Alla ricerca delle edicole perdute

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Sono 12.500 le edicole distribuite in 5.814 Comuni, mentre 2.100 non ne hanno nemmeno una. Una rete culturale e un pezzo del tessuto urbano da sviluppare e proteggere

La svolta non è avvenuta dall’oggi al domani, ma si è manifestata lentamente con la crisi di vendita dei quotidiani e delle riviste sino a raggiungere oggi una emorragia preoccupante. Alla stregua di quanto avvenuto nei piccoli comuni italiani colpiti dall’emorragia migratoria che ne ha ridotto la stessa esistenza.

La situazione

La crisi delle edicole di giornali, di riviste, periodici e bassa editoria, si svolge in parallelo con la crisi della carta stampata che con l’avvento della tecnologia (internet, smartphone, agenzie di informazione online) ha reso tutto più complicato per l’editoria cartacea. Una fotografia delle edicole in Italia? In Italia ci sono 12.500 edicole distribuite in 5.814 Comuni, mentre 2.100 non ne hanno nemmeno una e molti altri Comuni sono a rischio desertificazione, avendo soltanto un punto vendita. Tra il 2021 e 2022 c’è stata una contrazione del 3,5%, ma il trend negativo sembra essersi attenuato.

A Roma ne sono rimaste 600 circa rispetto alle oltre 1.600 di cinque anni fa. A livello nazionale il maggior numero di chiusure nel 2022 si è verificato nella provincia di Roma (77, di cui 54 soltanto nell’Urbe), seguito da Milano (61, di cui 34 nella città), di Napoli (34) e di Firenze (28).

L’esperienza

Chiudono edicole che hanno visto la nascita del quartiere, delle piazze, dove bambini entravano con i genitori per comprare le figurine dei calciatori per l’album Panini, libretti di fiabe. Edicole ed edicolanti che nella chiusura del periodo ferie estive lasciavano un senso di vuoto.edicole «Mio padre non chiudeva l’edicola, proprio per un servizio totale verso i clienti e quando andava in vacanza l’estate uno della famiglia o un parente si sostituiva temporaneamente al titolare» racconta Maurizio Colacchi, che da ragazzo (oggi ha 63 anni) lavora nella edicola della madre a Casetta Mattei. Maurizio è una miniera di ricordi.

È difficile spiegare il rapporto che si instaura tra l’edicolante e la gente di quartiere, un rapporto che si alimenta giorno dopo giorno, anno dopo anno, sino ad elevarsi al ruolo di confessore, di amico della porta accanto. «Devo dire che durante il lockdown imposto dal Covid, ricevevo giornalmente persone che cercavano oltre al giornale un contatto fisico per poter esternare le proprie idee e preoccupazioni. Ho dovuto mettere una fotocopiatrice per soddisfare le esigenze dei clienti» aggiunge Maurizio.

«L’edicola è stata messa da mio padre e mia madre nel 1966, dopo 13 anni passati per avere la licenza. Nel mio Dna c’è la distribuzione e vendita di giornali. Mia nonna, Olimpia Ricci, aveva messo la sua edicola nel 1919 in via del Pigneto a quell’epoca periferia e forse una delle poche edicole a Roma. Mia madre Adriana Bartolucci è nata sotto il bancone dell’edicola nel 1934. La levatrice è scesa da una casa adiacente e ha fatto partorire mia nonna».

Cosa è cambiato

La chiusura di una edicola ha risvolti anche economici: sino al 2010 la licenza costituiva un tesoretto da trasmettere ai figli, circa 250.000; venduta oggi la stessa vale meno di 25.000 euro!

Quante copie giornaliere vendeva tua madre nel 1975 de “Il Messaggero”? «Mia madre racconta che “Il Messaggero” era il giornale più venduto con 175 copie giornaliere dal lunedì al sabato per raggiungere 475 nella sola giornata della domenica. Oggi sai quante copie vendo? 20 copie dal lunedì al sabato per arrivare a 30 la domenica! Ti faccio vedere il primo numero della rivista “Intimità” del 1° marzo 1946, allegato a Gran’Hotel, che il titolare della Casa della Stampa a San Lorenzo aveva donato a mia madre tredicenne, che ancora oggi lo costudisce come una reliquia.»

Sono state e rappresentano ancora oggi con più forza sentinelle del pluralismo dell’informazione.

Dall’indagine del Sindacato nazionale autonomo giornalai (Snag) aderente a Confcommercio, realizzata in collaborazione con Format Research, emerge che «l’emorragia di edicole si sta quasi arrestando nonostante un contesto di mercato molto negativo. Le misure di sostegno varate in questi anni e ulteriormente rafforzate dal Governo con il bonus edicola 2022 stanno funzionando. Mi auguro che Esecutivo e Parlamento confermino e rafforzino anche per il 2023 questi strumenti che sono fondamentali per tutta la filiera della stampa» ha commentato Andrea Innocenti, presidente di Snag.

Abitudini

La ricerca certifica inoltre che un italiano su tre si reca in edicola ogni settimana con una spesa media di quasi 10 euro; la maggior parte ha un punto vendita di fiducia (per l’81,8%) e facile da raggiungere (per l’89,3%), oltre la metà preferisce le edicole chiosco.

La sfida per il futuro è «raggiungere la sostenibilità economica dei punti vendita attraverso l‘effetto sinergico di forme di sostegno pubblico, sviluppo tecnologico e diversificazione dei prodotti e servizi in edicola».

Dall’indagine emerge inoltre che i lettori vedono nelle edicole un presidio culturale essenziale per la diffusione dell’informazione e una componente importante del tessuto urbano. Le edicole «non sono, infatti, una semplice rete commerciale ma sono una rete culturale e un pezzo di tessuto urbano che va protetto e valorizzato».

Negli occhi di Maurizio c’è un velo di tristezza e di amarezza. «Quando fra qualche anno andrò in pensione sono costretto a cessare l’attività di edicolante perché mio figlio svolge un altro lavoro e non ha voluto saperne di fare questo mestiere. Così io sono l’ultimo rappresentante di generazioni di edicolanti che affondano le radici nel 1919 a via del Pigneto, che negli anni Cinquanta del secolo scorso aveva trovato il suo cantore in Pier Paolo Pasolini» conclude Maurizio Colacchi.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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