BRICS, la nuova valuta si baserà per il 40% sull’oro

0
2009
BRICS

Il vertice a Kazan porta alla luce due importanti questioni che il Gruppo dovrà affrontare non solo sul piano economico

Il vertice BRICS, a Kazan, nella Repubblica russa del Tatarstan, sta entrando nel vivo, coinvolgendo non solo i cinque membri fondatori – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – ma anche i nuovi che si sono uniti quest’anno: Iran, Egitto, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. E le richieste di adesione continuano a crescere, con Paesi come Turchia, Azerbaigian e Malesia interessati a entrare nel gruppo. A questo incontro partecipano ben 36 delegazioni, un numero record che permette al Cremlino di presentare il summit come il “più grande evento di politica estera mai organizzato” dalla Russia, smentendo le narrazioni che puntano all’isolamento internazionale di Mosca.

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha inaugurato la sessione fissando un’agenda focalizzata sull’approfondimento della cooperazione finanziaria, sui conflitti in corso e sull’espansione dell’alleanza BRICS. Uno dei punti centrali della sua proposta riguarda la creazione di una piattaforma di investimenti alternativa alla rete bancaria Swift, che potrebbe rappresentare uno strumento strategico per sostenere le economie dei Paesi del Sud e dell’Est globale. Putin ha inoltre avanzato l’idea di istituire una borsa comune per i principali beni alimentari, come cereali, legumi e semi oleosi, proponendo un modello applicabile in futuro anche ad altre materie prime cruciali come petrolio, gas e metalli. Questo strumento, secondo il presidente, contribuirebbe a stabilizzare i prezzi e a proteggere i mercati nazionali dalle interferenze esterne e dalle speculazioni, garantendo al contempo la sicurezza alimentare.

Richiesta di pace

La presenza al vertice del presidente cinese Xi Jinping ha confermato i rapporti sempre più stretti tra Russia e Cina, evidenziando una visione condivisa su molti fronti. Xi ha esortato i Paesi BRICS ad aumentare la cooperazione economica e finanziaria, con l’obiettivo di riformare l’architettura finanziaria globale, e ha ribadito l’importanza di evitare un’escalation del conflitto in Ucraina, sostenendo il dialogo come unica via d’uscita. Cina e Brasile, in particolare, hanno presentato un piano di pace per l’Ucraina, respinto però da Kiev, segnalando la complessità e la delicatezza della questione.

Anche l’India, con il primo ministro Narendra Modi, ha sottolineato la necessità di una soluzione pacifica ai conflitti. Nonostante gli storici legami con Mosca, Nuova Delhi mantiene una posizione neutrale sul conflitto ucraino, preferendo sostenere il dialogo diplomatico piuttosto che condannare la Russia apertamente. «Sosteniamo pienamente il ripristino della pace e della stabilità il prima possibile. I problemi devono essere risolti in modo pacifico. Poiché l’India è concentrata sulle questioni umanitarie, il Paese è in contatto con tutte le parti ed è anche pronto a fornire qualsiasi tipo di supporto in futuro per porre fine alla guerra». Modi, dopo aver ricevuto un caloroso abbraccio da parte di Putin, ha anche evidenziato come la diversità dei BRICS possa giocare un ruolo positivo nella risoluzione delle crisi globali.

New Entry

L’Iran, al suo debutto come membro ufficiale, ha espresso preoccupazione per la situazione in Medio Oriente, invitando i partner del gruppo a utilizzare tutte le loro risorse per porre fine alla guerra a Gaza e in Libano. Questo tema è stato ripreso anche dal presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, che ha lanciato un appello per evitare l’espansione dei conflitti globali, sottolineando come la guerra in Ucraina e in Medio Oriente rischi di sfuggire di mano e assumere dimensioni mondiali.

Il vertice ha anche visto la partecipazione del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che nonostante l’appartenenza della Turchia alla Nato, ha ribadito il suo interesse a far parte dei BRICS, con il Cremlino che ha confermato che non vi sono ostacoli in tal senso. La partecipazione dei leader globali testimonia il crescente interesse verso il Gruppo come alternativa alle alleanze occidentali. «Come Turchia, siamo determinati a continuare il nostro dialogo con la famiglia BRICS, con la quale abbiamo sviluppato strette relazioni basate sul rispetto reciproco e sul reciproco vantaggio», ha affermato il capo di Stato turco.

«Apportano un contributo unico alla costruzione di un ordine mondiale più giusto facilitando lo sviluppo del commercio mondiale, la crescita economica e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Coloro che dicono di non aderire ai BRICS o a qualsiasi altra struttura sono gli stessi che ci hanno fatto aspettare per anni alla porta dell’Unione europea», ha concluso Erdoğan.

Importanza del dialogo

Infine, uno dei momenti più attesi è stato il colloquio tra Putin e il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, per la prima volta in Russia da oltre due anni. La visita ha generato forti critiche da parte di Kiev, che ha definito la sua presenza a Kazan una «scelta sbagliata» e «dannosa per la pace». Guterres, tuttavia, ha difeso la sua partecipazione come parte delle normali attività diplomatiche, sottolineando l’importanza del dialogo con Paesi che rappresentano metà della popolazione mondiale.

