Anche la Guardia di Finanza merita un proprio commissario Montalbano o un maresciallo Rocca

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Intervista allo scrittore Paolo Regina, autore della serie “Indagini del capitano De Nittis”. Finanziere dal volto umano, candidato eroe anche televisivo

La Guardia di Finanza, secondo Eurispes, è una delle istituzioni più amate dagli italiani. E non solo tra le forze armate e di polizia. Ma la Rai non le ha ancora dedicato un personaggio televisivo come il commissario Montalbano o il maresciallo Rocca. Celebri eroi televisivi, dalla grande umanità, di Polizia di Stato e Carabinieri.

Sarebbe forse tempo che il servizio pubblico televisivo ponesse la giusta attenzione anche alle Fiamme Gialle. Anche se, ne sono certo, il comando generale del Corpo, da guardiano delle finanze pubbliche, non spenderà certo un centesimo del contribuente, come fatto dall’ex direttore generale di Adm, Marcello Minenna, che ha corrisposto centinaia di migliaia di euro del bilancio dello Stato a un produttore televisivo per comparsate di doganieri in uniforme, nella serie televisiva “un posto al sole”.

Il commissario Montalbano o il maresciallo Rocca delle Fiamme Gialle esiste già

Un potenziale eroe in Fiamme Gialle, per un’auspicabile fiction televisiva, potrebbe essere il protagonista dei romanzi di Paolo Regina: il capitano De Nittis.

Paolo Regina, ha ideato alcune rassegne dedicate al giallo e al crimine, come “Giallo a palazzo” e “Giallo a Cremona”. Dalla sua penna è nato il personaggio seriale del capitano De Nittis, un finanziere pugliese, anarcoide e guascone, amante del blues e del buon cibo, che indaga su crimini e delitti della ricca borghesia ferrarese. Le sue avventure sono un viaggio all’interno della provincia italiana, fatta di luci, ombre, segreti e contraddizioni.

Con il capitano De Nittis come protagonista, Regina ha già pubblicato: “Morte di un antiquario” (2018), “Morte di un cardinale” (2020). “Da quanto tempo non piangi, capitano De Nittis?” (2021) e “Promemoria per il diavolo” (2022). Tutti editi da Sem/Feltrinelli. Mentre il racconto “La bicicletta di De Nittis”, pubblicato nell’antologia “Indaga detective”, è stato edito da Piemme.

Il padre del capitano De Nittis

Nato a Milano nel 1959, avvocato, Paolo Regina ha assolto gli obblighi di leva come ufficiale di complemento della Guardia di Finanza, prestando servizio presso il nucleo di Polizia tributaria di Napoli. Ha insegnato marketing ed economia delle aziende culturali alla facoltà di Lettere dell’Università di Ferrara. Docente di comunicazione in corsi per manager e imprenditori, ha lavorato per molti anni come dirigente nel mondo delle associazioni di categoria a Ferrara, Roma, Grosseto e Cremona.

Nel 2021 ha vinto il premio della giuria al festival letterario “Garfagnana in giallo”, mentre nel 2022, col capitano De Nittis, il premio come miglior detective al festival Barga Noir e nel 2023 l’Oscar del libro.

Paolo Regina, chi è il capitano De Nittis?

«Gaetano De Nittis è un ufficiale pugliese in servizio al nucleo di Polizia economico finanziaria di Ferrara. È figlio di un piccolo commerciante di tessuti, caduto nelle grinfie di pericolosi usurai, che lo hanno rovinato economicamente e umanamente. A seguito della morte per crepacuore del padre, il giovane De Nittis decide di arruolarsi nella Guardia di Finanza, per dare il suo contributo nella lotta a una delle forme più odiose e subdole di criminalità, quella finanziaria e dei colletti bianchi, in grado di distruggere le esistenze e le speranze di tante brave persone».

Che tipo di finanziere è?

«De Nittis è un finanziere un po’ fuori dalle righe. È ironico, estroverso, intuitivo. Non sempre “inquadrato” e disciplinato. Ama il blues (che si diverte anche a suonare come chitarrista dilettante) e la buona tavola, preferibilmente della sua terra di origine. La caratteristica distintiva del mio personaggio è l’umanità. Non è mai giudicante, perché sa che spesso la linea che separa il bene dal male è molto sottile. E che basta poco per “scavallare”. È quindi quasi con dolore e umana compassione che risolve i casi (spesso omicidi), e assicura il colpevole alla giustizia».

Che tipo di Italia rappresenta, e quale Guardia di Finanza?

«Credo che De Nittis rappresenti la “vera” Guardia di Finanza. Quella che, al di là dei luoghi comuni, non si occupa solo di controlli fiscali, ma di aspetti cruciali per la tutela del nostro ordinamento. Come, ad esempio, i reati finanziari, i crimini sul dark web, il traffico e la contraffazione di opere d’arte, ecc.».

«Io scrivo gialli, e, ovviamente, al centro delle inchieste nei miei libri c’è per “contratto” sempre un omicidio. Spesso connesso a indagini di altro tipo. Il nostro finanziere, affiancandosi alle altre forze di polizia giudiziaria ufficialmente titolari del caso, riesce sempre ad arrivare alla soluzione del mistero prima degli altri, e quasi mai attribuendosene il merito. E, in questo senso, De Nittis rappresenta l’Italia di chi lavora assiduamente e spesso in modo defilato, per il bene comune. Eroi della quotidianità, lontani dalla luce dei riflettori, ma vero patrimonio del nostro Paese. De Nittis è l’emblema dell’intelligenza, dell’ironia e dell’intuizione, che caratterizzano la parte migliore di noi italiani».

