Le operazioni prolungate hanno inciso su munizioni strategiche e difese antimissile, alimentando dubbi sulla capacità operativa americana
Secondo Reuters gli Stati Uniti avrebbero consumato una parte significativa delle proprie scorte di missili di precisione a lungo raggio, alimentando preoccupazioni all’interno dell’apparato militare sulla capacità di Washington di affrontare eventuali nuove crisi internazionali. È quanto emerge da informazioni riferite da diverse fonti a conoscenza dei dati, secondo le quali il protrarsi del conflitto avrebbe inciso sensibilmente sulle riserve strategiche di alcune delle principali munizioni impiegate dalle forze armate americane.
L’intervento deciso da Trump
Secondo il rapporto, il presidente Donald Trump aveva dato il via all’intervento militare contro l’Iran, in coordinamento con Israele, nel mese di febbraio, nella convinzione che le operazioni sarebbero state rapide e di breve durata. L’evoluzione del conflitto, tuttavia, avrebbe smentito queste previsioni, trasformando la campagna in una guerra prolungata che ha richiesto un impiego massiccio di sistemi d’arma avanzati. Tre fonti vicine al dossier hanno espresso preoccupazione per la riduzione delle scorte di missili, ritenendo che il loro progressivo esaurimento possa limitare la capacità degli Stati Uniti di esercitare un efficace deterrente nei confronti di altre grandi potenze, in particolare Russia e Cina.
Una quarta fonte ha spiegato che il Comando Centrale statunitense (Centcom), responsabile delle operazioni in Medio Oriente, avrebbe quasi esaurito le proprie disponibilità di missili terrestri già nelle prime fasi del conflitto. La continuità delle operazioni sarebbe garantita trasferendo munizioni provenienti da altre basi militari americane dislocate nel Mondo. Tutte le persone interpellate hanno chiesto di rimanere anonime, trattandosi di informazioni riservate.
La posizione della Casa Bianca
Interpellata sulla questione delle scorte, la Casa Bianca secondo Reuters ha diffuso una dichiarazione del presidente Trump nella quale avrebbe ribadito che gli Stati Uniti dispongono di «molte più munizioni di qualsiasi altro Paese al Mondo» e di quantitativi «superiori a quelli realmente necessari». Trump ha inoltre sostenuto che l’industria della difesa americana sta producendo armamenti a livelli senza precedenti, ampliando contemporaneamente impianti produttivi e capacità industriali.
Gli analisti riconoscono che la produzione di diverse categorie di munizioni, tra cui proiettili d’artiglieria e alcuni sistemi missilistici, è effettivamente aumentata in modo significativo. Tuttavia, avvertono che anche gli attuali ritmi produttivi potrebbero non essere sufficienti a sostenere un conflitto di lunga durata ad alta intensità. Nessun commento è invece arrivato da Lockheed Martin, azienda produttrice dei missili Atacms, dei nuovi PrSM e del sistema di difesa Thaad, né da Raytheon, che realizza i missili da crociera Tomahawk e gli intercettori Patriot, due dei principali sistemi d’arma impiegati da Washington.
Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha assicurato che le forze armate statunitensi mantengono piena capacità operativa. «L’esercito americano è il più forte al Mondo e dispone di tutto ciò che serve per operare nel momento e nel luogo scelti dal presidente», ha dichiarato, sottolineando che le recenti missioni condotte con successo e che gli Usa continuano a possedere un ampio ventaglio di capacità militari per difendere i propri interessi.
Il dossier sulle scorte
Secondo le fonti, i dati aggiornati sulle scorte missilistiche sarebbero stati presentati al Governo federale la scorsa settimana, nel pieno di un acceso confronto all’interno dell’amministrazione Trump sull’opportunità di proseguire gli attacchi contro l’Iran senza compromettere eccessivamente le riserve strategiche necessarie per affrontare eventuali altre crisi globali. Uno degli aspetti più delicati riguarda i missili Atacms e i nuovi Precision Strike Missile (PrSM). Una delle fonti ha spiegato che la loro riduzione rifletterebbe la scelta dell’amministrazione di privilegiare attacchi a lunga distanza, evitando operazioni considerate più rischiose, come l’impiego di droni per missioni di bombardamento diretto.
