Il “ladro” di mamme

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Mamme

Tra cura e competizione affettiva, il rischio nelle separazioni è confondere i ruoli e trasformare i figli in terreno di rivalità emotiva

Negli ultimi anni è comparsa una parola curiosa, quasi tenera, apparentemente moderna: “mammo” .

All’inizio sembrava una rivoluzione gentile. L’uomo che cambia pannolini, prepara pappe, accompagna i figli a scuola, ascolta, accudisce. Finalmente un padre presente, emotivo, partecipe. E questo, naturalmente, è un bene.

Ma esiste una zona più ambigua e meno raccontata. Quella in cui il padre, soprattutto dopo una separazione conflittuale, non desidera più soltanto essere un buon papà, ma vorrebbe fare tutto quello che non ha mai fatto prima, e non si percepisce come un papà particolarmente accudente ma come un sostituto inconsapevole della mamma. E senti dire frasi del tipo: «Io gli davo il biberon, di fatto sono proprio un mammo»: no, sei un papà che dà il biberon come è giusto che deve essere.

E allora viene il dubbio. Che vorrebbe sostituire la madre. Vorrebbe vincere. Vorrebbe essere scelto. Talvolta persino chiamato “mamma”, come se l’amore dei figli fosse una competizione elettorale affettiva. Ed è qui che il “mammo” smette di essere evoluzione e rischia di diventare confusione identitaria.

Molti psicologi contemporanei distinguono infatti tra cura paterna e sostituzione materna. La prima è sana. La seconda può nascondere ferite narcisistiche, bisogno di approvazione, rivalità con l’ex partner. Il pediatra e psicoanalista britannico Winnicott, pur parlando soprattutto della figura materna, sosteneva che il bambino cresce bene quando gli adulti mantengono funzioni riconoscibili e stabili. Non serve che il padre “diventi madre”; serve che sia un padre sufficientemente presente, autorevole e affettivo nel proprio modo personale.

Anche Jung probabilmente vedrebbe in questo fenomeno una crisi degli archetipi familiari moderni: il padre non accetta più il proprio ruolo simbolico e tenta di occupare quello materno per paura di essere percepito come meno indispensabile. È come se dicesse: «Se non posso essere il centro emotivo assoluto, allora diventerò ciò che il bambino ama di più».

Ma l’amore filiale non funziona così. Un figlio non ha bisogno di copie. Ha bisogno di differenze armoniche. Il padre non deve imitare la madre, ma aiutare il figlio ad aprirsi al Mondo, alla regola, all’autonomia, senza per questo rinunciare alla tenerezza. E un padre può essere dolce senza travestirsi psicologicamente da madre. Perché il rischio, nelle separazioni conflittuali, è che il figlio diventi territorio di conquista emotiva.

La madre cucina la torta? Il padre organizza Disneyland. La madre mette regole? Il padre diventa “quello simpatico”. La madre consola? Il padre vuole essere adorato. E nel mezzo resta il bambino, spettatore involontario di una gara sentimentale che non dovrebbe esistere.

ChatGptNelle società tradizionali i ruoli genitoriali, pur cambiando nel tempo, hanno avuto confini simbolici chiari. Oggi quei confini sono più fluidi, e potrebbe essere una ricchezza, ma talvolta la fluidità diventa smarrimento. Non perché un uomo non possa essere accudente o emotivo, ma perché ogni relazione educativa ha bisogno di autenticità, e non di imitazione.

Un padre che prepara la cena, intreccia capelli o canta ninne nanne è meraviglioso e deve essere normale; quando però rifiuta il proprio ruolo perché teme che da solo non basti diventa un problema. E compare il “mammo competitivo”, quello che dice: «Con me si diverte di più»; «Con me sta meglio»; «Io lo capisco davvero»; «i figli preferiscono stare con me che con la madre».

Ma un figlio non dovrebbe essere costretto a scegliere quale genitore amare di più. Non è un referendum affettivo. La vera maturità paterna infatti dovrebbe consiste nell’avere il coraggio di essere un padre diverso, imperfetto, autentico. Un padre che non cerca di vincere contro la madre, ma di restare accanto al figlio senza cancellare nessuno. Perché alla fine un bambino non ha bisogno di due mamme in competizione, ha bisogno di adulti che cooperino per il suo bene.

Buona Festa della mamma!

 

Serena Maffia

Foto © AI

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