“Itinerari culturali europei” simbolo dell’interscambio fra i popoli

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A Lucca, per il Forum annuale, a 30 anni dal programma lanciato dal Consiglio d’Europa. Un’occasione per riflettere sulla nostra identità comunitaria, fra sapere e diversità

8 ottobre 2017 | di | Cultura - Europa - in evidenza

Il cammino di Santiago de Compostela, la via Francigena, la Transromanica, la via Romea, la via del Volto Santo. Sono solo alcuni dei 31 itinerari, di cui si è recentemente discusso a Lucca, nell’ambito del VII Forum europeo degli itinerari culturali che quest’anno coincideva anche con i 30 anni di attività. Era infatti il 1987 quando il Consiglio d’Europa ha riconosciuto l’importanza del primo di questi percorsi, quello di Santiago appunto, lanciando così il programma degli “itinerari culturali europei”. Molteplici le finalità di questo programma, prima fra tutte il rafforzamento, attraverso percorsi che attraversano il tempo e lo spazio, di alcuni dei valori fondanti del Consiglio d’Europa: non solo lo scambio e arricchimento fra i popoli, ma anche l’affermazione dei diritti dell’uomo, della diversità e della profonda identità culturale europea.

Il Forum di Lucca ha fornito l’occasione, a 30 anni dal programma, per riflettere e confrontarsi non soltanto su quanto fatto fin qui ma soprattutto sulle prospettive che si aprono per il futuro anche immediato degli “itinerari culturali europei”. Come è stato evidenziato da gran parte degli speaker, infatti, gli itinerari fondano il loro successo sulle incredibili potenzialità insite nel programma: si tratta infatti di percorsi che aprono al confronto fra popoli e culture diverse, contribuendo così a promuovere la diversità e il dialogo culturale. Un programma che, come sottolineato da Gabriella Battaini-Dragoni, vice segretario generale del CdE, mostra l’Europa nel suo lato migliore, con un coinvolgimento che parte dal basso, in cui sono i cittadini in primis a «forgiare il proprio senso di identità e di appartenenza».

Accanto all’evidente valenza culturale e sociale degli itinerari, c’è tuttavia anche un altro aspetto, niente affatto secondario, ovvero quello economico che vede nel programma un’importante opportunità di rilancio, poiché questi programmi contribuiscono allo sviluppo locale e alla creazione di posti di lavoro in ambito turistico, artistico e culturale. Fondamentale, in questo senso, anche la collaborazione fra attori pubblici e privati del territorio, che il programma naturalmente promuove, come sottolineato dalla vice presidente e assessore alla cultura della Toscana Monica Barni. «Un itinerario culturale – ha affermato Barni –  è un progetto di rete, di cooperazione tra culture diverse. È un progetto educativo, turistico, culturale e di sviluppo. Strumento essenziale per stimolare l’identità europea, un’identità che, in questo critico periodo storico, è messa continuamente in crisi e in discussione. Per questo è importante partire dall’educazione, promuovendo la conoscenza della storia d’Europa, del suo patrimonio fisico, intangibile e naturale valorizzando gli aspetti in cui le culture delle diverse regioni si legano e si intrecciano. Il concetto stesso di itinerario – ha poi aggiunto – è legato a quello di spostamento, viaggio, simbolo della nostra Europa, crocevia di popoli».

A puntare fortemente sulla valenza culturale del programma, l’europarlamentare Silvia Costa, che nel suo intervento ha sottolineato come «la parola cultura non si trovi nelle priorità di Juncker». Ecco dunque che programmi come quello del CdE diventano fondamentali per fare in modo che la dimensione culturale si affermi come pilastro dello sviluppo sostenibile.

 

Valentina Ferraro

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