Si ritorna a scuola ma senza smartphone

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Niente telefonini in classe per legge, un vero esame per gli studenti ma soprattutto una prova per i loro genitori.

Dal prossimo settembre anche gli studenti italiani delle classi superiori attenderanno alle lezioni senza poter più avere a portata di mano il loro smartphone. La circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito firmata il 16 giugno scorso dal ministro Giuseppe Valditara recepisce quanto ormai noto da tempo a livello europeo, ossia che gli smartphone in classe impattano negativamente sull’apprendimento e sul rendimento scolastico degli studenti (rapporto Ocse 2024). Sono infatti numerose le ricerche e le evidenze al riguardo e non mancano neppure statistiche ed esperienze a supporto di questa tesi sempre più avallata e condivisa a livello europeo e non solo.

Uno studio condotto dal Pisa, Programme for International Student Assessment (Programma per la valutazione internazionale dello studente) promosso dall’Ocse, ha rilevato che in Italia quasi il 38% degli studenti ammette di essere distratto dal proprio cellulare durante le lezioni e che il 29% dei ragazzi si dice disturbato dall’uso che ne fanno i loro compagni. Percentuali nettamente superiori alla media Ocse che si attesta invece rispettivamente al 30 e al 25%. Inoltre, dai dati dell’Istituto superiore di sanità, si apprende che più di un quarto degli adolescenti ha con il cellulare un rapporto problematico con ripercussioni che impattano nella vita dei giovanissimi, alterandone i bioritmi veglia/sonno, la concentrazione e la vita sociale.

Anche l’utilizzo del cellulare crea dipendenza

È dello scorso giugno il caso estremo, ma non isolato, di un quindicenne ricoverato per sintomi simili all’astinenza da sostanze, in stato di crisi psicomotoria con comportamenti fuori controllo e tremori diffusi,solamente” per essere stato privato dai genitori del cellulare. E un recente studio, analizzando il modo in cui l’uso degli smartphone influisce sull’attività del cervello, ha rilevato proprio come questo apporti cambiamenti nelle aree (sistema limbico) che si occupano dell’elaborazione della ricompensa (con rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che funge da rinforzo) e del desiderio. 

Cambiamenti molto simili a quelli che avvengono, per l’appunto, in caso di dipendenza da sostanze e questo suggerirebbe come anche lo smartphone possa creare una certa assuefazione, alla pari di quanto può avvenire per fumo, alcol, droga o altre sostanze. Il circuito di ricompensa infatti spinge ad adottare e a ripetere quei comportamenti che hanno dato il piacere innescando il noto meccanismo della dipendenza. Fortunatamente per noi questi effetti sembrano poter essere reversibili con periodi di detox dai device ma è comunque preoccupante il quadro di quanto questi dispositivi possono influire, in ragazzi ancora in crescita e in sviluppo fisico e cognitivo, sulla salute psicofisica. 

Anche i tre studi autorevoli citati dal ministro Valditara e commissionati dall’Ocse, dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dall’Istituto superiore di sanità, denunciano questi rischi. Ora questo nuovo provvedimento ministeriale intende e arginare “gli effetti negativi, ampiamente dimostrati dalla ricerca scientifica” e aiutare il normale processo di crescita dei ragazzi nella scuola affinché essa sia ciò che deve essere; “il luogo dove i talenti e la creatività dei giovani si esaltano”.

Un esempio che arriva dall’estero

Ma l’uso dello smartphone non è ancora pienamente recepito come problematico dalla società (adulta) e ciò richiede un maggiore livello di consapevolezza e conoscenza. Osservare attentamente come un cellulare ci trasforma aiuterà meglio a decidere se subire, più o meno passivamente, quanto di poco salutare questo trend ci propina, consci che i rischi che si corrono da adulti sono ben diversi da quelli che corrono i ragazzi, non ancora pienamente formati nel corpo come nella mente. Nei Paesi Bassi, a un anno dal divieto smartphone e altri dispositivi elettronici, i risultati sono entusiasmanti seppure ci siano scuole, come ad esempio il Calvijn College di Amsterdam, dove i cellulari non sono ammessi da ben sei anni.

Infatti da tempo quasi due terzi delle scuole secondarie olandesi chiedevano ai propri studenti di lasciare il telefono a casa e alcune di riporlo in appositi armadietti per poi ritirarlo solo alla fine della giornata scolastica. Da 317 istituti superiori, intervistati durante uno studio condotto dal Governo, si è riscontrato un impatto positivo sulla concentrazione per i 3/4 degli alunni, un miglioramento nel rendimento scolastico per 1/3 di questi e del clima sociale all’interno delle proprie scuole per i 2/3 degli intervistati, poiché, come ha detto al Guardian il ricercatore del Kohnstamm Instituut, Alexander Krepel, «non essendo più possibile scattare segretamente una foto di qualcuno in classe e poi diffonderla in un gruppo WhatsApp, c’è anche un aumento della sicurezza sociale».

Ma la cosa che maggiormente emerge e sorprende dalle interviste effettuate è che quasi a nessuno studente manca poi l’uso del cellulare e alcuni hanno persino raccontato che una volta a casa non corrono subito a controllare le notifiche ma hanno invece più voglia di interagire con altre persone. In Austria il bando ai telefonini, peraltro già attivo in molte scuole, è legge. Ritenuto salutare per la didattica e per creare ambienti più “sani” ed equilibrati negli istituti, il divieto governativo disposto con ordinanza ministeriale elimina inoltre ogni diatriba o attrito tra studenti, o genitori, e gli insegnanti. Non ci sono quindi più critiche o negoziazioni per divieti percepiti come iniziative autonome e le scuole si sono semplicemente adeguate. Come spesso accade di primo acchito ogni divieto suona sempre minaccioso e restrittivo suscitando dibattiti e reazioni contrastanti ma occorre invece ritenerlo, in questo caso specialmente, salutare.

Cellulare, cellule e cervello

Durante l’adolescenza lo sviluppo cerebrale non è ancora completo. Sappiamo che oltre 1400 medici, scienziati ed esperti hanno firmato una lettera aperta in cui ritengono accettabile il dare uno smartphone solo dopo i 14 anni e l’accesso ai social media dopo i 16. Questo per evitare gli effetti nocivi di un uso prematuro per la salute psicofisica e cerebrale dei più giovani che più di tutti rischiano di subire ansia, tecnostress, quando non addirittura disturbi alimentari, episodi depressivi o di autolesionismo.

Oggi, grazie all’uso della Risonanza magnetica nucleare (Rmn) e alle recenti conoscenze acquisite in ambito neurofisiologico e neuroscientifico sullo sviluppo celebrale siamo in grado di dire che il cervello umano cresce fin oltre i vent’anni per arrivare alla piena maturazione delle sue parti, o aree celebrali, dopo i trenta. A quest’età il cervello umano diventa adulto, neurobiologicamente parlando, con la corteccia prefrontale, sede delle cosiddette “funzioni esecutive”, deputata al ragionamento, alla valutazione delle azioni e al controllo degli impulsi. Questo perché le diverse parti del cervello umano hanno differenti tempi di sviluppo. In fase adolescenziale, infatti, lo sviluppo predominante e dunque fortemente accentuato riguarda l’area limbica, associata alle emozioni, alla parte sociale e istintuale con forti sentimenti di gratificazione e desiderio e questo fa sì, ad esempio, che gli adolescenti decidano più in base a quanto gratifica nell’immediato piuttosto che a quel che sembra giusto.

La differenza tra un uomo e un bambino è la pericolosità del suo giocattolo

Ma quello che oggi si scopre sull’utilizzo dei cellulari da parte dei giovanissimi ci dovrebbe far interrogare maggiormente e non stupire più di tanto. Da sempre sono state inventate tecnologie e creati oggetti per tutti i tipi di utilizzo ma senza mai prescindere dall’utilizzatore finale, sia in termini di età che di preparazione.

Prova ne è il fatto che un trapano elettrico a percussione da sette velocità non lo troveremo mai su uno scaffale di un negozio di giocattoli, così come sarà ben difficile trovare una Barbie in un reparto di Bricolage. Eppure se qualcuno desse un trapano in mano a un bambino di 11 anni tutti inorridirebbero pensando al pericolo e ai danni che potrebbe fare a sè e agli altri, mentre un cellulare da 250 Giga passa semi inosservato forse per ignoranza o forse per comodità, certo è che sembra sempre più difficile essere genitori, anche con la giusta fibra.

 

Adamo De Palma

Foto © ascd.org, edifyworldschoolsdehradun.com, Istituto Dante Alighieri, neuroscienzedipendenze.it

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