Child Care in Australia: tra sussidi e crepe nel sistema

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Child Care

Asili nido troppo cari, personale impreparato e casi di abusi, il Governo interviene con nuovi sussidi, ma resta aperta la questione della qualità e della sicurezza

In Australia il Child Care, l’equivalente degli asili nido in Italia, è sempre stato oggetto di dibattito e di forti polemiche a causa dei costi elevati che molte famiglie con bambini non riescono a sostenere. Dal 2006 sono aumentati in modo esorbitante, tanto che molte famiglie arrivano a pagare circa 150 dollari australiani al giorno, senza contare l’aiuto dei sussidi del Governo Federale.

La riforma del Child Care Subsidy e l’abolizione dell’Activity Test

Il Parlamento, a maggioranza laburista, ha approvato un aumento del “Child Care Subsidy”, cioè del sussidio per la maggior parte delle famiglie australiane che mandano i loro bambini negli asili nido. Questa riforma è divisa in tre fasi. La prima, chiamata “Children Child Care Package”, è entrata in vigore nel 2023 e ha ridotto in modo significativo le spese per oltre 1,3 milioni di famiglie. In particolare, ha previsto un aumento del sussidio per le famiglie con redditi inferiori a 80.000 dollari l’anno (90% di copertura), con decrescita progressiva fino a un reddito massimo di 530.000 dollari. È stato abolito l’annual cap (cioè il tetto massimo annuo) per la maggior parte delle famiglie, e sono stati previsti sussidi maggiorati anche per i secondi figli sotto i 5 anni. Inoltre, la riforma ha promosso la partecipazione femminile nel mondo del lavoro, riducendo le barriere economiche legate all’assistenza.

Nel febbraio 2025, il Governo del primo ministro Anthony Albanese ha approvato la seconda fase, che entrerà in vigore a gennaio 2026. Il punto centrale è l’abolizione dell’Activity Test”, attualmente ancora in vigore. Si tratta del requisito fondamentale per accedere al Child Care Subsidy. Le famiglie devono dimostrare di svolgere un’attività approvata come lavoro, studio, volontariato regolare, ricerca attiva di lavoro, attività non retribuita in un’impresa familiare o assistenza a un familiare disabile.

Le disuguaglianze create dall’Activity Test

Questo sistema ha creato molte difficoltà, penalizzando le famiglie più vulnerabili: disoccupati, madri single, nuovi migranti, famiglie con problemi di salute o disabilità. Per chi lavora in modo irregolare o part-time, o svolge attività familiari non retribuite, dimostrare l’attività richiesta è spesso impossibile.

Secondo il governo laburista, l’Activity Test ostacola l’accesso precoce all’educazione, riducendo gli stimoli cognitivi, sociali e linguistici per i bambini e creando disuguaglianze già nei primi anni di vita.

Con la nuova riforma, ogni bambino avrà diritto ad almeno 3 giorni a settimana (72 ore ogni 15 giorni) di assistenza sovvenzionata, indipendentemente dall’attività lavorativa dei genitori. Per i bambini First Nations (aborigeni e Torres Strait Islanders), saranno garantite 100 ore ogni 15 giorni. Questa misura rappresenta un passo fondamentale per combattere l’isolamento educativo fin dalla prima infanzia e per offrire a tutti i bambini pari opportunità di crescita e socializzazione. Aiuta anche moltissime madri che finora hanno dovuto rinunciare al lavoro o ridurre le ore a causa dei costi troppo alti del Child Care.

I problemi di qualità e sicurezza nel sistema del Child Care

Detto ciò, è innegabile che nonostante questa importante riforma, il sistema presenti ancora gravi problemi: qualità della cura, scarsa preparazione di molti educatori, burnout professionale, e soprattutto lo scandalo di pedofilia e abusi sessuali che ha colpito lo Stato del Victoria. Il caso ha coinvolto Joshua Dale Brown, arrestato con oltre 70 accuse di abusi su minori e possesso di materiale pedopornografico.

Secondo la Polizia, Brown ha lavorato dal 2017 in oltre 20 asili nido tra Melbourne e Geelong. Una notizia devastante, aggravata dal fatto che le autorità sanitarie hanno contattato oltre 2.600 famiglie per invitarle a far sottoporre i bambini a test urgenti per verificare la presenza di malattie sessualmente trasmissibili.

L’opinione pubblica è rimasta scioccata. Ormai è evidente che il certificato “Working With Children” – simile ai carichi pendenti in Italia – non è sufficiente. Serve molto di più: più controlli, più personale, più formazione.

Educatori non formati, sorveglianza carente e burnout

Child CareMolti esperti sostengono che bisogna aumentare il numero di telecamere di sorveglianza e assumere più personale, perché spesso un solo educatore segue quattro o più bambini. Giustificare questa carenza con la “mancanza di fondi” non è più accettabile, considerando che la maggior parte degli asili sono privati. Inoltre, i controlli delle autorità spesso vengono annunciati in anticipo, quando invece dovrebbero essere a sorpresa.

