Crisi in Medio Oriente, petrolio e cieli in allarme

0
372
Crisi Medio Oriente petrolio oro

Escalation militare tra Iran, Israele e Usa, rischio radioattivo, scalo dei prezzi energetici e stop ai voli mettono sotto pressione mercati, turismo e obbligazionario europeo

La crisi in Medio Oriente si è trasformata in un conflitto regionale aperto, con effetti immediati sulla sicurezza, sui mercati energetici e finanziari e sui trasporti globali, in particolare quelli aerei.

Rischio nucleare ed escalation militare

Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha definito «molto preoccupante» la situazione attorno agli impianti nucleari iraniani, avvertendo che non si può escludere un possibile rilascio radioattivo con conseguenze gravi, fino alla necessità di evacuare aree grandi quanto o più delle principali Città.

Sul terreno, Israele ha intensificato le operazioni contro Hezbollah in Libano, colpendo obiettivi a Beirut e causando decine di morti e centinaia di feriti, in risposta a un lancio notturno di razzi verso il proprio territorio. L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di decine di località nel Sud del Libano in vista di una possibile ampia offensiva, senza escludere l’opzione di operazioni di terra prolungate.

Il ruolo di Iran e Stati Uniti

Parallelamente, l’Iran ha avviato attacchi di ritorsione contro vari Paesi del Golfo, dopo i raid congiunti degli Usa e di Israele sul proprio territorio, che hanno preso di mira i vertici del regime e infrastrutture strategiche. Washington e Tel Aviv presentano l’operazione come risposta a minacce alla sicurezza regionale, mentre altri attori internazionali avvertono del rischio di un coinvolgimento dell’intera area in un conflitto incontrollabile.

Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che le operazioni militari potrebbero proseguire per diverse settimane, mentre il numero delle vittime aumenta in tutta la Regione, confermando lo scenario di un conflitto destinato a protrarsi. In questo contesto, gli appelli alla moderazione si scontrano con una dinamica di escalation che coinvolge attori statali e milizie alleate.

Petrolio e gas

L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran e la conseguente decisione di numerose petroliere di evitare il passaggio nello stretto di Hormuz hanno subito alimentato il rialzo dei prezzi dell’energia. Il future di aprile sul Wti (acronimo di West Texas Intermediate, utilizzato come benchmark nel prezzo del petrolio, sul mercato dei futures del Nymex) balza di circa il 7% a ridosso dei 72 dollari al barile, mentre il contratto per maggio sul Brent sale di oltre l’8% verso gli 80 dollari, dopo che venerdì i benchmark avevano chiuso rispettivamente a 66,6 e 72,5 dollari.

Dallo stretto di Hormuz transita circa un quinto del petrolio consumato a livello globale, una quota rilevante della quale è destinata al mercato cinese e, in misura più contenuta, all’Europa, oltre al gas naturale liquefatto del Qatar, pari a circa un quinto dell’export mondiale. La crisi in Medio Oriente spinge al rialzo anche le quotazioni del gas naturale: sulla piattaforma Ttf (Title Transfer Facility, è il mercato di riferimento europeo per il gas naturale) di Amsterdam il future di riferimento vola di circa il 20% a 38 euro al megawattora.

Metalli preziosi

Il caos geopolitico innesca, inoltre, la corsa dei metalli preziosi. Sull’onda dell’incertezza Crisi Medio Oriente petroliobalza l’oro e si rafforzano anche argentoplatino e palladio, tradizionali beni rifugio nelle fasi di turbolenza. Tra questi, i metalli preziosi e in particolare l’oro sono «forse il miglior barometro per riflettere l’incertezza globale», come ha affermato l’analista indipendente Ross Norman, secondo cui il metallo giallo potrebbe essere rivalutato al rialzo, segnando nuovi record in quella descritta come una nuova era di incertezza geopolitica. Questo avviene nonostante il rimbalzo del dollaro, che rende più costoso l’acquisto di metalli preziosi per chi compra in altre valute e tende a limitare gli acquisti.

Sul fronte valutario, l’euro arretra di circa lo 0,7% rispetto al biglietto verde, scendendo in area 1,17, in un contesto di crescente avversione al rischio che favorisce i flussi verso il dollaro. Nel frattempo, dopo la forte volatilità del fine settimana, le criptovalute tentano un timido rimbalzo: il bitcoin risale sopra i 65mila dollari, dopo essere arretrato sotto quota 64mila sabato scorso.

Compagnie aeree e turismo in picchiata

Le compagnie aeree sono tra i titoli più penalizzati nelle Borse europee a causa del conflitto in Medio Oriente, che ha provocato l’annullamento di migliaia di voli. A Parigi crolla Air FranceKlm con un ribasso vicino al 9%, mentre a Francoforte Deutsche Lufthansa arretra di oltre il 6%. A Londra le vendite colpiscono Iag (holding che controlla Iberia e British Airways) e Wizz Air, mentre le perdite risultano consistenti ma più contenute per EasyJet e Ryanair.