Il segretario generale delle Nazioni ha parlato alla Russia: «In tutti i settori abbiamo BRICSbisogno di pace. Abbiamo bisogno di pace in Ucraina. Una pace giusta in conformità con la Carta delle Nazioni Unite, il diritto internazionale e le risoluzioni dell’Assemblea Generale». Nell’ascoltare queste parole Putin è rimasto inespressivo e ha risposto che «il segretario generale ha detto che dovremmo vivere tutti come una grande famiglia. Purtroppo nelle famiglie ci sono spesso litigi, scandali, dispute sulla proprietà e talvolta ci sono anche battaglie».

Situazione in Medio Oriente

Guterres ha anche chiesto la fine delle ostilità in Medio Oriente, nel mezzo di una vera e propria escalation, in particolare tra Israele e Hezbollah, o anche in Sudan. «Abbiamo bisogno di pace a Gaza con un cessate il fuoco immediato, il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi e della consegna senza ostacoli di aiuti umanitari. Dobbiamo fare progressi irreversibili per porre fine all’occupazione e creare una soluzione a due Stati», ha insistito.

«È passato più di un anno da quando i palestinesi hanno subito la più grande distruzione dalla Nakba del 1948, la guerra israeliana in cui sono stati commessi crimini di genocidio e pulizia etnica», ha dichiarato Abu Mazen al vertice, accusando l’esercito israeliano di voler «svuotare» la Striscia di Gaza, «soprattutto ora nella parte settentrionale» dell’enclave palestinese.

I leder dei BRICS, nel loro comunicato congiunto, hanno chiesto la creazione di uno Stato palestinese sovrano, indipendente e vitale sui confini del 1967.

Russia-Cina

Putin e Xi Jinping hanno fatto un incontro bilaterale. Le relazioni tra i due Paesi «sono diventate un modello di come dovrebbero essere costruite quelle tra gli Stati nel Mondo moderno», ha affermato il capo del Cremlino e noi «intendiamo rafforzare la cooperazione su tutte le piattaforme internazionali al fine di garantire la sicurezza globale e un ordine mondiale giusto».

«Il Mondo sta subendo profondi cambiamenti, senza precedenti da un secolo a questa parte. La situazione internazionale è caotica. Ma sono fermamente convinto che la profonda amicizia che ha unito Cina e Russia di generazione in generazione non cambierà», ha dichiarato il presidente cinese, aggiungendo che i legami «hanno contribuito al benessere dei due popoli e hanno dato un contributo significativo alla difesa dell’equità e della giustizia internazionale».

Obiettivi

Lo scopo dichiarato dai BRICS è costruire un ordine economico, commerciale e finanziario alternativo a quello creato dagli Stati Uniti alla fine della Seconda guerra mondiale. Il primo passo è già stato compiuto: la costituzione della Nuova Banca di Sviluppo (NDB, New Development Bank). Ha cominciato a operare nel 2016, dalla sede di Shanghai, sotto la guida di una figura molto vicina a Lula, Dilma Rousseff, ex presidente del Brasile (carica da cui fu sollevata per una serie di scandali). L’istituto è nato con l’ambizione di diventare il Fondo monetario dei Paesi emergenti: prestare denaro ai Governi in difficoltà senza chiedere drastiche riforme.

Programma sintetizzato così dallo stesso Lula: «salvare, non affondare i Paesi come fa il Fmi». In sette anni di attività la NDB ha messo in campo l’equivalente di 30 miliardi di dollari per finanziare circa 100 progetti legati alle infrastrutture, con il proposito di arrivare a 350 miliardi entro il 2030, scavalcando il Fmi che, secondo le cifre aggiornate al 15 novembre 2023, sta gestendo prestiti per circa 110 miliardi di dollari. La NBD movimenta soprattutto le valute locali, nel quadro di una strategia più ampia: liberarsi della dittatura del dollaro».

L’oro

Mai prima d’ora l’egemonia del dollaro Usa è stata messa in discussione in modo così evidente, tanto da mettere in dubbio il suo ruolo di valuta di riserva globale. Sebbene i BRICS siano ancora lontani dal sostituire il dollaro, l’iniziativa potrebbe innescare nuove dinamiche economiche capaci di influenzare il commercio internazionale e modificare l’assetto del sistema finanziario globale.

La creazione di una piattaforma digitale peer-to-peer per i pagamenti transfrontalieri potrebbe ridurre drasticamente la domanda di dollari, aumentando invece quella di oro. Questo scenario è coerente con quanto osservato nell’ultimo anno, in cui le banche centrali dei Paesi BRICS hanno progressivamente accumulato oro, mentre hanno ridotto la loro esposizione ai titoli di Stato statunitensi. Non sorprende quindi che l’oro abbia raggiunto nuovi massimi mensili a partire da marzo 2024 e continui a essere scambiato vicino ai livelli record. Questa iniziativa rappresenta quindi una sfida diretta all’ordine economico attuale, con potenziali conseguenze di vasta portata, che potrebbero ridisegnare i rapporti di forza tra le grandi potenze economiche e alterare il panorama monetario internazionale.