La premier del Victoria, Jacinta Allan, ha dichiarato che «le regole attuali non funzionano» e ha promesso la creazione di un registro statale dei lavoratori degli asili. Anche il ministro federale dell’Istruzione, Jason Clare, ha confermato la necessità di una ristrutturazione totale del sistema, sia a livello statale che federale.

Un altro grave problema è la mancanza di preparazione degli educatori. Secondo un’inchiesta di ABC News, molti lavorano senza formazione in primo soccorso, protezione dei minori o igiene. Alcuni non sanno riconoscere i segnali di pericolo o non sanno a chi rivolgersi in caso di emergenza. Ci sono stati anche casi di lavoratori senza il controllo obbligatorio Working With Children Check” o con documenti scaduti. Sono state riscontrate gravi mancanze igieniche e organizzative: mani non lavate, piani per l’asma scaduti, farmaci gestiti male, bambini lasciati soli nei bagni o addormentati in posizioni pericolose, educatori che dormivano durante il turno.

In molti casi, i centri per l’infanzia assumono lavoratori casual” (a chiamata) per risparmiare. Ma questi professionisti precari spesso non conoscono i bambini, e ciò aumenta gli incidenti. Inoltre, molti operatori denunciano carichi di lavoro eccessivi: oltre alle attività educative, devono occuparsi di burocrazia, pulizie, e persino della spazzatura. Questo “non-contact time” riduce il tempo di qualità da dedicare ai bambini.

Formazione inadeguata e crisi del settore

L’inchiesta ha anche svelato che migliaia di studenti si iscrivono a corsi accelerati – alcuni falsi o troppo superficiali – solo per ottenere un visto o la residenza permanente. La Australian Skills Quality Authority (ASQA) ha annullato migliaia di certificati rilasciati da scuole non accreditate.

Un altro aspetto gravissimo è il burnout. Secondo l’Università di Sydney, oltre il 70% degli educatori lavora in media 79 ore settimanali non pagate. Questo sfruttamento porta a stanchezza cronica e diminuisce la qualità dell’assistenza.

Sicurezza nel sonno e richieste di intervento

Infine, un problema che ancora non è stato risolto riguarda la sicurezza nel sonno. Il “Safe Sleep Training” non è ancora obbligatorio per legge. Nel 2019, un bambino è morto in un asilo nido a Randwick (Sydney) durante il sonnellino. Aveva già problemi di salute e le condizioni non erano sicure. Red Nose Australia, organizzazione leader nella prevenzione della morte improvvisa infantile, continua a chiedere formazione obbligatoria e aggiornata per tutti gli educatori, non solo per i Family Day Care.

Durante i controlli, sono stati scoperti casi scioccanti: bambini messi a dormire su sdraiette ammuffite con cappuccio in testa, altri trovati a pancia in giù senza nessuno a sorvegliarli, disinfettanti e sacchetti di plastica lasciati alla portata dei neonati, pannolini sporchi dentro gli zaini. Tutto questo dimostra che il sistema del Child Care in Australia sta attraversando una crisi profonda.

Conclusioni: un servizio da riformare con urgenza

È importante che il Governo Federale in carica abbia aumentato gli aiuti economici per le famiglie australiane che non riescono a sostenere i costi dell’asilo nido. Rendere il Child Care più accessibile è un passo avanti fondamentale per l’uguaglianza educativa e per l’inclusione sociale. Tuttavia, sul fronte della sicurezza dei bambini, della qualità del servizio, dell’igiene, della salute mentale degli operatori e della preparazione del personale educativo, restano crepe profonde e pericolose che non possono più essere ignorate.

Non basta investire sui sussidi: bisogna intervenire con urgenza anche sulla qualità. I bambini hanno diritto a un ambiente sicuro, pulito e stimolante, con personale formato e supervisionato adeguatamente. Il sistema dei controlli, inoltre, va completamente ripensato: devono essere frequenti, severi, fatti a sorpresa e soprattutto efficaci.

Il childcare non può essere solo un business. È un servizio essenziale che riguarda la crescita e la protezione dei più piccoli. E proprio per questo, merita la massima attenzione da parte dello Stato e della società.

Giovanni Maria Pontieri

Foto © Diario dal Mondo, The West Australian, Vanity Fair

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Giovanni Maria Pontieri
Giovanni Maria Pontieri lavora nel settore dell'assistenza agli anziani in Australia come social support worker e wellbeing assistant ed è anche giornalista freelance per il bisettimanale italo-australiano "La Fiamma" di Sydney. Nato e cresciuto a Pieve Torina, in provincia di Macerata, ha mosso i suoi primi passi nel mondo del giornalismo grazie al settimanale marchigiano "Orizzonti della Marca." Giovanni per "Eurocomunicazione," scrive articoli riguardanti la società e la politica australiana, con qualche incursione anche sugli argomenti legati all'Unione Europea. Con una passione per la storia, Giovanni ama immergersi in eventi musicali e culturali, e non rinuncia mai a una piacevole chiacchierata con gli amici per rilassarsi e stare in buona compagnia.

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