Al Colosseo i tesori distrutti dall’Isis, ricreati in 3D da un progetto italiano

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L’Ue avvia una strategia di diplomazia culturale. Un segnale di resilienza contro la furia iconoclasta di chi vorrebbe cancellare la dignità dei popoli

6 ottobre 2016 | di | Arte - Cultura

La distruzione delle opere d’arte, argomento recentemente tornato alla ribalta della cronaca a causa della furia iconoclasta dell’Isis, non rappresenta solo un danno al patrimonio mondiale, ma è un tentativo di estirpare la cultura dei popoli, colpendoli nei propri valori identitari. Per questo la mostra Rinascere dalle distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmira, ideata e curata dall’archeologo Paolo Matthiae e da Francesco Rutelli, quest’ultimo presidente dell’associazione Incontro di civiltà, rappresenta un momento importante nell’ambito di una campagna volta a contrastare i deliberati danneggiamenti di siti archeologici e monumenti storici. Un evento reso possibile dal sostegno organizzativo ed economico della Fondazione Terzo Pilastro-Italia e Mediterraneo, presieduta dal Professor Emmanuele Emanuele.

Un progetto tutto italiano, come giustamente sottolinea con orgoglio Francesco Rutelli, ospitato in un luogo simbolo come il Colosseo, un evento che si avvale del patrocinio dell’Unesco. Tre importanti monumenti distrutti dall’Isis tornano a vivere grazie alle moderne tecnologie, forti di sofisticati robot, stampanti 3d e scanner dalla precisione assoluta. Il visitatore viene accolto dalla mole imponente del Toro di Nimrud, genio androcefalo posto a guardia della sala del trono. L’esposizione prosegue poi attraverso la sala d’archivio di Ebla, scoperta nel 1964 proprio da una missione italiana, e la cella del Tempio di Bel a Palmira, del quale viene presentata una ricostruzione del soffitto, fatto esplodere dai miliziani del sedicente Stato Islamico. La distruzione delle opere d’arte è un vero e proprio crimine contro l’umanità secondo Paolo Matthiae: la ricostruzione è un dovere etico, una maniera per restituire umanità ai popoli sconvolti da insensati conflitti.

Operation Iraqi Freedom (OIF)La mostra ospita inoltre due altorilievi provenienti dal Museo Nazionale di Palmira e sfregiati dalla barbarie dell’Isis. Opere che saranno restaurate in Italia, grazie all’impegno del Ministro della Cultura Dario Franceschini, e che verranno restituite al proprio luogo di origine. Un gesto dal valore simbolico, foriero di una rinnovata speranza di pace.

Nessuna civiltà è immune dalle distruzioni. Pensiamo al continente europeo, martoriato dalle guerre, e in particolare dal secondo conflitto mondiale. Eppure il momento della ricostruzione, emblematica quella del centro di Dresda, restituito al proprio originario splendore, rappresenta un momento di riconciliazione, una maniera per archiviare in maniera definitiva gli orrori del passato.

Secondo Federica Mogherini occorre agire con decisione. Una nuova consapevolezza sta sorgendo, come dimostra il recente processo intentato contro chi si è reso colpevole della devastazione di Timbuktu. Il primo caso nel quale la Corte Penale Internazionale ha agito per crimini di guerra contro il patrimonio artistico.  L’Unione europea, dal canto suo, ha da poco messo in campo la sua prima strategia per la diplomazia culturale, secondo la quale la protezione del patrimonio artistico occupa un posto centrale.  A questo proposito si ricorre alle tecnologie più avanzate per la salvaguardia della memoria.

Suggestiva infine la video installazione firmata da Studio Azzurro e pensata quale completamento del percorso espositivo, nella quale si mescolano con sapiente alchimia gli sguardi degli abitanti della Siria e dell’Iraq con le atmosfere sognanti di quelle terre.

La mostra al Colosseo rappresenta un tassello importante, un segnale forte contro chi, per propaganda o semplicemente per motivi economici, si ostina a voler cancellare la storia, sostituendola con l’ignoranza e con la cieca brutalità.

Riccardo Cenci

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Foto in basso: U.S. Air Force photo by Staff Sgt. JoAnn S. Makinano/Released)

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