Mali: l’Ue sostiene la stabilizzazione nelle regioni centrali Mopti e Segou

  • Condividi questo articolo

Dal 2012 il Paese africano, colpito da una grave crisi politico-istituzionale, sta vivendo un lento, difficoltoso e mai completamente realizzato processo di normalizzazione

4 agosto 2017 | di | Europa - Mondo

Il Consiglio europeo ha adottato una decisione che autorizza un’azione di stabilizzazione nelle regioni del centro del Mali, nei governatorati del Mopti e Segou. In risposta alla richiesta delle autorità maliane, l’Unione europea ha deciso di dispiegare una squadra di esperti per sostenere le politiche e i piani nazionali maliani volti a lottare contro l’insicurezza crescente e a ripristinare e sviluppare l’amministrazione civile in tali regioni. L’obiettivo principale dell’azione è contribuire a consolidare e sostenere la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani e la parità di genere mediante il rafforzamento della governance generale nella regione a vantaggio delle popolazioni locali.

La squadra di stabilizzazione dell’Ue avrà il compito di fornire consulenza alle autorità maliane nel Mopti e Segou sulle questioni relative alla governance e di sostenere la pianificazione e l’attuazione, da parte delle autorità maliane, di attività volte al ritorno dell’amministrazione civile e dei servizi di base nella regione. In particolare, potrà appoggiare un dialogo rafforzato tra le autorità maliane e le popolazioni locali.

Maciej Popowski, segretario generale per l’External Action Service (EAS) e il generale Patrick De Rousiers, a capo dell’EUMC

La squadra di stabilizzazione sarà composta da dieci persone e disporrà di un bilancio di 3,25 milioni di euro per una fase operativa iniziale di un anno. Sarà basata presso la delegazione dell’Ue in Mali e opererà a Bamako, Mopti e Segou. L’azione completa le iniziative della delegazione dell’Unione europea in Mali e delle missioni in ambito PSDC ivi dispiegate, EUCAP (The European Conference on Antennas and Propagation) Sahel Mali e EUTM (European Union Training Mission) Mali, e si inserisce nell’approccio integrato dell’Ue in Mali. La squadra di stabilizzazione lavorerà anche in stretta collaborazione con gli altri attori internazionali presenti nella regione, in particolare la missione multidimensionale integrata di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA, Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali) approvata dopo la Risoluzione n. 2085 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Tale azione di stabilizzazione è decisa dal Consiglio europeo sulla base dell’articolo 28 del Trattato sull’Unione europea secondo cui «quando una situazione internazionale richiede un intervento operativo dell’Unione, il Consiglio adotta le decisioni necessarie. Esse definiscono gli obiettivi, la portata e i mezzi di cui l’Unione deve disporre, le condizioni di attuazione e, se necessario, la durata». Si tratta del primo caso in cui viene adottata in questo contesto una decisione del Consiglio europeo. La decisione è stata adottata dal Consiglio mediante procedura scritta.

Il 17 gennaio 2013 i ministri degli Affari Esteri dell’Unione europea, in attuazione alla già citata Risoluzione Onu n. 2085, hanno approvato la missione di assistenza militare denominata “European Union Training Mission – Mali” (EUTM – Mali) con compiti di addestramento, formazione e supporto logistico alle Forze Armate governative dello Stato del Mali. Così, mentre il 18 gennaio prendeva avvio la missione internazionale di sostegno per il Mali, a guida africana, denominata “African – led International Support Mission to Mali” (AFISMA), sotto egida delle Nazioni Unite, il 18 febbraio il Consiglio dell’Unione europea ha dato l’avvio alla missione di addestramento EUTM – Mali, inizialmente per un periodo di 15 mesi.

La missione EUTMMali consta di circa 500 militari europei, di questi circa 200 sono istruttori. Il Comando della missione è inizialmente assegnato ad un Generale di Brigata francese, responsabile anche della sicurezza della sede del Comando della missione, presso la capitale Bamako e dei campi d’addestramento a Koulikoro.

 

Claudia Lechner

Foto © Consiglio europeo

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *