L’analisi di Shay Gal rivela come Israele interpreti le mosse turche tra Egeo, Cipro e Libia in un’unica logica di potere regionale
Nessuna espansione del potere turco è considerata al di fuori dell’orizzonte operativo israeliano.
Per Israele l’Egeo non rappresenta soltanto una storica disputa tra Grecia e Turchia. È piuttosto un “teatro di pressione“, uno spazio strategico in cui si testano limiti, si misurano reazioni e si registrano dinamiche di escalation. È questa la tesi sostenuta da Shay Gal in un’ampia analisi pubblicata su Israel Hayom, nella quale viene delineata la visione di Gerusalemme sulla strategia turca nel Mediterraneo allargato, non in modo frammentario, ma come un unico perimetro di potere in espansione.
L’Egeo come banco di prova
Secondo Gal, la scelta di Ankara di non aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) non sarebbe un dettaglio tecnico, ma una decisione di natura strategica. Mantenere flessibilità giuridica, contestare interpretazioni consolidate e ribadire il casus belli proclamato nel 1995 contro l’estensione delle acque territoriali greche a 12 miglia nautiche costituirebbe un doppio binario: dialogo diplomatico da una parte, pressione costante dall’altra. Non una contraddizione, ma una strategia calibrata.
In questa chiave, strumenti come i NAVTEX senza scadenza definita, le missioni di ricerca accompagnate da unità militari, le sovrapposizioni cartografiche e la dottrina della Patria Blu (Mavi Vatan) sarebbero elementi di una progressiva ridefinizione della “normalità” marittima. Iniziative quali la delimitazione di ZEE, la creazione di parchi marini, la posa di cavi sottomarini o l’assegnazione di blocchi energetici a sud di Creta e di Cipro vengono lette come potenziali punti di frizione geopolitica.
Cipro, laboratorio strategico
Nel quadro tracciato dall’analisi, Cipro rappresenta il caso più avanzato di questa proiezione di potenza. Ankara contesta gli accordi energetici della Repubblica di Cipro, critica le esercitazioni militari e reagisce ai programmi di rafforzamento difensivo di Nicosia. Parallelamente, nella parte settentrionale dell’isola sotto controllo turco, la presenza di droni, sistemi di difesa aerea e infrastrutture di intelligence elettronica (SIGINT) configurerebbe, secondo Gal, una «profondità operativa avanzata» nel Mediterraneo orientale.
Libia e Mar Nero: l’arco si allarga
L’analisi estende lo sguardo anche a ovest. Il memorandum d’intesa marittimo firmato nel 2019 tra Ankara e Tripoli viene descritto come un’estensione coerente della medesima architettura strategica. Il corridoio marittimo che attraversa aree rivendicate dalla Grecia in prossimità di Creta, pur non traducendosi immediatamente in attività estrattive, assumerebbe valore operativo attraverso la reiterazione di accordi e concessioni.
Sul fronte del Mar Nero, Ankara sfrutterebbe il ruolo conferitole dalla Convenzione di Montreux, mantenendo una posizione di “guardiano“ degli Stretti e rafforzando al contempo le proprie capacità navali ed energetiche. La geografia, secondo l’articolo, diventa capitale strategico: non un vincolo, ma una risorsa da valorizzare.
Un’unica architettura strategica
Il punto centrale dell’analisi di Gal è che Israele non osserva la Turchia per dossier separati, ma come un sistema coerente. Egeo, Cipro, Siria, Libia, Mar Nero e Corno d’Africa rientrano in quella che viene definita una lettura unitaria del “perimetro turco”.
Ogni dispiegamento navale, ogni dichiarazione parlamentare, ogni esportazione di droni o consolidamento di basi militari viene inserito in una valutazione strategica continua. L’assenza di un confine terrestre diretto tra Israele e Turchia, sottolinea l’analisi, «non crea distanza, ma elimina l’illusione» di una separazione reale degli interessi.
Il prisma della sicurezza israeliana
La connessione con la sicurezza nazionale israeliana è descritta come strutturale. I progetti di interconnessione energetica sottomarina che collegano Israele all’Europa attraverso Cipro e Grecia attraversano aree contestate da Ankara. Allo stesso modo, l’interoperabilità militare tra Israele, Grecia e Cipro e i piani di presenza nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa vengono interpretati come parti di un unico sistema strategico.
Nel lessico interno israeliano, osserva Gal, esisterebbe persino uno scenario di destabilizzazione marittima denominato in codice “Ira di Nettuno“, segno che la dimensione navale non è affrontata solo in termini teorici, ma operativi.
La conclusione
Per Gerusalemme, conclude l’analisi, le mosse di Ankara vengono valutate sulla base di traiettorie e non di impressioni contingenti. L’Egeo non è soltanto un contenzioso bilaterale: è un indicatore di direzione strategica. L’atteggiamento determina le capacità; le capacità preservano le opzioni.
Il messaggio che emerge è netto: nessuna espansione del potere turco è considerata estranea all’orizzonte operativo israeliano. La questione non è tanto se esista una minaccia nell’immediato, ma se quella potenziale di domani sia già stata mappata nel tempo. Nessuna espansione del potere turco è considerata fuori dall’orizzonte operativo israeliano. La domanda non è se oggi esista una minaccia, ma se quella di domani sia mappata nel tempo.
George Labrinopoulos
Foto © The Blogs – The Times of Israel, Keep Talking Greece













