La crisi economica continuerà in Europa?

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Non solo Italia: Francia sempre più nei guai e Germania per la prima volta col segno meno nel Pil. Cosa farà la Banca centrale europea?

Si continua a parlare del grande malato Italia in questa lunga fase di crisi economica europea, ma la situazione non va meglio nelle due (spesso) caposquadra: la Francia continua ad avere una stagnazione economica e ora anche la Germania, dopo sette anni, sperimenta il segno meno sulla crescita del Pil nel secondo trimestre. Risultato: le ottimistiche stime sulla crescita dell’Eurozona fatte dalla Banca centrale europea dovranno essere (ampiamente) riviste, salvo miracoli. Un aumento dell’1% per quest’anno appare oramai irrealistico. Nel terzo e quarto trimestre l’economia dell’area Euro dovrebbe mettere a segno tassi di espansione di mezzo punto percentuale.

Una crescita modesta o pari a zero metterebbe altra pressione al ribasso sull’inflazione allargando il divario tra il livello dei prezzi, già rivisto in calo nell’Eurozona allo 0,7% nell’anno in corso, rispetto all’obiettivo fissato da Eurotower intorno al 2%. E siccome analisti ed economisti scommettono sul proseguimento di una politica monetaria accomodante della Bce ci si chiede se l’istituzione diretta da Mario Draghi non dovrà ricorrere a nuove misure di allentamento per scongiurare nuovi rischi di deflazione.

Il board della Banca centrale europea ha lanciato più volte i finanziamenti Ltro e portato i tassi sui depositi a rendimenti negativi. Inoltre Draghi ha ribadito in ogni occasione che sono allo studio ulteriori misure non convenzionali. Ciò non solo ha scongiurato il crac finanziario ed economico, ma ha permesso di porre le basi per uscire dalla crisi del debito sovrano nell’area euro, che rischiava di far saltare Paesi come Spagna e Italia. Grazie soprattutto a quegli interventi il differenziale (spread) tra Btp e Bund è sceso da quasi 600 punti a sotto 200. Anche se oggi è in risalita.

La politica monetaria aggressiva della Bce, tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, ha stroncato i rischi della fine della moneta unica. Prova ne sono i numeri del bilancio della stessa Banca centrale europea: senza praticare misure di quantitative easing come la Federal Reserve americana, Eurotower in appena 12 mesi ha portato l’attivo da 1.890 miliardi di euro a un massimo storico di 3.100 miliardi (giugno 2012), oltre 1.200 miliardi di euro in più! Un’espansione impressionante che ha portato il bilancio della Bce a rappresentare il 34% del pil nominale dell’Eurozona e superando di gran lungo il bilancio della Fed, che nella primavera del 2012 presentava attivi per 2.930 miliardi di dollari, pari al 19,5% del pil nominale americano.

Un motivo in più per ben sperare e per tacitare tutti i dubbi dei colleghi “nordici”, che infatti a oggi nulla hanno potuto nelle scelte del board a comando draghiano. Certo se qualcosa non dovesse funzionare non tarderanno le critiche e le prese di posizione contro il presidente della Bce. E allora non c’è dubbio che sarà ricordato luogo e incarico di provenienza di uno dei migliori rappresentanti del Belpaese…

Angie Hughes

Foto © European Community, 2014

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