agosto 2018 | di | Mondo - Politica

Donald Trump verso una nuova guerra commerciale con la Cina, ma soprattutto boccia l’offerta europea di dazi sulle auto, per il quale la proposta «non è abbastanza buona». In un’intervista a Bloomberg News New York, il presidente americano si spinge anche oltre: l’Ue sul fronte commerciale è quasi cattiva quanto la Cina, solo che è più piccola. Parole dure che indicano come la tensione resti alta nonostante l’intesa raggiunta lo scorso luglio fra lo stesso Trump e il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker per superare le problematiche commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, come l’abbassamento delle tariffe industriali e l’aumento delle importazioni dagli Usa di gas naturale liquefatto (Gnl) e dei prodotti agricoli.

Il 45esimo presidente Usa ha risposto indirettamente a Cecilia Malmström, la commissaria Ue al Commercio che oggi al Parlamento europeo si era detta disposta a tagliare a zero i dazi sulle auto Made in Usa «se gli Stati Uniti faranno altrettanto». La bocciatura di Trump all’Europa non era attesa visti i toni più distensivi usati ultimamente dalle due amministrazioni. Intervenendo davanti al Parlamento europeo, Malmstroem aveva riferito che i colloqui fra Washington e Bruxelles proseguono per «esplorare le possibilità di un accordo commerciale sui beni industriali, per cui l’Ue è pronta ad andare a zero dazi se anche gli Usa lo sono».

L’Unione europea allo stesso tempo prepara però delle contromisure in modo da essere pronta nel caso in cui Washington dovesse cambiare atteggiamento e imporre dazi all’Ue, nonostante l’intesa con Juncker preveda che non ve ne siano finchè sono in corso le trattative. «Interromperemo immediatamente le discussioni» se dovessero essere imposte tariffe sulle auto europee, ha assicurato la commissaria. Mentre torna così a salire la tensione con l’Europa, Trump non molla neanche con la Cina andando dritto sulla strada della revisione dell’ordine commerciale globale (Organizzazione mondiale del commercio, in inglese Wto, World Trade Organization).

«Usciremo dalla Wto se non ci tratta meglio», minaccia il presidente. Contro Pechino Trump sarebbe pronto ad annunciare già la settimana prossima dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti Made in China. L’indiscrezione scatena la reazione paurosa di Wall Street, con i listini americani che chiudono tutti in calo: il Dow Jones perde lo 0,52%, il Nasdaq cede lo 0,26% mentre lo S&P500 lascia sul terreno lo 0,44%. I rumors arrivano mentre gli Stati Uniti sono impegnati a trattare con il Canada, che potrebbe entrare nell’accordo già siglato fra Usa e Messico, dando vita a un Nafta 2.0 (l’organizzazione sovranazionale tra Canada, Usa e Messimo). Nonostante l’ottimismo su come stanno procedendo i negoziati, ancora nessuna intesa formale è stata raggiunta.

E i tempi stringono: Washington ha fissato informalmente per venerdì, domani, il termine ultimo per il raggiungimento di un’intesa, spiegando che se un accordo non sarà raggiunto gli Stati Uniti possono sempre procedere con un’intesa commerciale separata con il Canada. Proprio l’ottimismo innescato dall’accordo con il Messico e le trattative positive con il Canada sarebbero alla base del pressing di Trump per annunciare nuovi dazi contro la Cina, la cui attuazione slitterebbe però di alcune settimane lasciando così il tempo per un dialogo. I dazi quindi come leva di Trump per spingere la Cina a sedersi al tavolo seriamente, approfittando anche delle tensioni sui mercati emergenti innescate da Argentina e Turchia.

 

Sophia Ballarin

Foto © Newsweek

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