Glocal: una nuova visione del Mondo

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Glocal

Per comprendere le conseguenze dell’attuale caos geopolitico in cui viviamo dobbiamo diventare “cittadini glocal”

In uno scenario dove le scelte cruciali economiche e socio politiche, data l’interdipendenza globale di fatto esistente, vengono decretate a livello planetario e non più solo nazionale o regionale, i nostri destini e quelli delle nostre democrazie sono legati alla capacità interna di rispetto dei diritti fondamentali, ma anche all’influsso esercitato dagli altri Paesi, dagli eventi internazionali, dagli organismi pubblici e/o privati a valenza internazionale e, soprattutto, dai gruppi di potere transnazionali. Dopo Hiroshima e Chernobyl, dopo le guerre in Iraq, Afghanistan e in Siria e con le grandi migrazioni, i tragici fatti legati al terrorismo internazionale, a fronte delle emergenze dell’ecosistema e della grande crisi finanziaria e poi di quella pandemica fino ai conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente, tutti hanno capito, ancor più chiaramente, quanto il genere umano sia ormai legato a comuni destini.

Ciò che accade in un Paese, quindi a livello locale, si ripercuote a livello globale. Il Pianeta è diviso in circa 200 Stati nazionali sovrani e armati spesso in contrasto tra di loro, abituati a operare nel proprio interesse (se non soltanto in quello delle lobby dominanti), anche qualora questo sia contrario all’interesse generale dell’umanità.

Partecipazione

Serve, quindi, un impegno comune per superare questa situazione che si sta manifestando all’interno di un processo di globalizzazione senza regole e mentre l’umanità tutta, di fronte al caos sociopolitico istituzionale, economico-finanziario, militare e sanitario, sembra procedere in modo rassegnato nel succedersi degli eventi, incapace di influenzarli e gestirli nell’interesse dei popoli, ovvero dell’uomo cittadino del Mondo e, in particolare, nell’interesse dei giovani.

La maggioranza dei cittadini si è finora interessata quasi esclusivamente dei problemi personali e della propria famiglia in un futuro a breve e medio termine. Una parte si è avvicinata anche ai problemi della propria Città, Regione o Nazione. Solo pochi possiedono Wecanjobuna visione globale dei problemi continentali o mondiali, e questo è, al giorno d’oggi, indispensabile. La partecipazione con i moderni mezzi di comunicazione e attraverso i rappresentanti di associazioni, enti e istituzioni può e deve avvenire a tutti i livelli del vivere sociale e deve essere percepita da ciascuno come dovere fondamentale utile per salvaguardare gli interessi dei singoli e dei popoli dalle tentazioni egoistiche sempre emergenti di gruppi di potere e di élite predatorie prive di responsabilità sociale.

Emerge allora chiara la necessità che ciascuno di noi percorra la strada dell’impegno iniziando dal miglioramento individuale ma impegnandosi anche in una consapevole e corretta partecipazione sociale, facendosi parte attiva nella gestione della cosa pubblica, non solo locale e nazionale, ma anche internazionale.

Le emergenze planetarie

Deve essere, quindi, un cittadino che sappia comprendere e appoggiare anche la possibilità di risolvere il problema diventato urgente della creazione di istituzioni sovranazionali democratiche; attraverso le quali poter affrontare le grandi emergenze planetarie che nessuno Stato può affrontare da solo. È chiaro che non si può più aspettare, perché, oltre a quella climatico-ambientale, sono molte le emergenze che si intrecciano tra loro e rappresentano altrettante sfide per la sopravvivenza e la dignità del genere umano. Ne cito solo alcune: il bisogno di sicurezza, di disarmo atomico e globale, la vergognosa costosissima corsa agli armamenti e il dramma dei migranti, lo strapotere dei colossi transnazionali economico finanziari, la progressiva perdita della libertà, l’inquinamento e le ricadute sanitarie, la tragedia delle nuove forme di schiavitù, il dramma della droga.

Albert Einstein affermava: «La modernità ha fallito. Bisogna costruire un nuovo umanesimo altrimenti il Pianeta non si salva». Ma anche che: «Non possiamo risolvere i problemi con lo stesso livello di pensiero che li ha creati» Quindi ricorda: «Se l’umanità deve sopravvivere, avremo bisogno di un vero e proprio nuovo modo di pensare».

GlocalL’insieme delle emergenze, la caotica situazione geopolitica, gli effetti di una globalizzazione dell’egoismo e dell’indifferenza, ci obbliga a reagire, a cambiare alla radice i vecchi paradigmi, molti dei rapporti socio culturali ed economici finora ritenuti basilari e i tanti comportamenti e atteggiamenti mentali dati, da sempre, per scontati, il che significa avviare una vera e propria rivoluzione pacifica che però può realizzarsi solo attraverso una collaborazione attiva e consapevole dei cittadini.

