Fontani l’ad di Sogin, l’equivoco sul Lazio e non solo

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Fontani

Sembra sempre più necessario abbracciare un reale cambiamento ai vertici dell’azienda, se l’alternativa appare essere il disastro

Sulle risorse, sui soldi spesi da Sogin SpA, la società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi delle centrali, si è scritto di tutto negli ultimi anni. Al punto da chiedersi cosa si aspetti a vederci chiaro. Soprattutto se si considera che si tratta di un’attività di sicuro e imprescindibile interesse nazionale, ma gestita negli anni con modalità di tutta evidenza assai discutibili. È da osservare che mai come nell’ultimo periodo, dopo che diversi amministratori delegati si sono avvicendati alla guida di questa azienda, si ci è messo così del proprio per rendersi grotteschi con delle affermazioni piuttosto bizzarre. In alcuni casi anche contradditorie, che non lasciano ben sperare per il futuro e che lasciano poi, in chi le ascolta, l’amaro sapore dell’inaffidabilità o del bidone in atto.

La dichiarazione della discordia

Dichiarazioni che, in questo settore, si traducono in elementi di insicurezza per la salute dei cittadini coinvolti, non trattando l’azienda, per così dire, noccioline o zucchero filato. Ma scorie nucleari. L’ultima chicca, in questo meraviglioso carosello, l’ha fornita qualche giorno fa l’attuale amministratore delegato, Emanuele Fontani, Infatti, durante l’audizione parlamentare, tenutasi lo scorso 6 aprile, presso le commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera dei Deputati, afferma: «Non è semplicemente il Piemonte – come qualcun altro ha segnalato – ma, da un punto di vista di applicazione di questo criterio, il Lazio è sicuramente più interessante perché baricentrico sul territorio nazionale».

La corsa alla precisazione e il riferimento alla trasparenza da dimostrare nei fatti

Inanellata la gaffe, Fontani, l’8 aprile si è visto costretto a precisare il malinteso: «Era riferita alla mera valutazione della distanza dai siti che attualmente ospitano i rifiuti radioattivi sul territorio nazionale. Tale considerazione era, pertanto, del tutto esemplificativa e finalizzata a sconfessare che esistano già scelte precostituite. L’esempio, al contrario, era volto a evidenziare che nulla è deciso. Il percorso di localizzazione del deposito nazionale è appena iniziato. E si configura come un processo partecipativo che prevede il più ampio e trasparente coinvolgimento dei territori nella determinazione di una scelta che sarà condivisa». Beh, parlare di trasparenza dopo le ultime notizie, riguardanti i contratti con la Slovacchia, fa riflettere.

Quell’abitudine agli equivoci

L’ad della Sogin sembra essere avvezzo a simili equivoci. Era il 18 dicembre del 2019, a ridosso delle vacanze di Natale – e questo ha senza dubbio aiutato a non notare la notizia – quando Fontani, a margine del completamento del lavoro per la rimozione di un monolite di 130 tonnellate di materiale attivato radioattivamente dal sito di Rotondella in Basilicata, si lanciava in un’altra affermazione shock. Intervistato da una giornalista di Askanews, affermava che questo materiale era «in attesa di essere trasferito nel futuro deposito nazionale per il quale l’Italia ha una deadline al 2025». Nella quale chiariva che la Sogin era ancora in tempo, mentre «per i rifiuti ad alta attività potrebbero far parte di un consorzio di più Paesi».

Il deposito sovranazionale (?)

Inoltre, precisava che: «le ipotesi sono varie, non solo un’ipotesi di deposito geologico in Italia. Ma, molto probabilmente per un discorso economico, l’Italia si dovrà associare ad altri Paesi per realizzare un deposito cosiddetto sovranazionale. Quindi un consorzio di più Paesi che realizzeranno un deposito». Ora, a parte la velleità nell’affermare che la data del 2025 per il deposito nazionale fosse ancora percorribile, ciò che stride da allora, ancora oggi, nelle orecchie è stato il metodo utilizzato nel rilasciare affermazioni al vento. Forse, quel giorno ne soffiava molto. Fu la prima volta, in assoluto, che si affermava in modo ufficiale di accordi sovranazionali per la gestione o lo stoccaggio di rifiuti ad alta radioattività in un deposito sovranazionale.

Nessun atto del Parlamento prevede un deposito sovranazionale

Ricordiamo che in data 11 luglio 2019, la Corte di giustizia Ue accoglieva il ricorso della Commissione europea contro l’Italia per non aver comunicato, a quattro anni dal termine previsto dalle norme Ue, la versione finale del programma nazionale per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi. Nelle more della costruzione del deposito nazionale per i rifiuti nucleari, la Sogin ha in essere accordi a titolo oneroso con Inghilterra e Francia per lo stoccaggio provvisorio di rifiuti nucleari e gli accordi già esistenti con altri Stati, da quanto risulta, soprattutto, al Parlamento italiano, in nessun caso prevedono la costituzione di siti e/o depositi sovranazionali o soluzioni simili.

Accordi di competenza del Parlamento e ratificati dal presidente della Repubblica

Citiamo il Parlamento italiano, perché eventuali accordi di tale portata sono materia di sua naturale competenza, come previsto dall’articolo 80 della Costituzione, e del presidente della Repubblica, come all’articolo 87, comma 8, per la loro ratifica. Ove non già iscritti in pregressi trattati internazionali, avendo tale materia risvolti di notevole rilevanza e a maggior ragione in periodi come questo in cui il materiale fissile e le stesse scorie nucleari assumono una valenza che va ben oltre o smantellamento e la bonifica di ex centrali Enel ed ex siti Enea. Eventuali accordi, già stipulati o in itinere, se non, ripetiamo, inseriti nel quadro di pregressi accordi, ignoti ai più, potrebbero avere un impatto forte e pesante nei rapporti fra Italia e altre Nazioni, Francia e Inghilterra in primis.

