La presenza di Meloni all’insediamento di Trump consolida il ruolo che il premier italiano sta assumendo nelle relazioni internazionali
Con un discorso emblematico e diretto, Donald Trump segna un punto di svolta nella politica energetica americana. Facendo riferimento a «l’oro nero che scorre sotto i nostri piedi», il presidente Usa ha proclamato lo stato di emergenza energetica nazionale, aprendo la strada a un’espansione significativa delle trivellazioni petrolifere e del gas. Questo ritorno al “drill baby drill” rappresenta il fulcro della sua visione per l’indipendenza energetica e per il rilancio dell’economia americana, in linea con le promesse della sua campagna elettorale.
Un altro pilastro della sua strategia è l’abolizione del mandato per le auto elettriche introdotto dall’amministrazione Biden. Trump mira a rimuovere le quote che obbligano il settore automobilistico a spingere sulla transizione ecologica. «Le azioni sull’energia daranno ai consumatori la possibilità di scegliere i loro veicoli, le loro lavatrici e le loro lavastoviglie», ha dichiarato, sottolineando l’importanza di restituire agli americani il potere decisionale in materia di consumo.
Il Tycoon ha inoltre ribadito la sua intenzione di ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi. Questa mossa, già attuata durante il suo primo
mandato e poi revocata da Biden, è vista come un passo per liberare gli Usa dagli impegni che, secondo il presidente, penalizzano l’economia statunitense a vantaggio di altri Paesi. L’uscita dall’accordo simboleggia una politica energetica improntata sul pragmatismo e meno vincolata dagli obiettivi climatici internazionali. Una strategia che punta a parlare direttamente al cuore dell’elettorato americano, ma che rischia di riaccendere tensioni sia interne che globali.
Parole fuorvianti
Neanche il tempo di far insediare ufficialmente Donald Trump alla Casa Bianca che la narrazione dei media internazionali, con quelli italiani in prima fila, si è subito riaccesa con titoli sensazionalistici: “Donald Trump deporta i migranti”, “Caccia al migrante”, “Deportazioni di massa”. Tuttavia, queste affermazioni sono spesso fuorvianti. L’uso improprio della parola “deportazione” è un espediente retorico consolidato, volto a caricare di una connotazione emotiva negativa le politiche di controllo dell’immigrazione adottate dall’amministrazione Trump.
Un esempio eclatante è la Germania di Olaf Scholz, il cancelliere socialdemocratico che, nonostante l’alleanza politica con Elly Schlein, ha visto un incremento delle espulsioni di migranti. Nel 2023, la Germania ha espulso 16.430 persone; nel 2024 il numero è salito a 18.384, portando il totale a circa 35.000 individui in due anni. Questi migranti provengono da Paesi come Georgia, Turchia, Siria, Afghanistan, Macedonia del Nord, Albania, Serbia e Iraq. Eppure, non si è mai assistito a titoli che demonizzassero Scholz o lo paragonassero a figure storiche tiranniche.
Argomento complesso
Questa disparità di trattamento mediatico pone una questione importante: perché alcune Nazioni possono adottare politiche di espulsione senza suscitare scandali, mentre altre vengono accusate di violazioni dei diritti umani? È evidente che dietro la scelta delle parole e dei toni si nasconda una chiara intenzione politica, più che una reale analisi delle politiche adottate.
Il dibattito sulle espulsioni dovrebbe basarsi su dati concreti e su un’analisi equilibrata, piuttosto che su slogan emotivi. Trattare allo stesso modo tutti i Paesi che adottano queste misure sarebbe il primo passo per un confronto più onesto e meno strumentalizzato. La questione migratoria è complessa e delicata, ma deve essere affrontata senza distorsioni ideologiche o manipolazioni linguistiche.
Una figura centrale
Intanto il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, si distingue come l’unico leader europeo presente a Washington D.C. per la cerimonia di insediamento di
Donald J. Trump, un evento che segna una significativa svolta nella politica americana. La presenza del premier non passa inosservata, posizionandola come figura centrale in un contesto internazionale caratterizzato da profonde divisioni geopolitiche. Durante questa intensa giornata americana, Meloni ha incontrato personalità di spicco come Elon Musk, il consigliere per la Sicurezza nazionale, Michael Waltz, e Marco Rubio, nuovo segretario di Stato. Proprio con quest’ultimo, successore di Antony Blinken, ha avuto un lungo e significativo colloquio.
Come ha confidato ai suoi collaboratori, per la leader di Fratelli d’Italia «oggi l’importante era esserci». Questa dichiarazione sottolinea il ruolo strategico che intende ricoprire nel consolidare i rapporti tra Italia e Stati Uniti, ma anche nel affermarsi come figura centrale nel dialogo transatlantico.
