Tirana, la nuova Piazza Skanderbeg fa arrabbiare Atene

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La pavimentazione che inneggia all’unità dei territori albanesi contiene riferimenti anche a città sotto sovranità della Grecia. Che accusa: «è irredentismo»

30 giugno 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica
Piazza Skanderbeg a Tirana

È capitato in passato che il rifacimento di una storica piazza abbia scatenato polemiche tra esperti d’arte o generato contenziosi giudiziari legati agli appalti, ma forse mai si è trasformato in una disputa politico-diplomatica come sta accadendo per la celebre Piazza Skanderbeg di Tirana, diventata oggetto del contendere tra la Grecia e l’Albania per la nuova pavimentazione: attraverso un comunicato emesso lunedì scorso, il ministero degli Esteri di Atene ha denunciato la «natura irredentista e provocatoria» del progetto che ha donato un nuovo aspetto alla marmorea piazza, simbolo della capitale albanese. A fare infuriare il governo greco è stato un allestimento artistico realizzato con pietra proveniente da varie aree dei Balcani, tra cui la città greca di Filiates (o Filiat, come scritto sulla piastrella), nell’Epiro (o Chameria, come la chiamano le popolazioni illiriche), dove la maggioranza della popolazione è di etnia albanese: «Quelle pietre» – si legge nel comunicato – «che riportano bene in evidenza il territorio da dove provengono, costituiscono un’opera che simboleggia in modo chiaro l'”unità dei territori albanesi” e sono chiaramente un’azione che coltiva ed esalta l’irredentismo».

Il riferimento di Atene è alle crescenti tensioni nei Balcani occidentali tra l’Albania e i suoi vicini, che accusano Tirana di aspirare a ricomporre a loro danno la cosiddetta “diaspora“, costituendo cioè un’Albania etnica (foto a sinistra) comprensiva del Kosovo e dei territori a maggioranza albanese attualmente sotto la sovranità della Grecia, della Serbia, del Montenegro e della Macedonia. E’ un ideale questo che ha il suo innegabile fascino a Tirana e dintorni, dal momento che nei negozi di souvenir della capitale è persino possibile trovare magliette e cappellini con sopra riportata l’immagine geografica della “Grande Albania“, inclusiva di tutte le regioni di idioma e cultura albanese al di fuori dei confini nazionali.

E che questo ideale sia abilmente cavalcato dal governo albanese Atene ne è certa: «Si tratta ancora una volta di una provocazione da parte di Tirana» – continua il comunicato – «che così va a danneggiare apertamente i rapporti di buon vicinato. Questa è una prova tangibile che le tendenze irredentiste contro le nazioni confinanti godono di un sostegno governativo, visto che i nomi di regioni appartenenti a Paesi stranieri sono stati letteralmente scolpiti nella roccia».

«Abbiamo già inviato missive a riguardo agli alleati, ai partner e alle organizzazioni internazionali per informarle sulla questione» recita in maniera molto dura la parte finale della dichiarazione: «Non tollereremo più una condotta che è contraria allo spirito di pace e cooperazione dell’Europa, e che viola in maniera flagrante il fondamentale principio di mantenere rapporti di buon vicinato, uno dei requisiti chiave per l’ingresso di Tirana nell’Unione europea. Oggi purtroppo atteggiamenti obsoleti del secolo scorso stanno minando la stabilità della regione balcanica, ponendo un serio ostacolo al futuro europeo dell’Albania».

Tra l’Albania e la Grecia, alleati all’interno della Nato, i rapporti non sono sereni poichè Atene è uno dei cinque governi Ue a essersi rifiutato di riconoscere l’autoproclamata indipendenza del Kosovo nel 2008. Alla luce poi delle gravi tensioni etniche in Macedonia tra slavi e albanesi dei mesi scorsi, nelle stanze del Potere greco si è fatto largo il timore che Tirana possa esercitare pressioni indipendentiste presso la popolazione di etnia albanese che vive al confine tra i due Paesi: e i vari riferimenti che nel corso negli ultimi anni il premier albanese Edi Rama (fresco di rielezione) ha fatto a proposito della inevitabile ricomposizione della diaspora non consentono certo di far calare la tensione.

Alessandro Ronga
Foto © G.Onuzi / Wikicommons / A.Ronga

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