Bruxelles prepara una stretta sulle acquisizioni straniere

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Paletti dopo balzo degli investimenti cinesi e avvicinamento ai controlli negli Usa. Iniziative con la presentazione dello Stato dell’Unione, nel rispetto delle competenze nazionali

15 agosto 2017 | di | Economia - Europa - in evidenza - Politica

L’Unione europea si prepara a inasprire i controlli sulle acquisizioni di società europee da parte di compagnie di Paesi terzi. Lo ha riportato l’altroieri il Financial Times – principale giornale economico-finanziario del Regno Unito – citando alcune fonti, secondo le quali l’iniziativa punta ad affrontare i timori sollevati dagli ingenti investimenti cinesi nel Vecchio Continente. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si prepara a «presentare iniziative concrete» e annuncerà la stretta in settembre, colmando così quel gap percepito fra le norme europee e quelle americane, che prevedono controlli maggiori per le acquisizioni nei settori strategici.

L’appuntamento è dunque fra circa un mese, quando Juncker pronuncerà il suo discorso sullo Stato dell’Unione, in forte continuità con la sua agenda “per un’Europa che rafforza, protegge e difende“. Il dossier, legato alla discussione sul futuro dell’Unione europea aperta dal Libro bianco, e più in particolare sul documento di riflessione sulla globalizzazione, del maggio scorso, raccoglie le preoccupazioni espresse da più Stati membritra questi Francia, Germania e Italia – anche alla luce dei 35 miliardi di dollari spesi dalla Cina perfare shoppingin Europa, portando a casa aziende con tecnologie strategiche.

È il caso ad esempio dell’acquisizione di Supercell (produttrice finlandese di videogiochi) da parte di Tencent per 6,7 miliardi di euro; o quello di Kuka (costruttore tedesco di robot, considerato una pedina chiave nel processo di automazione dell’industria made in Germany) finito nelle mani del gruppo di elettrodomestici Midea. E poi ancora il passaggio del controllo del 49% delle azioni del britannico Global Switch ad un Consorzio cinese; o il colpo di Beijing Enterprises, che si è aggiudicata la società tedesca di energia e trattamento rifiuti EEW Energy per 1,4 miliardi.

Un annuncio che va però letto tenendo bene in mente quanto accaduto al vertice dei leader di giugno, quando era stata cassata la proposta, originariamente nella bozza di conclusioni, di una messa a punto da parte di Bruxelles di un meccanismo di sorveglianza sugli investimenti stranieri nei settori industriali strategici, cioè, una sorta di scudo anti-Cina. La versione finale del documento approvato al summit si era infatti limitata ad indicare una più genericaanalisi degli investimenti“: la linea promossa dalla Francia, spalleggiata da Germania e Italia, e dallo stesso presidente Juncker, non era infatti passata, battuta da un’opposizione più forte del previsto, con i Paesi del Nord Europa tradizionalmente liberisti come Paesi Bassi e Svezia, compattati con Grecia e Portogallo.

«L’apertura agli investimenti resta un principio chiave», ha sottolineato una portavoce della Commissione Ue, ma le preoccupazioni sollevate «richiedono un’analisi attenta e un’azione appropriata». Intanto in Italia, il tema è stato affrontato con la norma antiscorreriea tutela delle società quotate del Belpaese, che però diversamente dalle attese non è stata inserita nel ddl concorrenza. Ma sulla misura il ministro dello sviluppo Carlo Calenda ha annunciato che a settembre «tornerà alla carica».

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione dello scorso anno, il presidente Jean-Claude Juncker aveva già parlato della sua agenda politica «per un’Europa che conferisce potere, protegge e difende» e «potete aspettarvi che la Commissione europea continui ad andare avanti su questo energicamente, come abbiamo già fatto rafforzando i nostri strumenti di difesa per il commercio», ha continuato a spiegare la portavoce. «Per quanto riguarda lo screening degli investimenti, è una questione sollevata dal libro bianco della Commissione» – si evidenzia a Bruxelles – «e più in particolare nel documento di riflessione sulla globalizzazione, che il collegio dei commissari ha adottato il 10 maggio scorso, dove si dichiara che mentre per l’Ue l’apertura agli investimenti resta un principio chiave preoccupazioni sono state sollevate di recente riguardo investitori stranieri, in particolare imprese di governo, che hanno conquistato compagnie europee con tecnologie chiave, per ragioni strategiche. Queste preoccupazioni richiedono un’analisi attenta e un’azione appropriata (…) il consiglio europeo ha già reagito in modo positivo a giugno, quando ha chiesto alla Commissione di analizzare investimenti di Paesi terzi in settori strategici, nel rispetto delle competenze nazionali. Stiamo lavorando su questo e pianifichiamo di presentare iniziative concrete in autunno».

 

Fiasha Van Dijk

Foto © European Union

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