Prima di ripartire, Meloni ha voluto rivolgere i suoi auguri di buon lavoro al neo-presidente Donald Trump, ribadendo il legame storico e strategico tra i due Paesi. Sul suo profilo X ha scritto: “Sono certa che l’amicizia tra le nostre Nazioni e i valori che ci uniscono continueranno a rafforzare la collaborazione tra Italia e Usa. L’Italia sarà sempre impegnata nel consolidare il dialogo tra Stati Uniti ed Europa, quale pilastro essenziale per la stabilità e la crescita delle nostre comunità”.
Protagonista
La presenza di Meloni all’Inauguration Day ha suscitato alcune polemiche, ma il premier ha saputo rispondere con pragmatismo e visione strategica. Carlo Fidanza, capo-delegazione di FdI-Ecr, ha evidenziato: «Giorgia è ormai riconosciuta da tutti come interlocutrice privilegiata di Trump in Europa». Questo riconoscimento si inserisce in un contesto in cui l’Italia, grazie alla sua leadership, si pone come un attore cruciale per il dialogo tra Washington e Bruxelles.
In un’epoca di grandi sfide globali, la capacità di Meloni di dialogare con Trump e con la nuova amministrazione americana potrebbe rappresentare un’opportunità unica per rilanciare il peso politico dell’Italia sia in Europa che oltre Atlantico. Questa partecipazione acquisisce ulteriore rilievo alla luce dell’esclusione di figure istituzionali di spicco dell’Unione europea, come Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, e Kaja Kallas, alta rappresentante per gli affari esteri. Al contrario, l’evento ha accolto leader emergenti e rappresentanti della destra populista, tra cui il presidente argentino Javier Milei, Nigel Farage, ed Eric Zemmour. In questo contesto, Meloni emerge come protagonista assoluta tra i rappresentanti europei.
Centralità della Penisola
L’asse Trump-Meloni non si limita a una semplice convergenza ideologica. La recente visita del premier italiano a Mar-a-Lago, dove è stata definita da Trump come «una donna fantastica» che «ha conquistato l’Europa», sottolinea il consolidamento di un rapporto privilegiato. Inoltre la sua presenza a Washington riflette un ambiziosa strategia volta a rafforzare l’influenza del Paese negli scenari globali, cercando al contempo di bilanciare le esigenze dell’Unione europea e le priorità della nuova amministrazione Usa.
L’Italia riveste un ruolo di primo piano nelle comunicazioni globali grazie alla sua posizione strategica e alle infrastrutture avanzate di telecomunicazione, configurandosi come un punto nevralgico per gli interessi economici e geopolitici americani. Questa centralità è confermata dalle recenti acquisizioni di reti e infrastrutture da parte di grandi player statunitensi come KKR, BlackRock e Microsoft, che sottolineano il valore cruciale del nostro Paese come hub tecnologico e logistico nel panorama internazionale
Un elemento chiave di questa strategia globale è il ruolo del porto di Trieste, destinato a diventare un pilastro fondamentale nel corridoio economico India–Medio Oriente–Europa (Imec). Secondo un’analisi di The National Interest, Donald Trump potrebbe sfruttare il suo ritorno alla Casa Bianca per rafforzare la sicurezza e la cooperazione economica lungo l’asse che si estende dal Mar Arabico al Mar Mediterraneo, ampliando gli Accordi di Abramo e favorendo una possibile normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita. L’Imec promette di rivoluzionare i collegamenti commerciali internazionali, accorciando i tempi di trasporto e riducendo i costi, con implicazioni significative per l’intero sistema economico globale.
Per l’Italia la sfida, tuttavia, sarà quella di bilanciare gli interessi nazionali con quelli internazionali, garantendo che il Paese mantenga il controllo su asset chiave e sfrutti appieno le opportunità offerte da questa nuova rete globale di connessioni economiche e politiche.
Strategia
In questo momento storico, i dossier che delineano il rapporto tra Stati Uniti e Italia sono molteplici e di cruciale importanza. Gli Usa, in quanto potenza egemone del blocco
occidentale, esercitano un ruolo di guida che incide inevitabilmente anche le scelte e le politiche italiane, spesso in una posizione subordinata rispetto alla leadership americana. Tra le questioni più discusse figura il dossier relativo a Starlink, il sistema di comunicazione satellitare sviluppato da SpaceX, l’azienda guidata da Elon Musk. Starlink, con la sua capacità di garantire connessioni ad alta velocità in aree remote e di supportare infrastrutture critiche, rappresenta un asset strategico per la sicurezza e la competitività tecnologica.
George Labrinopoulos
Foto © Ambasciata d’Italia a Washington, Energit, Asse Italia Usa, InsideEVs













