Kabul e Islamabad scivolano nuovamente in un conflitto antico

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Kabul e Islamabad

Tra attacchi e contraccolpi, continuano gli scontri lungo la linea Durand con il Pakistan che accusa l’Afghanistan di sostenere i terroristi

Esplode nuovamente il conflitto tra Pakistan e Afghanistan lungo la linea Durand, che si estende per 2.640 km, confine tracciato tra i due Paesi dall’Impero inglese che Kabul non ha mai ufficialmente riconosciuto. Tale frontiera divide due etnie: quella dei pashtun, che rappresentano la maggioranza a Kabul pur essendo principalmente concentrati nei territori di Islamabad, luoghi in cui invece l’etnia predominante è quella dei punjabi.

«Gli scontri al confine sono ormai diventati routine ed è quasi impossibile vivere qui tra spari e colpi di mortaio», ha confessato un civile pachistano, abitante di un villaggio non lontano dalla frontiera tra le due Nazioni, al New York Times.

Nonostante le tensioni in questi luoghi non siano una novità, secondo gli esperti di tali dinamiche erano anni che non si verificavano scontri così cruenti tra i due ex-alleati. L’escalation militare cui stiamo assistendo ha avuto inizio giovedì 26 febbraio, momento in cui è giunta la controffensiva del Governo talebano in «risposta alle ripetute violazioni dei confini da parte degli ambienti militari pachistani». Tale iniziativa giunge in seguito agli attacchi aerei che le forze di Islamabad hanno condotto contro la Regione dell’Afghanistan orientale nella notte del 21 febbraio. Con questa azione militare, il Pakistan ha affermato di aver colpito le postazioni di miliziani dei talebani pachistani e del gruppo Khorasan dell’Isis, uccidendone «almeno 80». Eppure l’Onu ha sostenuto che durante il raid siano morti almeno 13 civili.

Le motivazioni dietro il primo attacco vengono fatte risalire alle continue accuse di Islamabad contro Kabul che, secondo il Governo pachistano, non riesce a controllare e reprimere i movimenti terroristici anti-Pakistan che si sospetta siano gli organizzatori di numerosi attacchi che hanno avuto luogo nel Paese.

Le accuse contro Kabul

Kabul e IslamabadSuccessivamente alla risposta militare di Kabul, Islamabad non ha perso tempo nel contraccambiare, attaccando diverse Città afghane, compresa la Capitale. Le relazioni tra i due Paesi confinanti sono peggiorate dopo i sanguinosi scontri dello scorso ottobre che hanno causato la morte di numerose persone da ambo le parti e la conseguente chiusura dei valichi di frontiera terrestri. Nonostante l’Afghanistan continui a negare il suo coinvolgimento nel sostenere le azioni dei movimenti antipachistani, il Governo di Islamabad continua ad accusare Kabul di non agire.

Gli avvenimenti di queste ultime ore non consento di presagire nulla di buono. Il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha apertamente dichiarato guerra al Governo talebano in seguito ai recenti scontri. «La nostra pazienza ha raggiunto il limite. Ora è guerra aperta tra noi e voi» ha scritto su X. Il primo ministro pachistano Shehban Sharif ha dichiarato che le forze armate abbiano «la piena capacità di schiacciare qualsiasi ambizione aggressiva», aggiungendo che le operazioni godano del sostegno dell’intera popolazione.

Il Pakistan ha ribadito, attraverso le parole del ministro degli Esteri, che non intende porre fine al suo impegno a sradicare la minaccia terroristica proveniente dall’Afghanistan e ha esortato il regime afghano a mettere fine all’impunità con cui operano i gruppi terroristici presenti nei suoi territori. Tali affermazioni fanno riferimento ai movimenti di Finta alHindustan, termine utilizzato per riferirsi ai terroristi attivi in Belucistan, e al Fitna alKhawarij, con cui ci si riferisce al Tehreek-e-Taliban Pakistan, movimento bandito da Islamabad. Quest’ultimo gruppo ha recentemente rivendicato buona parte degli attacchi avvenuti contro il Pakistan, nonché ha visto le sue azioni intensificarsi a partire dal 2021, anno in cui i talebani sono tornati al potere.

La risposta afghana

«I nostri soldati saranno vittoriosi. L’Aeronautica Militare del ministero della Difesa nazionale ha condotto attacchi aerei coordinati contro un accampamento militare vicino a Faizabad, a Islamabad, una base militare a Nowshera, posizioni militari a Jamrud e ulteriori località ad Abbottabad. Gli attacchi sono stati effettuati in risposta alle incursioni aeree condotte dalle forze pachistane a Kabul, Kandahar e Paktia». Ha reso noto tramite i suoi social il ministero della Difesa nazionale afghano.

Nonostante i contrattacchi, il portavoce del Governo talebano, Zabihullah Mujahid, continua a invocare a una soluzione mediata, affermando di aver ripetutamente Kabul e Islamabadsottolineato la necessità di una soluzione pacifica e la volontà di giungere a una risoluzione del problema attraverso il dialogo. «Il Pakistan non può liberarsi dei problemi che ha creato con la violenza e i bombardamenti, ma deve cambiare politica e adottare la strada del buon vicinato, del rispetto e delle relazioni civili con l’Afghanistan», ha scritto l’ex presidente afghano Hamid Karzai su X. Eppure la posizione pachistana sembra essere ormai immutabile.

Inviti al dialogo

Le parti coinvolte offrono numeri di feriti e morti differenti. Islamabad sostiene di aver ucciso ben 297 talebani durante gli attacchi mentre hanno perso la vita solo 12 soldati pachistani. Dall’altro lato invece Kabul afferma che i connazionali uccisi sono stati solo 13 mentre sarebbero stati neutralizzati 55 militari pachistani. Entrambe dichiarano che le proprie truppe abbiano distrutto postazioni nemiche e depositi di munizioni. Nel mentre i giornalisti dell’Afp, in collegamento dai territori afghani, affermano di aver sentito numerose esplosioni, colpi di arma da fuoco e jet in volo. Gli stessi giornalisti hanno però riportato che le autorità talebane non hanno aumentato significativamente le forze di sicurezza né i posti di blocco, come a voler riconfermare la volontà di giungere a una soluzione mediata.

Con il protrarsi del conflitto peggiora la situazione umanitaria lungo il confine, dove migliaia di civili fuggono dalle aree del Torkham e di Waziristan. Già in passato tentativi di mediazione tra le parti sono stati tentati dal Qatar e dalla Turchia ma le aspirazioni al cessate il fuoco non hanno portato a nessun accordo duraturo. Anche l’Iran si era proposto come mediatore diplomatico, invitando a una risoluzione delle divergenze attraverso il buon vicinato e il dialogo ma ora, in seguito agli attacchi da parte degli Usa e di Israele, resta incerto se possa ricoprire tale ruolo.

Anche il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa ha lanciato venerdì un appello a una risoluzione pacifica, sottolineando come «nessuna risposta umanitaria può sostituire la volontà politica di rispettare le regole della guerra e privilegiare la distensione». Un richiamo alla deescalation è giunto anche dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e dal capo dei diritti umani, Volker Türk, che hanno invitato a rispettare gli obblighi sanciti dal diritto internazionale, prestando particolare attenzione al diritto umanitario.

Le posizioni opposte di Cina-Russia e Usa

Kabul e IslamabadAnche Cina e Russia sono preoccupate dagli scontri. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino ha invitato Kabul e Islamabad a mantenere la calma e di ricorrere alla moderazione per raggiungere al più presto a un cessate il fuoco che eviti ulteriori spargimenti di sangue. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, si è invece rivolta ai due Paesi affermando: «Facciamo appello ai nostri amici Afghanistan e Pakistan perché si astengano da uno scontro pericoloso e ritornino al tavolo negoziale per risolvere tutti i dissidi con mezzi politici e diplomatici».

Il Governo pachistano ha affermato di star esercitando il proprio diritto all’autodifesa nel respingere gli attacchi afghani, al fine di garantire la sicurezza dei propri cittadini. «Qualsiasi provocazione da parte del regime talebano o tentativo da parte di gruppi terroristici di minare la sicurezza e il benessere del popolo pachistano incontrerà una risposta ferma e adeguata», si legge in un comunicato rilasciato dal ministero degli Esteri di Islamabad.

E se da un lato grandi potenze quali Cina e Russia invitano a una soluzione negoziata, la linea dura intrapresa da Islamabad trova invece sostegno da parte degli Usa. Ciò è stato confermato dal portavoce del Dipartimento di Stato in una dichiarazione rilasciata ai media statunitensi in cui è stato affermato che Washington sia a conoscenza delle crescenti tensioni tra i due Paesi, che vengono fatte risalire a una costante mancanza di rispetto degli impegni antiterrorismo perpetuate dai talebani. «I gruppi terroristici usano l’Afghanistan come trampolino di lancio per i loro attacchi efferati», ha inoltre aggiunto il portavoce americano.

 

Ottavia Scorpati

Foto © BlogSicilia, DW, Rfi, IDCrawl

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