Ha pensato di farlo uscire da Ferrara, e quando pensa di farlo andare all’estero, vista la ormai pluridecennale proiezione internazionale della Guardia di Finanza?

«I miei primi quattro romanzi con De Nittis sono tutti ambientati a Ferrara, per due motivi fondamentali: in primis è un luogo di cui conosco le tante sfaccettature, in quanto ci vivo da trent’anni. E questo rende più veritiera la descrizione del contesto delle storie. Poi mi piaceva descrivere il contrasto tra una Città apparentemente tranquilla e una ricca borghesia, un potere occulto anche se provinciale, che governa tutte le dinamiche locali, lecite e meno lecite. È proprio in questo contesto, tipico della provincia italiana un po’ perbenista, che si muovono le indagini del mio capitano. Tutto ciò premesso, credo che i tempi siano maturi per trasferire De Nittis, magari temporaneamente, dalla realtà ferrarese a una dimensione diversa e più ampia, visto che i reati di cui si occupa, a partire dagli omicidi, spesso hanno una matrice internazionale».

Cosa ne pensa della possibilità di farlo arrivare nei servizi anti-frode della Commissione europea, ad esempio l’Olaf, dove la Guardia di Finanza è presente dal 1990? Non pensa che il Qatargate possa essere un’ottima occasione?

«Credo che un intrigo internazionale, magari con delitto, che veda De Nittis nelle vesti di investigatore “arruolato” temporaneamente nei servizi anti-frode Ue, possa essere di grande attualità e potenzialmente molto interessante. Soprattutto perché, come abbiamo potuto constatare leggendo la cronaca di questi ultimi tempi, spesso la realtà supera la fantasia. Un ottimo spunto, direi».

Quando ero portavoce e capo della comunicazione dell’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta alla frode, ho promosso la realizzazioni di fiction televisive sulla cooperazione europea in materia di lotta alla frode. Coinvolgendo anche l’autore del commissario Rex. Perché non promuovere una serie europea con il capitano De Nittis come protagonista?

«In effetti l’umanità, le capacità investigative mai arroganti, l’ironia e qualche piccola debolezza del capitano De Nittis, già molto amato dalla schiera dei suoi lettori, potrebbero dare quel tocco di “italianità” a una serie tv dal respiro internazionale. Ciò che a mio avviso costituisce il punto di forza di una serie televisiva “poliziesca” è la capacità di rendere credibili i protagonisti, nei quali lo spettatore può identificarsi e con cui può provare empatia. E De Nittis avrebbe queste caratteristiche. Potrebbe essere una buona idea anche per divulgare in modo efficace e non “didattico” le attività della Guardia di Finanza nell’ambito dell’Ue».

In un momento storico in cui, anche in tempo di Pnrr, l’Italia ha bisogno di dimostrare la grande attenzione che presta alla tutela delle finanze Ue, De Nittis potrebbe essere un testimonial di strumenti e capacità investigative che altri Paesi non hanno. Ci ha pensato, e nel caso, ne ha già parlato col comando generale della Guardia di Finanza?

«Non ancora. Mi propongo di farlo al più presto. Credo che la Guardia di Finanza, corpo nel quale mi pregio di aver prestato servizio come ufficiale di complemento, abbia bisogno di un Guardia di Finanza“testimonial” che raggiunga il cuore dell’opinione pubblica, andando al di là dei luoghi comuni che vedono i finanzieri occupati solo in verifiche fiscali. Una persona “qualunque”, con una storia personale dolorosa alle spalle, ma dotato di intuito ed empatia. Con pregi e difetti come ciascuno di noi, ma con un alto senso della giustizia e del dovere. Insomma, per dirla tutta, credo che la Guardia di Finanza meriti un proprio commissario Montalbano o un maresciallo Rocca!».

Cosa accomuna il capitano De Nittis al tenente Regina? E cosa li separa e li differenzia?

«Bella domanda! Innanzitutto ci separa l’età. Lui è molto più giovane e suona meglio di me la chitarra. Per il resto, abbiamo in comune l’amore per il blues, per la nostra terra d’origine, la Puglia, e il buon cibo. Lui poi si occupa di risolvere i misteri che io gli piazzo ogni volta tra i piedi. E devo ammettere che ci riesce sempre!».

A quando De Nittis su Rai, Mediaset o Netflix?

«Questa domanda, molto interessante, la girerei a un paio di produttori cinematografici. Dipendesse solo da me le direi “Subito!”»

 

Alessandro Butticé

Foto © Parole a colori, Guardia di Finanza, Commissione europea, OLAF, Sem/Feltrinelli

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Alessandro Butticé
Da sempre Patriota italiano ed europeo. Padre di quattro giovani e nonno di quattro giovanissimi europei. Continuo a battermi perché possano vivere nell’Europa unita dei padri fondatori. Giornalista dall'età giovanile, poi Ufficiale della Guardia di Finanza e dirigente della Commissione Europea, alternando periodicamente la comunicazione istituzionale all’attività operativa, mi trovo ora nel terzo tempo della mia vita. E voglio viverlo facendo tesoro del pensiero di Mário De Andrade in “Il tempo prezioso delle persone mature”. Soprattutto facendo, dicendo e scrivendo quello che mi piace e quando mi piace. In tutta indipendenza. Giornalismo, attività associative e volontariato sono le mie uniche attività. Almeno per il momento.

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