Cosa significa Glocal

Ma la partecipazione attiva e consapevole presuppone una preparazione culturale e operativa sviluppata in forma nuova, adeguata a cambiare i vecchi paradigmi, deve, cioè, essere Glocal. Nell’Enciclopedia Treccani si legge: “glocal agg., ingl. (comp. di glo(bal) «globale» e (lo)cal «locale») – Di atteggiamento, politica, visione, che si concentra contemporaneamente sulla dimensione globale o planetaria e su quella locale”. È necessario quindi il massimo impegno nell’educazione dei giovani alla democrazia partecipativa e ai diritti e doveri fondamentali non solo nell’ambito dell’educazione civica sviluppando con metodo percorsi didattici trasversali a tutte le discipline in una visione Glocal.

Negli ultimi anni è stato reso obbligatorio l’insegnamento dell’educazione civica indicando tre assi attorno a cui deve ruotare: “Lo studio della Costituzione, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza digitale, tenendo conto degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu”. Questa prospettiva ci invita a passare dal locale, dal nazionale all’internazionale, anche attraverso lo studio dell’Unione europea e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ci invita quindi a sviluppare l’insegnamento in modalità Glocal, ad agire cioè con visione globale e azione locale e viceversa, il che, se ben applicato, rappresenta un nuovo modo di pensare. Localmente ci si può impegnare personalmente e direttamente nelle associazioni di volontariato, ad esempio, per l’assistenza ai migranti.

Ma cosa significa possedere una visione Glocal in questo ambito e come fare per incidere anche a livello internazionale?

La visione globale ci ricorda che nel Pianeta ci sono circa 250 milioni di migranti, in forte aumento, spesso disperati, che si mettono in movimento nella speranza di sopravvivere e di far sopravvivere i loro figli. E allora, di fronte a tutto questo, che si può fare? Ci si sente impotenti, rassegnati, a meno che non ci si sappia muovere anche nel contesto internazionale, per conoscere le varie emergenze planetarie, le associazioni, le istituzioni che operano nei vari settori e per capire che è possibile, anzi necessario, attivarsi con loro per far sì che siano affrontate, insieme, quelle emergenze che nessuno può risolvere da solo.

Multilateralismo e conferenze intergovernative possono aprire la strada per arrivare almeno a un “regolamento mondiale di civile convivenza” che eviti i continui ricorsi al confronto-scontro e alle guerre e che prepari, attraverso i necessari passaggi, nel tempo e con l’impegno delle nuove generazioni, la riforma dell’Onu. Può sembrare un sogno ma é una necessità, se vogliamo difendere libertà, giustizia e democrazia. Deve essere una meta, una speranza per i nostri giovani che hanno un assoluto bisogno non di illusioni, ma di credere e di impegnarsi per la costruzione di un mondo migliore. Ma dobbiamo partecipare e interessarci del globale, delle emergenze planetarie e delle altre gravi emergenze tanto quanto dei nostri interessi personali, familiari e dei problemi locali.

Agire

E, quali “cittadini Glocal”, dobbiamo essere non più responsabili solo di noi stessi, ma di tutta l’umanità e del Pianeta che ci ospita. Questo, se realmente applicato, rappresenta un nuovo modo di pensare e di agire che può portare a un fondamentale cambio di paradigma, cioè: “riconoscere che il cittadino (la sua salute-libertà-indipendenza e dignità) viene prima di ogni interesse economico, prima dello Stato e che la Terra viene prima sia del cittadino che dello Stato, il tutto nel rispetto dei principi ai quali si rifanno i diritti fondamentali”.

 

Orazio Parisotto

Foto: Jud Hendrix, Wecanjob, Albatros

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Orazio Parisotto
Studioso di scienze umane e dei diritti fondamentali, è fondatore e presidente di Unipax, Ngo associata all’UN/Dgc Department of Global Communications delle Nazioni Unite e all’ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile - Agenda 2030 dell’Onu. Già consigliere-administrateur al Parlamento europeo è autore di numerosi saggi e pubblicazioni sull’Ue, i diritti dell’uomo e la pace. Su questi temi ha realizzato progetti educativi multimediali su piattaforme digitali (web giornali radio, web tv e strumenti didattici in e-learning), in collaborazione con l’Unione europea e ha promosso il “Progetto pilota di Educazione Civica per un Nuovo Umanesimo” per le scuole superiori. Scrive come editorialista su varie testate specializzate in relazioni internazionali e ha un Blog su geopolitica e diritti umani. È coordinatore del Comitato Promotore del Progetto United Peacers - The World Community for a New Humanism ed è membro del Comitato Scientifico dell'Università Internazionale per la Pace

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