Benzoni: Politiche 2027, la sfida è aperta

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Benzoni Politiche 2027

In vista delle elezioni del 2027, si preannuncia una sfida serratissima tra coalizioni. In mezzo, una serie di incognite decisive: i partiti di centro, il futuro politico di Vannacci, la nuova legge elettorale

A meno di un anno dalle politiche del 2027 una serie di evoluzioni nello scenario politico italiano hanno reso la corsa per Palazzo Chigi inaspettatamente aperta. La nascita di Futuro nazionale (Fn), il tracollo della Lega e la vittoria del No al referendum hanno riaperto la competizione e ribaltato i certi calcoli di Meloni.

La presidente del Consiglio, un tempo forte dei sondaggi che davano la coalizione ampiamente in testa, è oggi costretta a ricalibrare con attenzione le prossime mosse. Dalla legge elettorale ai propri alleatiVannacci più di chiunque altro. Il presidente di Fn ha più volte ribadito che se la linea del Governo, da Kiev alla re-migrazione, dovesse rimanere invariata, correrebbe da solo. 

Già denominata da molti stabilicum, invece, la nuova normativa elettiva dovrebbe prevedere una base proporzionale con ampio premio di maggioranza – da intendersi raggiunto una volta superato il 40% dei voti. Rimangono incerte le liste bloccate e la soglia di sbarramento – fissata in linea di ipotesi al 3% per i partiti e al 10% per le coalizioni.

Rare eccezioni di collaborazione a livello locale non compensano una distanza sistemica che contrappone più visioni di Paese. Da Conte a Schlein, passando per il nuovo fiore all’occhiello del campo riformista, Silvia Salis, si notano modi di intendere il futuro dell’Italia opposti – dalle primarie alle grandi questioni internazionali.

Ecco perché, in vista del 2027, ci si aspetta un testa a testaNe parliamo con l’onorevole Fabrizio Benzoni, deputato di Azione e consigliere comunale a Brescia.

Le primarie sono uno strumento valido per decidere il leader di una coalizione?

«Personalmente non ci ho mai creduto. Se guardiamo all’oggi, un centro-sinistra così diviso rischierebbe solo di implodere». 

«Ma il vero tema è che con le primarie non vince chi è capace di federare o il candidato con le migliori caratteristiche se a votare sono gli iscritti, i militanti e, più in generale, tutto il mondo che ruota intorno ai partiti in questione».

«Io mi attengo al nostro sistema costituzionale. Siamo in una Repubblica parlamentare, perciò, il mezzo naturale tramite cui scegliere il leader di un’alleanza politica è il Parlamento che, sulla base della propria composizione, prova a fare la quadra intorno a un nome».

Silvia Salis ha buone possibilità di giocare il ruolo di federatore del csx?

«La sindaca di Genova ha certamente un’ampia visibilità mediatica, sta conquistando gradualmente fiducia e buone impressioni dei cittadini italiani. Ma parlare di ruolo di federatore mi pare ancora troppo prematuro. Non perché non stia facendo un ottimo lavoro a Genova, anzi, per quanto mi riguarda, rientra senza dubbio tra i profili riformisti più abili nel panorama amministrativo».

«Ma la domanda è sempre la stessa: come costruire un asse che da Salis passi per Conte e Schlein, senza che si scatenino guerre fratricide dopo pochi minuti?
Al di là di chi impugnerà leadership, bisogna governare. E abbiamo vistosi esempi di coalizioni fin troppo eterogenee sfaldatesi ben prima che la scadenza naturale del mandato si imponesse».

«Quando da un lato c’è chi considera la difesa di Kiev un punto prioritario per il futuro della democrazia e dell’Europa e chi, al contrario, chiede di bloccare l’invio di armi – e addirittura di ricomprare il gas dalla Russia – si profila un solo esito possibile: incompatibilità strutturale. Anche perché la differenza di vedute non riguarda solo l’Ucraina: si pensi al nucleare, alle politiche industriali, al Superbonus».

«Ad ogni modo, dirò un’ovvietà, credo che tutti noi ci stiamo focalizzando troppo su chi guiderà questo percorso e troppo poco su programmi, temi, e proposte concrete».

Una costituente potrebbe allora essere un’alternativa?

«No. Si porrebbe lo stesso identico problema, mancanza di una visione comune. Un conto è governare un Comune, dove spesso ci si può venire incontro. Azione lavora bene in molte amministrazioni locali col cosiddetto campo largo – io stesso a Brescia come consigliere comunale. Ma se provi a fare il punto a livello nazionale con una costituente dei programmi, il risultato è sintomaticamente una summa poco coerente di idee e valori di tutti».

Rivedremo un terzo polo in vista delle prossime politiche?

«Non lo escludo, ma ne dubito fortemente. È vero che, se consideriamo il forte tasso di astensionismo, ad oggi, c’è un grande margine di crescita per il cosiddetto centro. Molti sono anche i partiti che rivendicano di rappresentarne i valori. Il punto è che di tutti i nomi che potremmo fare – Italia Viva, Più Europa, Ora, Partito Liberal Democratico – siamo rimasti solo noi al centro. In pochi credono davvero in questa idea di uscire dai due poli – seppur, personalmente, mi consideri terzo, ma non equidistante». 

«Il nostro ruolo, e questo è bene ricordarlo, è di opposizione a un Governo che giudico disastroso, che vive di consenso e di social, ma poi, dalla sicurezza all’energia, non porta a casa un risultato».

«Gli altri o si sono arresi o tendono a ragionare in maniera opportunista. Sia Ora che il Pld sembrano abbastanza disillusi sul successo di un’area di centro. Mentre Renzi mi pare abbia tranquillamente archiviato la difficoltà di governare con Conte».

Una coalizione Pd, Forza Italia assieme alle formazioni centriste è da considerarsi fantapolitica?

«Non è un ragionamento necessariamente irrealistico, ma tutto dipende dalla legge elettorale. Se ci fosse un proporzionale puro se ne potrebbe parlare, ma non mi pare sia tra le prime opzioni di Meloni».

Dopo le indiscrezioni del Corriere su Calenda nella maggioranza, c’è qualcuno in Azione a cui piace quest’idea?

«Le idee dei singoli sono soprassedute dalle idee del partito. Abbiamo fatto un congresso che ha assegnato una linea precisa al segretario. Noi stiamo dove ci hanno posizionato gli elettori e la loro fiducia: al centro».

Glielo chiedo perchè in molti hanno avuto l’impressione che Calenda stesse flirtando con Forza Italia

Benzoni Politiche 2027«Il fatto che Carlo sia stato presente più volte in convention di Fi o della maggioranza – se pensiamo ad Atreju – non significa nulla. Il segretario – come il partito di cui è a capo – è mosso da un moto di ideali liberali; perciò, va dovunque lo invitino.
Mi lasci dire, però, che spesso assistiamo a una narrazione voluta e viziata dalla stampa. Non è un caso che faccia notizia solo la presenza di Crosetto come ospite alla presentazione del libro di Calenda. La verità è che, tra gli altri, ci sono stati anche Gentiloni, Picierno, Prodi, Salis. Non proprio dei meloniani doc».

«In più, questo è per me il tema vero, oggi, per andare a destra si dovrebbe dire che questo Governo sta facendo qualcosa di positivo. Ma, se oggi dovessi dare un giudizio generale sull’operato dell’attuale maggioranza, sarebbe profondamente negativo».

 

Fabio Sinisi

Foto© Giornale di Brescia, Virgilio, La Repubblica, Il Foglio

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