Apre al pubblico il Castello del Gallo, scrigno sconosciuto di storie

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Apre al pubblico il Castello del Gallo

Dopo un lungo e complicato lavoro di restauro il sito, meta irrinunciabile per gli artisti del Grand tour, è di nuovo fruibile

Il patrimonio culturale italiano è incredibilmente vasto ma anche in molti casi estremamente fragile, e pone ampi problemi di conservazione. Per questo è importante rendere fruibili al pubblico luoghi che sembravano destinati all’incuria e all’oblio. È il caso del Castello del Gallo, situato nel borgo di Mandela a pochi chilometri da Roma, sottoposto a una lunga e complessa opera di restauro e finalmente aperto alle visite. Un luogo denso di storia nel senso più ampio del termine e di storie individuali, vero scrigno di segreti da svelare.

La storia

Lunghi conflitti fra romani ed equi segnarono il territorio dei monti Lucretili e il borgo di Mandela. In questi panorami il carattere schivo del poeta Orazio trovò ricetto, grazie al dono dell’amico Mecenate che gli regalò un podere del quale ancora sopravvivono i resti. Qui si concretizza il suo ideale di vita solitaria ma non isolata (siamo infatti molto vicini a Roma), moderata e indipendente. Vista la sua posizione strategica, nel Rinascimento il Castello venne acquisito dagli Orsini, e nel secolo successivo da una famiglia portoghese, quella dei Nuñes Sanchez, molto colta e appassionata di giardini. Durante il Seicento il Castello acquisì la struttura e la forma che conserva ancora oggi.

Il giardino prospicente la torre e gli edifici gentilizi richiama il gusto andaluso di derivazione araba, mentre più in basso si possono ammirare il giardino inglese, il bosco romantico e il roseto Bonaparte. Il Castello è infatti legato alla figura dell’Imperatore francese, del quale un grande ritratto campeggia nei saloni interni. Julie Bonaparte, donna di notevole curiosità intellettuale e di inusitata apertura mentale, fondò un rinomato salotto letterario insieme al marito, il marchese Alessandro del Gallo. Il Castello era una meta amata dagli amici francesi di Julie, che qui trovavano un ambiente familiare e ricco di suggestioni.

Il Grand Tour

Con questa espressione si indica la moda ottocentesca di visitare la Penisola, per esplorarne le vestigia della classicità e per ampliare il proprio bagaglio culturale. Pittori, poeti e intellettuali scendono dalle lande del nord in Italia, immortalandone le meraviglie nelle loro opere. Jakob Philipp Hackert si dedica in particolare ai paesaggi di Mandela, affascinato dalla sua natura armoniosa. La serie dei dieci acquerelli raffiguranti il territorio si trova oggi al museo Goethe di Düsseldorf. Qui arrivò anche Goethe in persona, in questa “terra deliziosa” dove le ville sono anch’esse case di delizia, come scrive nel Viaggio in Italia. Aggirandosi nel territorio scopre sempre qualcosa di nuovo e seducente, adatto alla propria proverbiale curiosità intellettuale. Sua nipote, Valerie von Wagner, entra a fare parte della famiglia del Gallo, consolidando il legame fra la Penisola e l’ambiente germanico.

Pittori come Camille Corot trovano nei giardini di Orazio spunto per la propria ispirazione. La rinomata bellezza delle modelle del posto, che sembra derivi dal singolare incrocio con i saraceni, amplia le prospettive del vedutismo per sfociare nel ritratto. Musicisti come Franz Liszt soggiornano nel castello, lasciando il proprio marchio indelebile sul luogo. Ancora oggi è possibile ammirare lo strumento da lui utilizzato. Il pianista e compositore dedica alla vicina Villa d’Este una composizione che evoca i suoi rinomati giochi d’acqua e le sue spettacolari fontane. Il Castello del Gallo riveste dunque un ruolo importante nel Grand Tour, ponendosi come tappa imprescindibile nel territorio.

Il Castello oggi

Rocambolesca la storia del Castello, giunto nelle mani degli attuali proprietari per un debito di gioco. Michele del Gallo, la moglie Alexandra White e i loro figli si dedicano al luogo con passione. Sentirli raccontare le innumerevoli storie che ammantano il Castello significa immergersi in vicende private ma di notevole interesse, in quanto legate alle vicende europee. Incontriamo così i loro avi e scopriamo una vocazione al viaggio e all’esotismo diffusa nell’Ottocento, della quale la scala decorata alla maniera egizia è un segno tangibile. Incontriamo personaggi avventurosi che sembrano usciti dalle pagine di un romanzo, uomini arruolatisi nella legione straniera e poi morti suicidi a causa di un amore infelice. Vediamo il Castello trasformato in centro di comando durante l’occupazione nazista. Numerose le opere d’arte accumulate nei suoi saloni, insieme a oggetti della vita quotidiana. Busti in gesso di fattura ottocentesca ritraggono alcuni imperatori romani, evocando il legame con l’antichità, mentre opere dell’età napoleonica ricordano l’importanza dei Bonaparte.

La sala biliardo ospita anche l’armeria, con spade e moschetti di varie epoche, mentre una collezione di elmetti della Seconda guerra mondiale richiama la storia tragica del Novecento. Un museo allestito nelle scuderie del Castello mostra una pregevole collezione di abiti della famiglia del Gallo, ricordando i prestigiosi incarichi ricoperti dai suoi componenti, insieme ad oggetti esotici portati da innumerevoli parti del mondo. Completa il sito una chiesa dedicata a San Vincenzo Ferrer, edificata nel 1726 dalla già citata famiglia dei Nuñes Sanchez, piccolo scrigno barocco nel quale riposano importanti figure legate non solo alla storia di Roma, ma anche dell’intera Europa. L’apertura del Castello alle visite e la sua vocazione culturale costituiscono dunque una bella notizia per chi aspiri ampliare la propria conoscenza del territorio, indagando storie sconosciute ai più.

 

Oksana Tumanova

Foto © Oksana Tumanova

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