I 65 esemplari esposti provenienti dalla collezione Cesati sono pezzi unici creati da fabbri che erano veri artisti
Dal 14 settembre, il Labirinto della Masone a Fontanellato (Parma) ospita una mostra davvero singolare. Si intitola Knock Knock Knock. Guardiani di ferro della collezione Cesati, curata da Alessandro Cesati e dalla Fondazione Franco Maria Ricci. A chi è abituato ad avere in casa o villa citofoni, videocitofoni e campanelli, i battenti da porta o picchiotti in metallo sembrano oggetti provenienti da un passato remoto. Presenti sui portoni dei palazzi e delle abitazioni dei nobili e delle famiglie facoltose per secoli, questi elementi metallici servivano a battere sulla porta per avvertire della propria presenza. È a partire dal Trecento che in Italia si inizia a dominare la tecnica di lavorazione del ferro. Mani anonime di fabbri di grande fantasia e talento creano per i loro clienti dei picchiotti che sono autentiche opere d’arte.
Figure grottesche e animali
La mostra al Labirinto della Masone presenta 65 esemplari, provenienti dalla collezione di Alessandro Cesati, architetto, gallerista e antiquario. «La collezione è iniziata negli anni Settanta con mio padre Fiorenzo, che ha iniziato a fare ricerca sul tema del ferro», racconta. «Era affascinante vedere come un metallo associato alle armi nell’immaginario collettivo possa essersi a prestato a creare delle autentiche sculture, in cui il tema del picchiotto è interpretato ideando figure umane grottesche e animali particolari, come draghi, serpenti, pesci, uccelli».
Il declino nell’Ottocento
I picchiotti della collezione Cesati sono per lo più di provenienza italiana e spagnola. In mostra c’è anche una preziosa maniglia da porta in ferro, scolpito, inciso e ageminato in oro e argento, risalente al XIV secolo, con due mostri marini mitologici (nella foto a destra). «Il periodo di produzione di questi oggetti va dal Trecento al Settecento. La tecnologia giunge in Europa dal mondo arabo», aggiunge Cesati. «I Paesi europei in cui si diffonde maggiormente sono il nord Italia, la Spagna, la Francia, l’Austria e la Germania».
Con l’Ottocento e l’avvento dell’industrializzazione, l’arte della forgiatura entra in un inesorabile declino. Qualcuno inizia a rendersi conto che questi piccoli capolavori andavano preservati, prima che sparissero del tutto. Giorgio Mylius (1870-1935), esponente di un’importante famiglia di imprenditori, crea un’importante collezione, che sarà in seguito dispersa. Fiorenzo Cesati riesce a recuperare in giro per il Mondo alcuni importanti pezzi. «Una curiosità: si dice Mylius si sia innamorato di questi oggetti vedendo in Valtellina un picchiotto del 1574, che recava inciso il nome di chi l’aveva realizzato. Una rarità: non si conoscono quasi mai gli artigiani», puntualizza Cesati.
Con il ferro ogni pezzo è unico
I picchiotti sono un’invenzione medievale? «In realtà, no. Esistevano già nel Mondo greco e romano», sottolinea Cesati. «Erano però in bronzo, una lega metallica di rame e stagno». La lavorazione del bronzo era più semplice: si creava un modello in cera, ricoperto da gesso o argilla, si faceva sciogliere la cera e si versava il bronzo fuso. Ben diverso è portare il ferro a una temperatura elevata, per batterlo e rifinirlo a freddo. Con questa tecnica, non è possibile una produzione seriale. Per esempio, il leone nella foto a sinistra, appoggiato a un’edicola, è di produzione spagnola del Cinquecento ed è un piccolo capolavoro, assolutamente unico.
La metafora della porta
La mostra è accompagnata da foto di porte realizzate da Massimo Listri (a sinistra, la Sala Moresca al Palazzo Reale, Venezia). Al di là del piacere estetico, c’è un altro livello di lettura. «La porta racchiude una metafora, è punto di passaggio», commenta Edoardo Pepino, direttore del Labirinto della Masone. «Gli animali e le figure umane raffigurati sono al contempo protagonisti e custodi che proteggono con aria minacciosa la casa».
Il fascino del labirinto
La simbologia degli oggetti in mostra ha un’assonanza con l’attrazione principale di questa sede museale. Il Labirinto della Masone, che quest’anno festeggia dieci anni, si estende su sette ettari ed è composto da diverse specie di bambù. Il labirinto è metafora del viaggio dell’esistenza umana, del perdersi e ritrovarsi, del percorso verso la conoscenza di sé. Una visita alla mostra Knock Knock Knock è un’occasione per lasciarsi catturare dalla fascinazione del labirinto. E se non si riesce più a uscire? Niente paura, c’è un sistema che tutela i visitatori, che possono ricevere aiuto se non trovano l’uscita. E non c’è nessun Minotauro, per fortuna.
Maria Tatsos
Foto © Massimo Listri, Maria Tatsos













