“Perché abbiamo bisogno di un Mercato unico digitale”

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Juncker: «Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) non costituiscono più un settore a sé stante, bensì il fondamento di tutti i sistemi economici innovativi moderni»

3 ottobre 2017 | di | Economia - Europa - Hi-Tech - in evidenza

L’Agenda digitale europea (ADE) nasceva nell’ambito delle 7 iniziative faro lanciate dalla Commissione europea con la Comunicazione del marzo 2010 rubricata “Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” (SE2020). In particolare, l’ADE si concentrava sulla diffusione di Internet ad alta velocità e sul conseguente sfruttamento dei vantaggi per famiglie e imprese, derivanti dalla creazione di un Mercato unico digitale dinamico ed efficiente in grado di tutelare i cittadini dell’Unione europea (Ue), rinnovare la fiducia nel sistema economico digitale e, in generale, aumentare i posti di lavoro, in special modo per le fasce di età più giovani.

Tali misure, basate su un utilizzo massiccio delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), miravano a innestare l‘attivazione del «Circolo virtuoso dell’economia digitale» il quale, a sua volta, avrebbe consentito il raggiungimento degli obiettivi che l’Ue si era prefissata per il 2020.

Il 6 maggio 2015 la Commissione ha rimodulato gli obiettivi dell’ADE in tema di TIC con la Comunicazione rubricata “Strategia per il mercato unico digitale in Europa” (SMU2015).

Mediante tale atto l’Ue ha puntato a un più efficace sfruttamento delle «notevoli opportunità offerte dalle tecnologie digitali che non conoscono confini» poiché l’economia globale è, oramai, divenuta «economia digitale». Per Bruxelles, le TIC non costituiscono più un settore a sé stante, bensì il «fondamento medesimo di tutti i sistemi economici innovativi moderni». Non a caso secondo Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, si deve dare attuazione alla SMU2015 attraverso l’adozione di «decisioni legislative ambiziose» che riguardino, in modo orizzontale: la protezione dei dati personali; il settore delle telecomunicazioni, i diritti d’autore e gli acquisti on line dei consumatori.

In applicazione degli innovativi principi enunciati nel predetto documento i tecnici di Palazzo Berlaymont hanno proceduto alla redazione di proposte normative, già in parte divenute diritto vigente, in tema di ITC law.

Per quanto attiene all’adozione di una nuova normativa a protezione dei dati personali, il 27 aprile 2016, dopo quattro anni di negoziati tra la Commissione Ue, il Parlamento europeo e il Consiglio europeo, l’Ue ha emanato il Regolamento 2016/679 relativo al lecito trattamento dei dati personali e alla loro libera circolazione. Tale normativa, tenendo conto della rapida evoluzione tecnologica e dell’aumento del flusso transfrontaliero di dati, mira alla creazione di un clima di fiducia e, citando le parole del commissario Ansip, vicepresidente e responsabile per il Mercato unico digitale, a consentire alle persone di essere «sicure di avere il controllo delle proprie informazioni personali, beneficiando così di tutti i servizi e di tutte le opportunità di un Mercato unico digitale». In riferimento al medesimo tema, recentemente, la Commissione, con Decisione del 7 luglio 2016 ha reso obbligatori i termini dell’accordo Ue/Usa (c.d. “Privacy Shield”) in tema di lecito trasferimento di personal data tra Stati Uniti e Paesi membri dell’Unione.

Relativamente alla riforma delle norme afferenti al settore delle telecomunicazioni Bruxelles, in data 25 maggio 2016, ha pubblicato la Proposta di modifica della direttiva 2010/13/UE relativa al coordinamento delle disposizioni legislative in merito ai servizi di media audiovisivi. Con tale provvedimento la Commissione propone: una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme video in relazione ai contenuti nocivi e alla tutela dei minori; reale indipendenza delle autorità di regolamentazione; maggiore spazio alla creatività europea; una più ampia flessibilità per i fornitori di servizi televisivi e, infine, un innovativo approccio nei confronti delle piattaforme on line.

In relazione all’aggiornamento della normativa in tema di diritti d’autore l’Ue ritiene opportuno eliminare o attenuare le differenze tra i vari regimi legislativi nazionali e, quindi, consentire un ampio accesso alle opere intellettuali on line da parte degli utenti. In tal senso, è fondamentale consentire la portabilità transfrontaliera delle opere lecite, l’accesso oltre frontiera dei servizi web e una più efficace regolamentazione dell’attività dei soggetti intermediari. Ebbene, il 9 dicembre 2015 la Commissione ha formulato una Proposta di Regolamento che garantisce la portabilità transfrontaliera dei servizi on line offerti nel mercato interno.

Per quanto afferisce alla semplificazione delle norme in tema di acquisiti on line dei consumatori relativamente ad opere intellettuali, prodotti e servizi in genere, Bruxelles incentiva l’adozione di proposte legislative in grado di eliminare la frammentazione giuridica nel settore del diritto contrattuale dei consumatori che impone costi molto elevati, soprattutto per le Pmi, e produce un basso livello di fiducia negli acquirenti che hanno in animo di effettuare transazioni commerciali on line. Al riguardo, in data 9 dicembre 2015 la Commissione, al fine di armonizzare la normativa in materia, ha formulato una Proposta di direttiva relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e altra Proposta di direttiva afferente a determinati aspetti dei contratti di vendita online e di altri tipi di vendita a distanza di beni. Secondo l’innovativo approccio, occorre tenere in debito conto il disagio dei consumatori i quali nel fare acquisti online a livello transfrontaliero non ritengono di essere adeguatamente tutelati e, quindi, optano massicciamente per i propri mercati nazionali. L’obiettivo è creare «un quadro giuridico coerente e facile da applicare in tutta l’Ue» che faciliti le transazioni transfrontaliere.

Sotto altro profilo,  il 5 luglio 2016, l’organo esecutivo dell’Ue ha pubblicato una Comunicazione con la quale si sono enunciate le misure volte a rafforzare la resilienza dell’Europa in materia di sicurezza informatica e a rendere massimamente innovativo e competitivo il settore della cybersicurezza. A tal fine è prossima l’adozione di una direttiva sulla sicurezza delle reti e delle informazioni la quale si affiancherà alla già vigente direttiva 2013/40/UE relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione.

Inoltre, fra le varie misure che la Commissione adottate, vi è anche la soppressione delle tariffe roaming in ambito Ue, a partire dal 15 giugno scorso. Al riguardo l’art. 6 paragrafo 1 del Regolamento di esecuzione (UE) 2016/2286 della Commissione europea del 15 dicembre 2016 contenente  «norme dettagliate concernenti l’applicazione della politica di utilizzo corretto, la metodologia per valutare la sostenibilità dell’abolizione dei sovrapprezzi del roaming al dettaglio e la domanda che i fornitori di roaming devono presentare ai fini di tale valutazione» statuisce che «Le domande di autorizzazione ad applicare un sovrapprezzo di roaming presentate da un fornitore di roaming a norma dell’articolo 6 quater, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 531/2012 al fine di assicurare la sostenibilità del suo modello di tariffazione nazionale («domanda») sono valutate sulla base dei dati concernenti i volumi complessivi dei servizi di roaming al dettaglio regolamentati forniti dal fornitore di roaming previsti in un lasso di tempo di 12 mesi a decorrere dal 15 giugno.

Da ultimo, per quanto attiene alle principali misure che la Commissione ritiene opportuno adottare nell’anno 2017 in tema di ITC occorre richiamare, in sintesi, quanto statuito dal predetto organo con la Comunicazione del 10 maggio 2017 relativa al  «Mid-Term Review on the implementation of the Digital Single Market Strategy. A Connected Digital Single Market for All»

La predetta Comunicazione ha tracciato «i percorsi da seguire» nei seguenti ambiti fondamentali:

  1. Economia dei dati: la Commissione intende preparare  «un’iniziativa legislativa sul libero flusso transfrontaliero dei dati non personali (autunno 2017) e un’iniziativa sull’accessibilità e il riutilizzo di dati pubblici e dei dati raccolti grazie all’impiego di fondi pubblici (primavera 2018)». Inoltre, i tecnici di Palazzo Berlaymont continueranno «ad occuparsi di responsabilità e di ogni altra questione che si manifesterà in materia di dati».
  2. Sicurezza informatica: entro il settembre 2017 «la Commissione riesaminerà la strategia dell’UE per la cyber sicurezza e il mandato dell’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA), al fine di allinearlo al nuovo quadro normativo UE in materia». Al riguardo si proporrà di adottare ulteriori «misure relative a norme, certificazioni ed etichettature in materia di sicurezza informatica, al fine di proteggere maggiormente gli oggetti connessi dai rischi di attacchi informatici».
  3. Piattaforme online: «entro la fine del 2017 la Commissione elaborerà un’iniziativa volta a porre rimedio al problema delle clausole contrattuali abusive e delle pratiche commerciali scorrette che sono state segnalate nei rapporti tra piattaforme e imprese. Recentemente essa ha inoltre adottato decisioni di applicazione della politica della concorrenza legate a tali problematiche. La Commissione ha avviato una serie di dialoghi con le piattaforme online all’interno del mercato unico digitale (ad esempio, nel quadro del forum dell’UE su Internet e dei dibattiti relativi al codice di condotta sull’incitamento illegale all’odio online e al protocollo d’intesa sulla vendita di merci contraffatte via Internet) e progetta di garantirne un migliore coordinamento in futuro. Uno degli obiettivi è procedere con il lavoro sugli aspetti procedurali e sui principi relativi alla rimozione dei contenuti illegali – notifica e azione – garantendo la trasparenza e il rispetto dei diritti fondamentali».
  4. Ulteriori investimenti in infrastrutture e tecnologie digitali: Tali attività dovrebbero essere implementate «in settori in cui le esigenze di investimento vanno ben al di là della capacità dei singoli Stati membri, ad esempio nel settore del calcolo ad alte prestazioni».

Da ultimo il 16 maggio 2017, nella sede di Strasburgo, la Commissione ha presentato la settima relazione sui progressi compiuti verso la creazione di un’autentica ed efficace Unione della sicurezza.

Con il cennato documento l’Ue ha comunicato i «progressi compiuti sui principali fascicoli»;  illustrato le attività in corso  «per migliorare la gestione delle informazioni per le frontiere e la sicurezza» ed, infine,  delineato il nuovo approccio «verso l’interoperabilità dei sistemi di informazione dell’UE per la sicurezza e la gestione delle frontiere e della migrazione entro il 2020».

In conseguenza dei recenti attacchi informatici su scala mondiale, la relazione ha evidenziato «l’impegno della Commissione ad accelerare i lavori per riesaminare la strategia dell’UE per la cyber sicurezza del 2013 al fine di fornire una risposta efficace alle minacce informatiche».

Alla luce delle predette osservazioni, è auspicabile che la celere ed efficace applicazione delle azioni e delle misure sopra richiamate, fortemente volute dall’Ue, possa consentire una ripresa economica rapida e duratura all’interno del mercato unico e, contestualmente, possa incentivare anche altre cooperazioni tecnologiche transatlantiche, relative al mondo digitale, particolarmente proficue sul piano economico, sociale e geopolitico (ndr si pensi alle possibili negoziazioni tra Ue e Stati Uniti in tema di Digital Transatlantic Marketplace). Ciò, anche in considerazione dei tanti mercati extra Ue particolarmente competitivi anche sul piano dello sviluppo delle TIC che, da tempo ormai, indeboliscono e non poco, l’economia dell’Eurozona.

 

Roberto Scavizzi

Foto © Agendadigitale.eu, European Union

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