Migranti, l’Italia prende schiaffi a destra e a manca

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Il Consiglio d’Europa la critica per la capacità di trattamento del proprio sistema di asilo, la Corte Ue perché “gli Stati non sono obbligati ad accogliere profughi”

8 marzo 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

Come fai, sbagli. Una frase spesso usata a discolpa da chi si sente accerchiato o sotto attacco. Senza scomodare fior fiore di sociologi o psicologi da un po’ di tempo a questa parte scopriamo che, sull’immigrazione, anche i Paesi possono vivere di questi complessi…

Oggi il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha risposto alle accuse dell’Unione europea – che domanda il perché di così pochi rimpatri effettuati da parte italiana e ieri anche di nessun obbligo ad accogliere profughi, certificato dalla Corte di Giustizia Ue, da parte degli Stati membri (quindi anche quelli che devono accogliere dall’Italia, sulla base degli accordi) – e, diametralmente opposte, del Consiglio d’Europa – che critica aspramente la cacità di accoglienza e il sistema di asilo del Belpaese, la sua prevenzione nella tratta degli esseri umani e la tutela dei minori – con un «non basterebbe nemmeno mago Merlino». E per una volta ci schieriamo decisamente con l’autorità italiana.

I fatti.

Ieri la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha sentenziato «Gli Stati membri non sono tenuti, per il diritto dell’Ue, a concedere un visto umanitario» ai profughi che «intendono recarsi nel loro territori per chiedere asilo, ma restano liberi di farlo sulla base del rispettivo diritto nazionale». La decisione dei giudici di Lussemburgo, inappellabile e destinata a fare giurisprudenza, chiude così qualsiasi via legale per i profughi senza dover ricorrere a trafficanti e barconi, non mettendo fine alla discrezionalità che i Paesi esercitano in materia.

Faceva propendere per tutt’altra sentenza il parere (non vincolante, così come poi non è stato) dell’avvocato generale della Corte Ue Paolo Mengozzi, del febbraio scorso – completamente rovesciato dai risultati di ieri – secondo il quale gli Stati membri devono rilasciare un visto per ragioni umanitarie quando sussistono fondati motivi per ritenere che un rifiuto esporrà i richiedenti protezione alla tortura o a trattamenti inumani.

Ma a differenza di Mengozzi – secondo il quale il caso era regolato dal Codice dei visti Ue, e per questo legato al rispetto dei diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione – i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il caso non rientra nella normativa europea che invece regola «solo procedure per il rilascio dei visti di transito o soggiorni della durata di 90 giorni» al massimo. Una sentenza, perciò, “deludente” per le tante organizzazioni che si battono per i diritti dei migranti.

La vicenda su cui si è espressa la Corte Ue riguarda una coppia siriana e i loro tre figli piccoli, che il 12 ottobre 2016 avevano presentato domanda di visti umanitari all’ambasciata del Belgio a Beirut, per lasciare Aleppo e presentare una domanda d’asilo a Bruxelles. Uno di questi aveva anche spiegato di essere stato sequestrato da un gruppo armato, percosso e torturato, e di essere stato liberato su pagamento di riscatto.

Ma il 18 ottobre 2016, l’Ufficio per gli stranieri belga aveva respinto le domande poiché la famiglia aveva manifestato l’intenzione di restare in Belgio per un periodo superiore a 90 giorni, sottolineando, che gli Stati membri non sono obbligati ad ammettere nel loro territorio ogni persona che vive situazioni di catastrofe. La famiglia siriana aveva fatto ricorso al Consiglio del contenzioso degli stranieri belga, che ha chiesto chiarimenti alla suddetta Corte Ue, prima di emettere il proprio giudizio.

Come da tempo chiedeva l’Unione europea, l’Italia aprirà entro la fine del mese due nuovi hotspot, in aggiunta ai quattro già operativi (Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto). Le strutture saranno attive a Messina e a Mineo (Catania), già sede del più grande Centro per richiedenti asilo d’Europa, finito nel mirino dei magistrati. L’annuncio l’ha dato il capo della Polizia (nella foto a destra), Franco Gabrielli, che citiamo testualmente «l’Italia ha onorato gli impegni con l’Europa, dall’apertura degli hotspot alle identificazioni, ma non mi sembra che l’Europa abbia rispettato gli impegni sui ricollocamenti. Tutti vengono a farci le pulci, ma noi i compiti a casa li abbiamo fatti, mentre l’Europa per l’ennesima volta ci ha lasciati in braghe di tela».

In audizione alla Commissione d’inchiesta sul sistema d’accoglienza dei migranti, Gabrielli ha fornito i numeri sui flussi che vanno ormai consideratiun fattore strutturale“. Dal 2014 sono giunte in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale 505mila persone. Sono 15.844 gli arrivi nel 2017, con un aumento del 70% rispetto allo stesso periodo del 2016. «Un significativo trend in crescita» – ha osservato il prefetto – «ma è ancora presto per dire che la tendenza si manterrà per tutto l’anno».

Tomáš Boček

Arriviamo a oggi. «L’Italia deve migliorare la capacità di accoglienza del proprio sistema di asilo e le politiche di integrazione, prevenire la tratta di esseri umani e combattere la corruzione nel campo dei servizi collegati all’immigrazione», sono queste le principali raccomandazioni contenute in un rapporto pubblicato quest’oggi dal Rappresentante speciale del Segretario generale del Consiglio d’Europa per le migrazioni e i rifugiati, l’ambasciatore Tomáš Boček (che Eurocomunicazione intervistò lo scorso settembre, vedi link).

Il Rappresentante speciale ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare la tutela dei minori rifugiati e migranti, ha esortato le autorità italiane e l’Ue ad accelerare l’esame delle richieste di asilo e delle domande di ricollocazione e di ricongiungimento familiare, mettendo in guardia contro le debolezze del sistema di rimpatri volontari o espulsioni forzate, che rischiano di incoraggiare l’afflusso di un sempre maggior numero di migranti economici irregolari.

L’Italia deve affrontare sfide enormi, poiché nel 2016 è stato raggiunto un nuovo record di sbarchi di rifugiati e di altri migranti che hanno percorso la rotta del Mediterraneo centrale. Sono stati compiuti notevoli sforzi per aumentare e migliorare i centri e i servizi di accoglienza, ma il numero elevato dei migranti giunti in Italia, che nel 2016 ha superato le 180.000 persone, di cui circa 25.000 minori non accompagnati, non ha consentito ai servizi disponibili di far fronte alle domande. Occorre maggiore solidarietà da parte di altri Stati membri del Consiglio d’Europa, per garantire una più equa ripartizione dei richiedenti asilo su tutto il continente e alleggerire il carico attualmente sulle spalle dell’Italia. Il Paese dovrebbe essere ugualmente assistito nei suoi sforzi per contrastare le attività dei trafficanti di esseri umani.

Tutto chiaro?

 

Nicola Del Vecchio

Foto © UNCHR/Fabio Bucciarelli, Polizia di Stato, Corte di Giustizia dell’Unione europea e Consiglio d’Europa

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