Grecia-Turchia, tensioni nel Mediterraneo orientale

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Analisi di Rakintzis: crescono i rischi tra Atene e Ankara su Zee e “Patria Blu”, tra diritto internazionale e nuove tensioni regionali

L’analista Leandros Rakintzis torna ad affrontare il tema delle relazioni grecoturche e della crescente tensione nel Mediterraneo orientale, sostenendo che il periodo delle cosiddette “acque calme” tra Atene e Ankara sarebbe ormai giunto al termine. Nel suo intervento, ripercorre gli sviluppi degli ultimi anni, a partire dall’articolo pubblicato il 5 luglio 2025 sul Capital, intitolato “Abbiamo avuto problemi con la Libia”, nel quale aveva analizzato il coinvolgimento della Grecia nel confronto con la Turchia sul dossier libico.

Dalla tensione alla falsa distensione

Secondo l’analista, da allora i rapporti tra i due Paesi hanno attraversato diverse fasi alterne. Dopo un periodo di forte tensione, si sarebbe passati a una fase di apparente distensione, definita ironicamente “l’era delle acque calme”, che però – a suo avviso – avrebbe alimentato illusioni nella diplomazia greca. Rakintzis sostiene infatti che Ankara non abbia mai realmente modificato il proprio approccio strategico e che continui a perseguire, con continuità, una politica espansionista nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo.

“Patria Blu” e strategia neo-ottomana

Nel mirino dell’analista vi è soprattutto la convinzione, diffusa in alcuni ambienti politici e diplomatici greci, che la leadership turca possa abbandonare una mentalità definita “neo-ottomana” e rinunciare alle proprie rivendicazioni storiche. Al contrario, secondo Rakintzis, la Turchia starebbe sfruttando il tempo politico e le esitazioni di Atene per consolidare progressivamente nuovi «fatti compiuti», creare zone grigie di sovranità e avanzare ulteriori richieste territoriali e marittime.

L’obiettivo finale di Ankara, sostiene, resterebbe quello della cosiddetta “Patria Blu” (“Mavi Vatan”), la dottrina geopolitica che punta ad ampliare l’influenza turca nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Una strategia che, secondo Rakintzis, si inserirebbe in un più ampio progetto di riaffermazione dell’influenza turca nell’area, evocando persino la prospettiva di una moderna “autocrazia ottomana”.

Le critiche alla linea greca

L’analista critica inoltre la linea seguita negli anni dalle leadership politiche greche, accusate di aver limitato il confronto con Ankara alla sola questione della delimitazione della Zona economica esclusiva (Zee), rinunciando di fatto a rivendicare altri diritti. Una scelta che, secondo lui, avrebbe contribuito a creare una situazione di stallo diplomatico.

Altresì riconosce tuttavia che la Grecia abbia compiuto negli ultimi anni alcune mosse strategiche importanti, come il rafforzamento delle forze armate attraverso nuovi sistemi d’arma e il consolidamento delle alleanze con Cipro, Israele e Francia. Misure che, a suo giudizio, rappresentano un argine alle ambizioni turche in una fase in cui Ankara deve fare i conti con una difficile situazione economica e politica interna. Secondo l’analista, proprio la crisi interna spingerebbe la leadership turca a esportare le tensioni all’esterno, alimentando il nazionalismo e creando nuovi fronti di confronto con i vicini.

Il disegno di legge turco sulla “Patria Blu”

Al centro della nuova preoccupazione vi sarebbe un disegno di legge promosso dal partito di Governo turco AKP, destinato a fornire una base giuridica alla strategia della “Patria Blu”. Secondo le informazioni citate da Rakintzis, il provvedimento dovrebbe regolamentare i diritti e le competenze della Turchia nelle acque territoriali, nella piattaforma continentale e nella Zee, definendo inoltre l’estensione della giurisdizione marittima e aerea turca.

Tra i punti più controversi del progetto di legge vi sarebbe la previsione secondo cui le isole greche non avrebbero diritto a una propria piattaforma continentale o a una Zee oltre le acque territoriali. Una posizione che contrasta apertamente con il diritto internazionale del mare e che, secondo Rakintzis, permetterebbe alla Turchia di estendere unilateralmente la propria influenza fino al centro del Mar Egeo, lungo il 25° meridiano.

Il testo prevederebbe inoltre la possibilità per Ankara di dichiarare unilateralmente una Zee fino a 200 miglia nautiche dalle proprie coste, acquisendo così diritti di sfruttamento delle risorse energetiche e marine nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, anche in aree dove Grecia e Cipro rivendicano sovranità.

Il nodo del diritto internazionale

Rakintzis sottolinea che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) consente effettivamente agli Stati costieri di istituire Zee fino a 200 miglia nautiche, ma precisa che in caso di sovrapposizioni è necessario raggiungere accordi bilaterali. La Turchia, però, non ha mai ratificato l’Unclos e, secondo l’analista, starebbe cercando di imporre unilateralmente una propria interpretazione del diritto marittimo internazionale.

A suo giudizio, l’approvazione di questa legge rischia di aggravare ulteriormente il clima tra i due Paesi, aumentando il rischio di incidenti nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo, soprattutto durante attività di ricerca energetica o nella posa di cavi sottomarini, come già avvenuto recentemente nell’area di Astypalea.

Le proposte per Atene

Rakintzis ritiene insufficiente la reazione della diplomazia greca, limitatasi – secondo lui – a esprimere preoccupazione per il deterioramento del clima bilaterale. A suo avviso, Atene dovrebbe invece adottare iniziative più incisive, a partire dall’estensione immediata delle proprie acque territoriali almeno a sud di Creta e dalla definizione di accordi bilaterali con altri Paesi, in particolare con Cipro, per la delimitazione della Zee. Tra le misure proposte figurano anche l’adozione di una legge simile a quella turca, il proseguimento delle ricerche energetiche e del progetto di collegamento elettrico con Cipro, eventualmente con la protezione della marina militare, il contrasto alla pesca illegale nelle acque greche e controlli più severi sugli acquisti immobiliari nelle aree di confine da parte di cittadini turchi.

L’analista conclude infine chiedendo un consenso politico nazionale sulle questioni strategiche, sostenendo che le divisioni interne e i giochi politici rischiano di indebolire ulteriormente la posizione della Grecia in una fase particolarmente delicata dei rapporti con Ankara.

 

George Labrinopoulos

Foto © AI, lefimerida

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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