La pittura quattrocentesca alle origini del movimento fondato da Rossetti
Il polo museale civico san Domenico di Forli da anni ospita mostre a livello internazionale. Quella del 2024 è dedicata alla corrente dei Preraffaelliti fondati da Dante Gabriel Rossetti, che con la sua opera “La vedova romana” del 1874, proveniente dal museo de arte de Ponce, è riuscito a creare un manifesto artistico di questo movimento inglese. Ma la caratteristica principale della mostra forlivese è il continuo dialogo fra il gruppo di artisti detti Preraffaelliti del XIX secolo e i linguaggi artistici di varie epoche, a eccezione dell’influenza pittorica di Raffaello Sanzio. Una rivoluzione pittorica in piena età vittoriana.
Appena si entra in mostra si accede a una chiesa attigua al museo civico, contenitore di 40 opere antiche, dai lavori di Cimabue, Giotto, Simone Martini, Beato Angelico e il Botticelli, punto di riferimento costante per il movimento inglese. Ma anche il Giorgione, Tiziano, Veronese, Palma il Vecchio, riferimenti per la ritrattistica femminile.
Il movimento
Nel 1848 in Italia scoppiarono le guerre di Indipendenza. In Inghilterra, in età vittoriana,
post rivoluzione industriale sostenuta da Bacone, si realizzava una nuova rivoluzione quella artistica: Tre giovanotti di circa vent’anni si discostavano dalla linea formativa della Royal Academy, quindi dagli stili ufficiali, che avevano come punto di riferimento Raffaello Sanzio. Si trattava di Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e William Holman Hunt che recuperarono le suggestioni del Gotic Revival. In effetti è proprio l’Inghilterra la patria della letteratura gotica, sviluppatasi poi in Germania e anche in Italia.
Nacque con il fondatore Rossetti la confraternita dei Preraffaelliti che elesse come riferimenti assoluti i capolavori italiani del Medioevo e del primo Rinascimento. Ma il vero ispiratore per la loro formazione fu John Ruskin. Fu lui a lanciare l’arte del passato divulgandola attraverso testi, illustrazioni e acquarelli. Con il successo dei suoi libri, quali “Le pietre di Venezia” e “Mattinate fiorentine” e con i suoi viaggi ispirò i giovani pittori inglesi a studiare dal vivo i capolavori del passato. Ma il viaggio non era il solo modo di studiare la Early Italian Painter. In quegli anni in Inghilterra stava infatti arrivando una grande quantità di opere italiane.
Precursori
Le spoliazioni napoleoniche e gli squilibri socio economici di molte grandi famiglie, causarono lo spostamento degli equilibri politici e finanziari. Per questo motivo molte opere pittoriche e non solo entrarono nel mercato inglese, dando vita negli anni alla prima grande comunità museale di Londra, la National Gallery. Le opere a Forlì comprendono anche sculture, arazzi e oggettistica. Ma in mostra fra le opere di Dante Gabriel Rossetti, vi è l’influenza che ebbe dai primi studi su Dante Alighieri e il tema dell’incontro tra Dante e Beatrice e l’interesse per la Vita Nova. Il tema dell’amore puro e immaginario che colpì i Preraffaelliti, come nel quadro di William Holman Hunt, che raffigura Isabella e il vaso di basilico, che riprese la poesia di Keats che a sua volta era basata sulla novella del Boccaccio.
Ma il Preraffaellismo è stato un precursore del design con William Morris, che diede vita al movimento Arts and Craft, che influì sull’estetica inglese fino ai primi del Novecento.
Ma con Frederic Leighton vi è anche una ispirazione al modello michelangiolesco e con Watts alle ispirazioni del Venetismo. La mostra si chiude con degli artisti italiani che diventarono Preraffaelliti, pensiamo a Giuseppe Cellini, Guido Aristide Sartorio, Adolfo de Carolis che sfociando nel Simbolismo e nell’Art Nouveau, accompagnarono l’epilogo del Preraffaellismo.
Paolo Montanari
Foto © Theblogartpost, Teleromagna, TicketOne