Le compagnie aeree globali hanno cancellato voli in tutto il Medio Oriente dopo che Usa e Israele hanno lanciato attacchi aerei contro l’Iran, che ha reagito con propri attacchi di ritorsione, gettando la Regione in un nuovo conflitto che si estende progressivamente ad altri Paesi. Il traffico aereo globale risulta fortemente interrotto, poiché la guerra ha costretto alla chiusura dei principali hub mediorientali, tra cui DubaiDoha e Abu Dhabi, per il terzo giorno consecutivo, bloccando decine di migliaia di passeggeri in tutto il Mondo. Si calcola che siano stati annullati oltre 5.000 voli, con un’interruzione del trasporto aereo paragonata da molti osservatori a quella vissuta durante la pandemia.

Tra ritardi, cancellazioni e dirottamenti, le principali compagnie stanno rivedendo rotte e operatività su scala internazionale. Le mappe dei flight tracker mostrano un quasi totale “vuoto” sopra l’Iran e i Paesi limitrofi, con il traffico deviato su rotte alternative, soprattutto attraverso Egitto e Arabia Saudita. Le tratte più penalizzate sono quelle tra Europa e Asia, costrette ad aggirare l’intera Regione, con un conseguente aumento dei tempi di viaggio e dei costi del carburante.

Allerta Easa e rischio per l’aviazione civile

L’Easa, l’agenzia europea per la sicurezza dell’aviazione, ha diffuso un bollettino sulle zone di conflitto raccomandando alle compagnie di non operare nello spazio aereo interessato, a tutte le altitudini, almeno fino al 2 marzo. Nel comunicato, l’agenzia sottolinea che, «dato l’intervento militare in corso, è probabile che si verifichino azioni di ritorsione contro le risorse statunitensi e israeliane nella Regione», introducendo ulteriori rischi elevati non solo per lo spazio aereo dell’Iran, ma anche per quello dei Paesi confinanti che ospitano basi militari statunitensi o sono comunque coinvolti nelle ostilità.

Il possesso di sistemi di difesa aerea a tutte le quote, insieme alla capacità di impiegare missili da crociera e balistici e assetti aerei con funzioni di intercettazione, rende l’intero spazio aereo interessato vulnerabile a rischi di spillover, errori di identificazione, errori di calcolo e fallimenti nelle procedure di intercettazione. Alla luce degli sviluppi attuali e attesi, l’Easa parla di un rischio elevato per l’aviazione civile che opera nella Regione, invitando le compagnie ad adottare la massima prudenza.

Il caso Air France-Klm e l’effetto sul turismo

Air FranceKlm risente in modo particolare delle vendite non solo per l’esposizione al traffico verso il Medio Oriente, ma anche per un fattore specifico di natura legale e regolatoria. Il gruppo ha infatti annunciato di aver preso atto della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, che ha confermato la decisione della Commissione europea del 2017 nei confronti di tredici operatori del trasporto merci, tra cui le sue controllate Klm e Martinair, per pratiche ritenute anticoncorrenziali.

«Le pratiche in questione risalgono a oltre 20 anni fa e sono state oggetto di procedimenti amministrativi dinanzi ai tribunali europei, culminati in una decisione ora definitiva», ha dichiarato Air France-Klm in un comunicato stampa. Il gruppo prevede di pagare una sanzione pari a 368 milioni di euro, interessi inclusi, a marzo 2026, precisando che 366 milioni erano già stati accantonati nei conti per questo contenzioso, riducendo i margini di manovra sul fronte finanziario.

L’escalation in Medio Oriente colpisce duramente anche i titoli del turismo nelle Borse europee. A Parigi arretra Accor, primo gruppo alberghiero europeo, mentre a Francoforte soffre Tui, principale tour operator del Vecchio Continente. Tra le compagnie di crociere, è in calo Carnival a Londra, segno di un comparto che sconta il timore di una domanda più debole verso le destinazioni percepite come a rischio.

Nel terzo giorno dell’operazione militare condotta con gli Usa, lunedì Israele ha continuato a bombardare l’Iran, lanciando al contempo incursioni in Libano che potrebbero durare «molti giorni», in risposta agli attacchi del movimento filo-iraniano Hezbollah contro il suo territorio. «Riteniamo che una zona di guerra attiva, insieme alle interruzioni dei voli dovute alla chiusura dello spazio aereo e degli aeroporti, freneranno la propensione a viaggiare nella Regione», ha affermato in una nota B Riley Securities, sintetizzando i timori del settore.

 

Ginevra Larosa

Foto © Offshore Engineer Magazine, RSI, Meteofinanza, IlMioDrone, Balkanweb

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui