Irpinia, amore e identità nei libri di Gallicchio e della Ciarcia

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I due giornalisti irpini e le loro opere: una nuova narrazione diversa delle aree interne

Irpinia, amore e identità. Sono questi i tratti distintivi di “Niente è perduto per sempre” e “Irpinia, alle radici del viaggio”.

Stesso editore (Delta 3), stesso periodo d’uscita, due diversi autori. Il primo è scritto da Pasquale Gallicchio, il secondo da Barbara Ciarcia, giornalisti e scrittori entrambi profondamente legati alla loro terra. Perché si sa, l’Europa è un insieme variegato di piccole realtà. Microcosmi in perenne lotta per conservare la propria identità e provare a garantirsi un futuro che non sia solo di emigrazione e spopolamento.

Ed è proprio quello che viene fuori dalla lettura di queste opere, improntate a una narrazione di questo territorio diversa da quella imperante intrisa di pessimismo e impastata nel disfattismo.

Niente è perduto per sempre” è un romanzo che si sviluppa mettendo al centro il rapporto con le proprie origini. Pasquale Gallicchio, giornalista professionista, è nativo di Bisaccia, nell’estrema parte orientale della provincia di Avellino e dunque della Campania. È giunto ormai alla sua terza opera letteraria.

Il successo di “Terra” e di “La curva” ha consegnato a Gallicchio un largo credito da parte di pubblico e critica per ciò che riguarda proprio l’analisi romanzata della vita nei piccoli paesi. Rapporto padre-figlio da un lato e ricostruzione post-terremoto dall’altro: sono i frame in cui l’autore inserisce il ritorno in paese dopo trent’anni da parte di un giovane emigrato.

Un paese mai citato, ma che evidentemente è proprio la sua amata Bisaccia, trasformata come tutta l’Alta Irpinia dagli sconvolgimenti che il sisma ha prodotto. Quello di Gallicchio è un romanzo imperniato su tre componenti fondamentali: l’amore viscerale per il proprio territorio, al cui richiamo spesso non si sa resistere; l’ombra sempre presente del terremoto, di cui quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario; la metafora del viaggio nell’Alzheimer, una malattia totalmente invalidante che nel caso specifico certo non aiuta a sviluppare un rapporto positivo tra padre e figlio.

Su queste direttrici si sviluppa la trama: lo sfondo, però, è sempre una profonda riflessione sullo stato attuale dei paesi e su ciò che potranno essere. Proprio a questo si lega l’iniziativa “Rivivere i piccoli paesi”, lanciata dall’autore stesso. «Vuole essere un modo per richiamare l’attenzione sulle piccole realtà in maniera concreta» – spiega Gallicchio – «avviando un dibattito che si sta sviluppando con una serie di iniziative durante tutte le presentazioni del libro ma soprattutto attraverso i social. Abbiamo bisogno di nuove idee che possano essere abiti su misura per le nostre zone e non modelli scopiazzati, magari presi in prestito da realtà cittadine per poi confezionarli per i piccoli paesi. Forse, è stato questo uno degli errori commessi che ha compromesso l’intera ripresa dei paesi».

L’autore ha cominciato all’inizio di agosto un tour di presentazioni che lo ha visto impegnato per tutta l’estate in Campania ma anche fuori: frequenti le puntate in Basilicata e in Puglia, in quei comuni, cioè, che condividono con quelli irpini una seria preoccupazione per il proprio futuro. Ovunque, altissimo l’interesse per un’opera che tratta un tema da tempo al centro dell’agenda politica e sociale delle aree interne del Mezzogiorno, ma su cui finora è stato concretamente prodotto davvero poco.

Irpinia, alle radici del viaggio” è invece un percorso in diciotto tappe attraverso un’Irpinia inedita, lontana dalla retorica melensa dei soliti cliché.

Barbara Ciarcia, giornalista professionista, originaria di Venticano, penna storica della redazione avellinese de Il Mattino, dà alle stampe il viaggio ideato e pubblicato due anni fa proprio sulle colonne dello storico quotidiano partenopeo. Lo fa provando a distinguersi dalla narrazione imperante e ormai stucchevole, evitando quindi accenti pessimistici, disfattistici e di resa, ma piuttosto dando voce e spazio a chi scommette, sperimenta e dà concreto esempio di resilienza nella propria terra. Irpinia, amore e identità, appunto.

Il libro è un atto d’amore della Ciarcia nei confronti dell’Irpinia, «una terra» – dichiara – «dov’è più difficile restare che partire. Una terra che si mette in gioco e in discussione, dove giovani amministratori e antiche comunità sono legati alle tradizioni ma accettano l’apertura al confronto».

I diciotto paesi non sono scelti a caso. Si tratta di piccoli avamposti di frontiera che in comune hanno un elemento fondamentale: la fuga. “Borghi sentinella di un’area vasta e frastagliata. Periferie dell’anima paradossalmente centrali nella storia dell’Irpinia, terra che profuma di zolfo e ginestre, tartufi e Carmasciano”.

L’opera della Ciarcia, un report giornalistico che non poteva non essere di assoluto livello, si differenzia anche per la veste grafica, per l’illustrazione del giovane Gabriele Casillo, per gli scatti suggestivi e iconici di Fabrizio De Marco, per la direzione artistica di Armando Rinaldi. Un bel colpo anche per Delta 3 Edizioni, la Casa di Silvio Sallicandro che da qualche decennio, dalla sua sede di Grottaminarda, sempre in provincia di Avellino, ha scommesso sul territorio, raccontandolo.

Validissimo anche il parterre di contributi: dalla presentazione di Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, alla prefazione di Franco Di Cecilia, consigliere provinciale con delega alla Cultura, nonchè dirigente scolastico.

 

Domenico Bonaventura

Foto © Domenico Bonaventura

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