Il mistero dei Tarocchi all’Accademia Carrara di Bergamo

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La mostra “Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna” per la prima volta presenta riunito un capolavoro: il mazzo Colleoni, creato nel Quattrocento e appartenuto al duca Francesco Sforza

Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna” è il titolo della nuova mostra che l’Accademia Carrara di Bergamo ospita fino al 2 giugno prossimo. I tarocchi evocano un mondo di mistero e di occultismo, di cartomanti ma anche di imbroglioni. Sono le carte divinatorie per eccellenza, che aprono uno scorcio sul futuro per chi vuole crederci. La mostra dell’Accademia Carrara ha il grande merito di guidarci in un viaggio culturale, che ci fa scoprire i sette secoli di storia di queste carte. Prima di essere un oggetto popolare, sono state opere d’arte per ricchi e potenti, innocenti carte da gioco anche per la gente comune e persino elemento d’ispirazione per artisti, letterati, psicanalisti del Novecento.

Il primato di Milano

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Quando nascono i Tarocchi? Come scrive il curatore Paolo Plebani, che dal 2020 ha lavorato al progetto di questa mostra, le carte da gioco sono giunte in Europa dall’Oriente intorno alla metà del Trecento. Ma è nel Quattrocento, nei raffinati ambienti di corte dove si era a caccia di svaghi per occupare il tempo, che le carte da gioco prendono piede. Dove? I primi documenti ci parlano di Ferrara, Firenze, e soprattutto Milano. «I mazzi più preziosi e celebri giunti fino a noi furono realizzati fra gli anni quaranta e cinquanta del Quattrocento per Filippo Maria Visconti e per il suo successore Francesco Sforza», scrive Plebani.

Per tutto il Quattrocento, queste carte si chiamanoTrionfi”, come un’opera di Francesco Petrarca, in cui compaiono le forze più importanti nell’esistenza umana: l’amore, la morte, la castità, l’eternità. Dipinti e illustrazioni dedicate a questo libro, di grande successo perché scritto in volgare, hanno ispirato le figure presenti nei primi mazzi di carte. Le quali servivano soltanto per giocare, non per predire il futuro.

Il mazzo smembrato in tre parti

La perla in mostra a “Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna” è il mazzo Colleoni. Dalle ricerche degli studiosi, il condottiero Francesco Sforza (nella foto a destra, in un ritratto del 1480, conservato alla Pinacoteca di Brera), duca di Milano grazie alle nozze con Bianca Maria Visconti, è il committente di questo mazzo di carte. Dipinto dall’artista Bonifacio Bembo, il mazzo presenta sei carte attribuite a un altro pittore, Antonio Cicognara. È un vero miracolo che le 74 carte – ne mancano solo 4 – siano giunte fino a oggi in ottime condizioni. Per la prima volta, la mostra all’Accademia Carrara le presenta tutte insieme, dopo circa un secolo dalla loro separazione.

Infatti il mazzo Colleoni è attualmente diviso fra l’Accademia Carrara (26 carte), la Morgan Library di New York (35 carte) e la collezione privata Colleoni (13 carte). Fu la famiglia Colleoni nel 1911 a vendere 35 carte al magnate americano John Pierpont Morgan. La mostra è stata realizzata grazie anche alla Morgan Library & Museum di New York, creata dal figlio del miliardario, la quale ospiterà una mostra sui Tarocchi dal 26 giugno prossimo, con una selezione delle carte bergamasche.

Da Trionfi a Tarocchi

Tarocchi-_Installation-view_AccademiaCarraraI Trionfi diventano i Tarocchi all’inizio del Cinquecento. E con l’invenzione della stampa, le carte diventano accessibili a tutti (nella foto, i Tarocchi Sola Busca, 1491, stampa colorata a mano). Il mazzo Colleoni, dipinto a mano, con foglia d’oro e una complessa lavorazione tecnica e artistica che ne fanno un piccolo capolavoro, è ormai un’eccezione.

Bisogna spostarsi nella Parigi di fine Settecento per assistere a un cambiamento epocale: i Tarocchi diventano strumento di divinazione. È Antoine Court de Gébelin, ex pastore diventato massone, a inventarsi una storia fantasiosa. I Tarocchi sarebbero espressione di una sapienza segreta degli antichi Egizi. Questa colossale bugia ha successo: i Tarocchi conquistano l’Europa come carte divinatorie.

Fra psicanalisi, arte e letteratura

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Nel Novecento, come documenta l’ultima sezione della mostra, conquistano surrealisti come Breton e i suoi amici artisti, lo psicanalista Carl Gustav Jung, i pittori Leonora Carrington, Niki de Saint Phalle e Francesco Clemente. Lo scrittore Italo Calvino li scopre e se ne innamora. Li considera una meravigliosa macchina narrativa, contenitori di storie avvenute e ancora da succedere. Nella foto, il libro scritto nel 1969 per l’editore Franco Maria Ricci. In seguito, ne Il castello dei destini incrociati (1973) userà le carte del mazzo Colleoni per le narrazioni dei personaggi.

I Tarocchi di De André

Una sezione a parte della mostra è ospitata a Palazzo della Ragione in Città Alta. I Tarocchi di De André è un’installazione con 31 brani musicali del cantautore genovese, che è stato un grande estimatore di queste carte e ne ha tratto spunto per la costruzione dei personaggi delle sue canzoni e nelle scenografie dei concerti. Curata da Studio Azzurro, resterà aperta fino al 3 maggio prossimo.

 

Maria Tatsos

Foto © Adicorbetta, Antonio Cadei, Maria Tatsos, Wikipedia

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