Le recenti ricerche indicano che il progetto di una nuova valuta BRICS, o del gruppo monetario mBridge, potrebbe basarsi su un mix di oro e un paniere di valute sovrane, con una suddivisione tra il 40% di oro e il 60% delle altre. Considerata la posizione della Cina come la più grande economia dei BRICS, ci si aspetta che lo yuan giochi un ruolo dominante in questo paniere di valute. Tuttavia, resta incerto se l’India sosterrà una soluzione che vede la valuta cinese al centro, viste le tensioni esistenti tra i due Paesi.

Pechino candida lo yuan

Ma i “Brics plus” sarebbero davvero in grado di lanciare una moneta unica, magari sul modello dell’euro, ideata e sperimentata da zero? La risposta largamente diffusa negli ambienti finanziari mondiali è «no»; e sarà così per un lungo periodo. Il gruppo degli emergenti è troppo eterogeneo, con bilanci pubblici, politiche commerciali ed economiche spesso non compatibili. Difficile pensare di trovare un minimo comune denominatore tra un Paese indebitato e una potenza traboccante di capitali.

Nel concreto, quindi, la «de-dollarizzazione» viene interpretata in due modi diversi. La prima è quella di Pechino. Il Governo di Xi Jinping sta spingendo per candidare la BRICSpropria moneta, lo yuan, a diventare l’alternativa. Ma parte da molto lontano, forse troppo. Oggi lo yuan copre soltanto il 2,6% delle riserve valutarie nel Mondo, contro il 5,8% dello yen giapponese, il 4,8% della sterlina britannica, il 20% dell’euro e, come abbiamo visto, il 59% del dollaro. Il restante 7,8% è espresso in dollaro canadese, dollaro australiano, franco svizzero e altre monete. A partire dal 2005 Pechino ha concluso una serie di accordi con le banche centrali, tra l’altro, di Malesia, Argentina, Nigeria per offrire lo yuan come moneta per le riserve valutarie.

Una valuta BRICS potrebbe offrire numerosi vantaggi ai Paesi membri, tra cui la possibilità di effettuare pagamenti transfrontalieri in modo più efficiente, riducendo i costi di transazione e garantendo maggiore indipendenza economica. Tuttavia, il suo impatto globale è difficile da prevedere con precisione, ma potrebbe rivelarsi molto significativo.

Visione strategica

Questo spostamento degli equilibri globali è stato uno dei temi sottesi all’incontro tra il presidente cinese e l’omologo statunitense Joe Biden, avvenuto a San Francisco. Durante il vertice, Xi ha ribadito che «il Mondo è abbastanza vasto per entrambi», sottolineando che Cina e Stati Uniti possono crescere insieme, nonostante le divergenze esistenti. Questo incontro ha rappresentato un tentativo di ridurre le tensioni tra le due principali economie mondiali, ma la visione strategica di Pechino non si limita solo al dialogo con Washington.

Xi Jinping, infatti, è anche il principale promotore dell’espansione dei Brics, sostenendo che il blocco debba accogliere nuovi membri e ampliare il suo raggio d’azione per affrontare la competizione globale. In tal senso, la Cina si presenta come una potenza capace di attirare capitali occidentali – come dimostra la cena che Xi ha avuto con imprenditori americani di spicco, tra cui Elon Musk e dirigenti di colossi come Exxon Mobil, Apple, Citigroup e Microsoft – pur mantenendo una chiara posizione di competizione con Washington per il predominio mondiale.

Necessità di equilibri

Il peso politico dei BRICS pone una sfida significativa, non solo all’Occidente, ma anche all’interno del blocco stesso. Sebbene il gruppo si stia ampliando è difficile immaginare che i membri possano agire in maniera compatta sul piano politico. La diversità di orientamenti tra crea complessità nel condizionare efficacemente i principali organismi internazionali, come le Nazioni Unite o il G20, che rappresenta le maggiori economie globali.

Le sfide del Gruppo saranno quindi due: da un lato, sfidare l’egemonia dell’Occidente sul piano geoeconomico e, dall’altro, superare i contrasti interni per definire una strategia comune su moneta, commercio e investimenti. Solo trovando un equilibrio tra queste due dimensioni, i BRICS potranno mettere in discussione la centralità economica e politica dell’Occidente e assumere un ruolo più coeso sulla scena internazionale.

 

George Labrinopoulos

Foto © Rivoluzione Anarchica, Agenzia Nova, La Voce di New York, Russia News, Wikipedia

Articolo precedenteLa rivoluzione dell’IA e della realtà virtuale
Articolo successivoL’Irlanda a Milano con un nuovo consolato
George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui