Ricollocamenti, le divisioni Ue al tavolo della Corte europea

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Slovacchia e Ungheria chiedono di annullare la decisione del Consiglio affari interni del 2015 per i migranti provenienti da Italia e Grecia. Diversi i Paesi che non ne hanno accolti

10 maggio 2017 | di | Europa - in evidenza - Politica

Nelle aule giudiziarie dell’Unione europea arriva il braccio di ferro che fronteggia alcuni Paesi dell’Est contro quelli del Sud che subiscono maggiormente l’emergenza immigrazione soprattutto per la propria posizione geografica. Sui ricollocamenti dei richiedenti asilo da Italia e Grecia l’Europa si gioca l’onore, come ha confermato il presidente della Commissione europea nei giorni scorsi a Firenze (vedi link), mentre continuano ad essere migliaia i migranti che sono soccorsi sulla rotta del Mediterraneo centrale, sempre sbarcati sulle coste italiane.

Gli avvocati che rappresentano Slovacchia e Ungheria, questa mattina, hanno chiesto ai giudici della Corte europea di annullare la decisione del Consiglio affari interni del 22 settembre 2015, con cui si era dato il via libera alla ridistribuzione dei profughi siriani ed eritrei dai due Paesi. La misura era stata adottata a maggioranza qualificata, col voto contrario di Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. Ma come vedremo è stata ampiamente disattesa.

Secondo Budapest e Bratislava il Consiglio europeo non era abilitato a prendere la decisione sulle “relocation” e facendolo ha infranto più di una regola procedurale e vari principi del diritto dell’Ue. La discussione si è protratta per ore, anche per l’intervento di undici parti, tra queste l’Italia e la Grecia. Le conclusioni dell’avvocato generale (sarà il francese Yves Bot a prepararle) sono attese per il 27 luglio. Ma per la sentenza legalmente vincolante occorrerà più tempo.

Come più volte ha sottolineato la Commissione europea, la decisione nel frattempo deve essere applicata. Ma i dati ufficiali, aggiornati al 5 maggio, dimostrano il contrario: Paesi come l’Austria, la Polonia e la stessa Ungheria non hanno ancora accolto un solo profugo delle quote loro assegnate (ovvero rispettivamente 1.953, 6.182 e 1.294), mentre la Slovacchia appena 16 su 902. Ma anche le cifre di Paesi ufficialmente più solidali come Francia e Germania non lasciano ben sperare. La Germania ne ha assorbiti 4.244 su 27.536 e la Francia 3.404 su 19.714.

L’ennesima dimostrazione di come la ricollocazione, simbolo della solidarietà europea, si confermi in realtà un vero e proprio flop. Basti pensare che dei complessivi 98.255 profughi che dovevano essere ridistribuiti in due anni – a cinque mesi dalla scadenza – ne sono stati trasferiti solo 18.119. Eppure come ha ribadito il ministro dell’Economia e delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan, parlando a Bari, per il problema relativo ai migranti, la sfida è senza precedenti, «necessita di una risposta comune».

«La gestione dei flussi di migranti e richiedenti asilo verso i Paesi dell’Ue rappresenta una sfida senza precedenti che l’Europa si trova oggi ad affrontare sul terreno della libertà di circolazione delle persone, e del rispetto dei diritti umani, della sicurezza dei cittadini europei» – ha dichiarato Padoan – «una crisi sistemica alla quale bisogna fornire una risposta comune a livello europeo, lo stesso principio di sussidiarietà richiama l’esigenza di una dimensione comunitaria per fronteggiare l’entità e la complessità del fenomeno».

 

Elodie Dubois

Foto © Court of Justice of the European Union, presidenza del Consiglio dei ministri

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