La strada verso una vera armonia eurocentrica

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Ad Atene il presidente Alexis Tsipras convoca i principali rappresentanti dell’eurosocialismo per combattere le politiche di austerità economica rivolte all’Ue

12 settembre 2016 | di | Economia - Europa - Lavoro - Politica

Atene. Il volto piagato e contraddittorio dell’Europa di oggi, la culla della Civiltà da cui i fondamenti delle più grandi costituzioni moderne sono scaturite, il crogiolo delle arti, delle technai poliedriche e fondamentali, della cultura immortale. Dalla polis attica che diede i natali ai Padri del pensiero filosofico e politico occidentale e che ha concepito, trasmesso ed eternato l’armonia nella pittura, nella scultura, nella letteratura, nella musica e nelle scienze, si eleva oggi, unanime, il richiamo a quella stessa armonia che, non più solo estetica, deve innervare le intenzioni e le riflessioni di chi ha in mano il destino dell’Europa. È la voglia di riportare il continente alla Bellezza, antica eppur viva, del suo passato glorioso, che spinge il premier Alexis Tsipras a convocare i capi di partito dei principali Stati dell’Europa mediterranea proprio ad Atene, venerdì 9 settembre.

Sul tavolo il piano anti-austerità che il leader di Syriza propone per i Paesi dell’Ue e che sceglie di vagliare insieme ai principali rappresentanti dell’eurosocialismo, promotori della flessibilità, tra cui il premier francese François Hollande e quello italiano, Matteo Renzi. Quest’ultimo apre il proprio intervento rammaricandosi di come la stragrande maggioranza degli attuali commentatori non si concentri più sulla grandezza dei Paesi dell’area mediterranea, reputandola legata a un passato ormai irrecuperabile. Nell’insistito e talvolta miope tentativo di interpretare i valori dell’odierna Europa attraverso paradigmi di “regole, technicalities, finanza e austerity”, Renzi intravede il rischio di sacrificare la vera grandezza culturale del Vecchio Continente, imperniata su contenuti spirituali, pedagogici e intellettuali non certo obsoleti – come li si vorrebbe vedere – ma, anzi, incredibilmente attuali. Evocando, così, il “soft power”, il potere dolce, gentile, che l’Europa può svolgere in maniera determinante a partire proprio dalla riconsiderazione del suo primato culturale, il presidente del Consiglio italiano risponde già implicitamente alle dure critiche giunte dalla Germania a commento del vertice ateniese. Manfred Weber, leader tedesco dei deputati europopolari e referente della cancelliera Angela Merkel nell’Europarlamento, ha infatti attaccato esplicitamente Hollande e Renzi per aver partecipato al convegno indetto da Tsipras, accusato di aver messo in atto i “soliti giochetti” per eludere le necessarie misure di austerità.

APA6106212 - 06122011 - WIEN - …STERREICH: Der deutsche Finanzminister Wolfgang SchŠuble am Dienstag, 06. Dezember 2011, anl. einer Diskussion zum Thema "Ein neuer Kurs fŸr Europa?" in Wien. APA-FOTO: HANS KLAUS TECHT

A suo parere l’adesione dei due leader socialisti a un summit tutto “mediterraneo”, in preparazione a quello di Bratislava, tradirebbe un’assenza di senso delle responsabilità nei confronti della stessa Europa: sostenere la linea anti-austerità di Tsipras significa – sentenzia l’europarlamentare bavarese – contribuire a una scissione interna insanabile, in un momento che dovrebbe, al contrario, promuovere maggiore coesione e solidarietà tra i Paesi dell’Unione. A rincarare il biasimo di Weber è il responsabile delle Finanze tedesco Wolfang Schäuble, il cui rimprovero rivolto ai colleghi riuniti ad Atene non conosce attenuanti. «Quando i leader socialisti si incontrano, per lo più non viene fuori nulla di molto intelligente», ha tagliato corto, affrettandosi poi a smentire le critiche dei presidenti dei Paesi mediterranei circa i surplus commerciali imputati alla Germania, in primis, dal capogruppo S&D Gianni Pittella. «Weber e il Ppe – ha affermato il parlamentare socialista – dovrebbero finalmente liberarsi della loro fede nell’austerità, essere responsabili e sostenere le politiche europee a favore degli investimenti e della crescita economica. Questa è la sola via per continuare la nostra cooperazione nel Parlamento europeo», dove entrambi i gruppi sostengono la Commissione di Jean-Claude Juncker.
Ancora più incisiva, in merito alla questione, è la capodelegazione dei Democratici all’Europarlamento, Patrizia Toia, che, respingendo fermamente le “periodiche lezioncine del Ppe”, osserva come i dati relativi al surplus commerciale e di bilancio, raggiunti dalla Germania durante i primi sei mesi del 2016, sottendano potenziali rischi per l’Europa, non meno di quelli intrinsechi ai troppi deficit ad essa imputati dal centrodestra tedesco. La compagine italiana a Bruxelles, al di là delle singole rivendicazioni e puntualizzazioni, rivolge un corale appello al superamento dei divisionismi e delle divergenze ideologiche – in una fase cruciale per le scelte rivolte all’Europa – in nome di quell’unità che è il fine ultimo di ogni disegno politico, tanto incline, quanto scettico riguardo all’austerità.
È solo ricercando un dialogo scevro da pretese autoritarie ed egoistiche, che sarà possibile cooperare alla rivitalizzazione di un continente che, seppur attraversato da grandi diversità, deve potersi servire di queste come elementi di inestimabile ricchezza. Una rinascita, ora più che mai, deriverà non già dall’aver imposto la leadership di un Paese quale unico traino di altre realtà più deboli e passive, ma dall’aver saputo integrare, all’interno di un comune progetto economico, politico e culturale, gli elementi di unicità e preziosità di ogni territorio.

Gaia Terzulli

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