La dubbia autorevolezza di simili dichiarazioni

Queste tradizionalmente e concretamente ritenute alleate dal punto di vista tecnologico ed economico sulle materie connesse allo smantellamento del nucleare italiano. Vi sono poi altri aspetti che riguardano i costi e le ricadute occupazionali correlate ai progetti di smantellamento nucleare e alla gestione dei rifiuti connessi. Con particolare riferimento a quelli ad alta attività: i criteri di calcolo di tali costi, avendo essi impatto notevole anche sull’occupazione, sullo sviluppo e sulla tutela dei territori, sulla gestione delle commesse che ne deriverebbero, sono talmente complessi da dover essere considerati nella loro difficoltà. Detto ciò, appare comprensibile che prima di decidere soluzioni certamente spettacolari, senza un’esplicitazione delle considerazioni citate, il tutto assume la stessa autorevolezza di una discussione fra amici al bar.

Quel certo imbarazzo che trapela

È legittimo, a questo punto, anche incominciare a riflettere se fosse opportuno affidare il compito di amministratore delegato ad un dirigente interno che, da quanto risulterebbe, non abbia rinunciato al proprio rapporto di lavoro dipendente come dirigente della stessa Sogin. È lecito, altresì, chiedersi quanto l’attuale amministratore delegato, Fontani, abbia le capacità decisionali occorrenti per poter compiere delle scelte per un reale cambiamento nell’azienda o, più banalmente, potrebbe solo assicurarsi, nel caso di un’interruzione o scadenza naturale del mandato, un rientro morbido in essa. Dai rumors interni e da alcun fonti nei corridoi ministeriali incomincia a trapelare un certo imbarazzo. Questo nonostante si cerchi di nascondere la polvere sotto il tappeto, in una sorta di gioco dell’ad, del buttare la palla in avanti, far finta di non averla calciata e perder tempo.

La realtà riportata sulla parodia del fumetto di Asterix diffuso in azienda

In un simile scenario, sono così spiegate, alcune dichiarazioni “atomiche”, tipo balle spaziali, qua e là.  Tutto ciò, senza considerare l’imbarazzo che potrebbero suscitare tali esternazioni allo stesso azionista, cioè il ministero dell’Economia e delle Finanze. La considerazione alla quale si giunge, che fa scorgere un amaro sorriso, è il pensare che si sia finiti in un fumetto, come quello che più volte è comparso all’interno della stessa azienda. Dove in una sorta di divertente parodia, ispirata ad Asterix, viene riportata una triste realtà, quella in cui si ritrovano ad operare i lavoratori. E il monolite? A questo punto viene da pensare che non sia stato divertente solo quello che portava sempre dietro la schiena il simpatico Obelix.

 

Alessandro Cicero

Foto © Sogin, Alessandro Cicero

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Alessandro Cicero
Alessandro Cicero è nato in Africa settentrionale, da genitori italiani di origine siciliana, si è trasferito da piccolo nella città di Salerno, oggi vive a Roma, svolge la sua attività tra la capitale e Londra. Scrive su alcune testate giornalistiche nazionali e su un organo di informazione europeo ed internazionale incentrato su tematiche politiche, economiche, industriali e su argomenti sociali e del lavoro inerenti il Parlamento Europeo e i rapporti con gli Stati membri ed esteri. È, inoltre, impegnato nella cura di rapporti istituzionali internazionali e di interfaccia con i media, creando campagne di stampa e cura dell’immagine istituzionale. Ha maturato esperienze nell’ambito del public relations, relations intelligence, crisis management e strategie digitali, corporate communication & public affair. È stato impegnato nello sviluppo e nella cura della comunicazione e delle relazioni esterne, anche in campagne di comunicazione elettorali internazionali. È stato consulente per l’elezione a Presidente della Repubblica di un importante Stato africano conseguendo la nomina, nell’ambito di quella specifica coalizione, di Consigliere per le Pubbliche Relazioni, Relazioni Istituzionali, Commerciali, Economiche per la Comunicazione in Italia e presso le Istituzioni Europee a Bruxelles. Ha fondato e diretto, come direttore editoriale, un settimanale nazionale sia cartaceo che online, ha scritto su alcune testate nazionali ed europee, ha partecipato come commentatore in alcune trasmissioni televisive come RaiNews24, Uno Mattina Rai, Rai Radio 1, Rai 2, intervistato su TG1 economia Rai. Tra le varie esperienze è stato osservatore per le elezioni presidenziali in Ucraina, nelle quali fu eletto Viktor Yushchenko e alcuni anni prima osservatore e corrispondente per le elezioni presidenziali in Albania, che portarono all’elezione di Sali Ram Berisha. Ha operato nel settore mass media, editoria e comunicazione in joint venture con la tedesco-romena Roumanainvest, il primo gruppo televisivo privato in Romania. Ha svolto incarichi nell’ambito del settore Ambiente ed Energia È stato cofirmatario, assieme all’amministratore delegato dell’Enel dell’epoca, Alfonso Limbruno e al Direttore Generale, Claudio Poggi, del Contratto Nazionale di Lavoro del Settore Elettrico nell’ambito delle relazioni industriali. Come editorialista e appassionato della materia, ha scritto e rilasciato anche interviste su organi nazionali d’informazione su temi di energia, ambiente, industria e riorganizzazione aziendale e di settori industriali, in particolare su aziende come ENI, Enel e Sogin.

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