Gli esperti sottolineano che questi sistemi rappresentano un elemento fondamentale in un eventuale confronto con avversari dotati di sofisticate difese aeree, come la Cina, poiché consentono di colpire bersagli strategici mantenendo le forze statunitensi a distanza di sicurezza. Un rapporto pubblicato a marzo dal Center for Strategic and International Studies (CSIS) evidenzia già l’impiego dei missili PrSM durante gli attacchi condotti all’interno dell’Iran. Lo stesso studio ricordava come le scorte iniziali di questa nuova generazione di missili fossero limitate, trattandosi di un sistema recentemente entrato in servizio, anche se l’esercito americano ha già pianificato consistenti ordini di produzione in vista del 2027. Parallelamente, le forze armate statunitensi stanno progressivamente eliminando i vecchi missili Atacms, sostituendoli proprio con i più moderni PrSM.
Le difese antimissile
Le preoccupazioni, tuttavia, non riguardano soltanto le armi offensive. Secondo due fonti, i vertici militari avrebbero informato per settimane il presidente Trump del
progressivo esaurimento anche delle scorte di missili difensivi, in particolare degli intercettori Patriot. Diversi media statunitensi hanno riferito nei giorni scorsi che proprio queste valutazioni avrebbero contribuito alla decisione del presidente di rinunciare a un nuovo massiccio attacco contro l’Iran. Una ricostruzione contestata da un funzionario americano, secondo il quale Trump avrebbe invece scelto di non intensificare il conflitto a seguito delle pressioni esercitate dagli alleati del Golfo.
Ulteriori elementi arrivano da un nuovo rapporto del Csis, secondo cui tra febbraio e luglio gli Usa avrebbero utilizzato circa il 65% delle proprie scorte di missili intercettori Patriot, mentre le disponibilità dei sistemi Thaad sarebbero diminuite di almeno il 38% rispetto all’inizio della guerra. Patriot e Thaad rappresentano i principali sistemi di difesa antimissile statunitensi e svolgono un ruolo essenziale nell’intercettazione e nella distruzione dei missili balistici in arrivo.
Sebbene Reuters non abbia potuto verificare direttamente questi dati, due fonti hanno riferito che le cifre risultano sostanzialmente coerenti con le valutazioni interne dell’amministrazione americana. Secondo una delle fonti, dall’inizio del conflitto gli Usa avrebbero inoltre impiegato quasi la metà delle proprie scorte globali di missili da crociera Tomahawk, armamento lanciato principalmente da cacciatorpediniere, incrociatori e sottomarini e considerato fondamentale per colpire obiettivi altamente protetti senza esporre al rischio gli equipaggi degli aerei. Anche questo dato non ha potuto essere verificato in modo indipendente. Nel frattempo Raytheon, controllata del gruppo Rtx, ha già raggiunto un accordo preliminare pluriennale con il Pentagono per incrementare la produzione dei missili Tomahawk e di altre munizioni strategiche, nel tentativo di ricostituire rapidamente le riserve consumate durante le operazioni in Medio Oriente.
Il dibattito politico
Sul piano politico, il conflitto continua infine ad alimentare un acceso dibattito negli Usa. Numerosi osservatori e parlamentari contestano infatti l’autorità del presidente Donald Trump di aver avviato e proseguito operazioni militari contro l’Iran senza una preventiva autorizzazione del Congresso. Finora, infatti, l’amministrazione non ha presentato alcuna richiesta formale né per una dichiarazione di guerra né per un’autorizzazione all’impiego della forza militare.
George Labrinopoulos
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