Scossa nel Partito Liberale: le frasi di Price incrinano il dialogo con le comunità etniche
La parlamentare aborigena del Northern Territory, Jacinta Nampijinpa Price, è stata rimossa dal ruolo di ministro ombra dell’Industria della Difesa dalla segretaria federale del Partito Liberale, Sussan Ley, perché non ha voluto dichiarare il suo sostegno alla leader. La decisione è arrivata dopo una settimana di tensioni per alcune frasi di Price sugli australiani di origine indiana.
In un’intervista alla trasmissione Afternoon Briefing della ABC, Price aveva affermato che il Governo Albanese starebbe favorendo i migranti di alcune nazionalità rispetto ad altre. Come esempio citò la comunità indiana, sostenendo che verrebbe accolta in numero maggiore perché più incline a votare per il Partito Laburista.
Quelle parole hanno provocato forti polemiche perché hanno collegato un gruppo etnico specifico a un comportamento politico, riducendo la comunità indiana a un “mero strumento elettorale” e negandone il ruolo pieno nella società australiana. Le dichiarazioni sono state considerate offensive e discriminatorie e hanno ferito una comunità che in Australia conta oltre 900.000 persone.
Eppure, basti pensare che molti australiani di origine indiana apprezzarono l’allora primo ministro liberale Scott Morrison, tanto che alle elezioni del 2019 votarono in massa il suo partito, come ricordato dal direttore responsabile de La Fiamma e de Il Globo, Dario Nelli, in un editoriale dell’11 settembre. Colpisce che la senatrice Price non abbia ancora voluto scusarsi per quella uscita infelice. Alcuni esponenti liberali, tra cui il deputato indiano–australiano, David Sharma, hanno ribadito che chi sostiene certe affermazioni contro un gruppo etnico e allo stesso tempo non appoggia la leader, è tenuto a dimettersi.
Parole sbagliate
Sussan Ley, riportava ABC News, ha spiegato che il rifiuto di Price di esprimere sostegno l’ha resa incompatibile con il ruolo. Ha aggiunto che far parte del ministero ombra è un privilegio che richiede fiducia nella leader e che anche le frasi “molto offensive” sugli australiani di origine indiana hanno influito sulla sua scelta. La leader liberale ha poi incontrato a Sydney i rappresentanti della comunità indiana, che le avevano espresso quanto quelle parole li avessero feriti. Ai giornalisti ha dichiarato di voler rassicurare la comunità ribadendo che non importa come votano, ma che sono apprezzati per ciò che portano all’Australia.
Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che Jacinta Nampijinpa Price dovrebbe chiedere scusa agli australiani di origine indiana per aver detto che in Australia arrivano più migranti indiani perché tendono a votare per i Laburisti. Anche il ministro ombra della Giustizia, Julian Leeser, ha scritto sui social un messaggio di scuse: “Mi dispiace dirlo, ma sento di doverlo fare. La mia collega Jacinta Price ha detto una cosa per cui voglio chiedere scusa senza riserve”. Ha ricordato che anche Sussan Ley aveva già detto che quelle parole erano sbagliate.
La giornalista Patricia Karvelas ha scritto che nel Partito Liberale cresce la preoccupazione su come ricostruire i rapporti con le comunità multiculturali, dopo i commenti di Price sui migranti indiani che hanno reso ancora più difficile un compito già complesso. Il partito infatti da tempo attraversa una crisi politica, perché continua a non affrontare temi centrali per la maggioranza degli australiani, in particolare i giovani: dal cambiamento climatico alla crisi degli affitti e dei prezzi delle case, fino al distacco dai valori del multiculturalismo.
Secondo Karvelas, la paura è che i liberali siano percepiti come un partito ostile all’Australia multiculturale. Senza il sostegno delle comunità migranti, non hanno futuro. Intanto i laburisti stanno sfruttando la vicenda per presentare i liberali come nemici della comunità indiana.
Il futuro non dipende da chi verrà
Alcuni osservatori sostengono che i commenti di Price abbiano rafforzato l’idea che i liberali
siano contrari all’immigrazione. Il partito però insiste che il problema non è la “razza”, ma i numeri troppo alti degli ingressi e il loro impatto sulle infrastrutture. Ley ha ribadito che le frasi sugli indiani erano sbagliate e non si ripeteranno. Il rischio, tuttavia, è che i liberali siano associati a movimenti e idee estremiste, come la “teoria della sostituzione etnica”, secondo cui gli europei bianchi sarebbero rimpiazzati da popolazioni non europee. Alcuni materiali diffusi durante recenti raduni riportavano concetti simili contro indiani e musulmani. Ley intende allontanarsi da ogni discorso sull’immigrazione legato all’etnia, ma la sua strategia di inviare video alle comunità rischia di amplificare il problema anziché risolverlo.
Il sondaggista greco–australiano Kos Samaras ha spiegato che la sfida per i liberali è enorme: il 31,5% degli australiani è nato all’estero e nei 50 collegi più multiculturali (Sydney, Melbourne, Perth e Adelaide) la maggioranza della popolazione è composta da migranti di prima o seconda generazione. Quasi tutti quei seggi sono oggi saldamente in mano al Labor, molti con ampi margini, mentre la Coalizione ne ha solo due.
Samaras ha concluso che non si può governare l’Australia di oggi senza vincere nei collegi multiculturali. Il futuro non dipende da chi arriverà, ma dalla capacità di parlare in modo credibile all’Australia che già esiste ed è multiculturale.
Continuando su questa strada, il Partito Liberale non vincerà mai le elezioni, perché continua a dare spazio alla sua ala più ultra-conservatrice senza riconoscere il ruolo decisivo che gli immigrati hanno avuto nello sviluppo economico dell’Australia. Così facendo, rischia di restare “liberale” solo nel nome, ma non nei fatti, come già percepito dalla maggioranza degli australiani nelle scorse elezioni federali.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © YouTube, Catholic Social Services Australia,













