Parte da Piazza dell’Obelisco il cammino della manifestazione. «Con questa grande opera dedicata alla Divina Commedia, noi torneremo a rinascere, inizieremo un nuovo cammino». Intervista al sindaco
Tagliacozzo va visto dall’alto, dal monte Civita, dal loggiato di Palazzo Ducale, per ammirarne l’estensione, la ricchezza di chiese e monumenti, la sinuosa bellezza.
Uno scrittore praghese parlando della sua città ha scritto: «Se guardi di lassù Praga (dal Castello), che accende ad una ad una le sue luci, ti senti come uno che volentieri si getterebbe a capofitto in un lago chimerico».
Fatte le dovute proporzioni, anche noi volentieri ci tufferemo sul lago chimerico – Tagliacozzo.
A rappresentare Parigi è la Tour Eiffel, Atene l’Acropoli, l’Egitto la Sfinge. A rappresentare Tagliacozzo: Piazza dell’Obelisco, risponde senza esitare il sindaco Vincenzo Giovagnorio.
Citata da Dante
Città Ducato nel Medioevo, periodo che ha segnato la storia di Tagliacozzo dapprima con la battaglia del 23 agosto 1268 fra il giovane Corradino di Svevia e Carlo D’Angiò, che ridisegnò le gerarchie politiche e geografiche del Mezzogiorno d’Italia. E immortalata da Dante Alighieri nella Divina Commedia (Inferno, canto XVIII): «e là da Tagliacozzo, /dove sanz’arme vinse il vecchio Alardo».
Città di fede
Poi la costruzione di numerose Chiese lungo il centro abitato ed extra moenia, a testimonianza di una fede millenaria mai venuta meno, e la figura del Beato Tommaso da Celano primo biografo di San Francesco, le cui ossa riposano nella chiesa di San Francesco.
La salma del Beato celanese si trovava già da quasi due secoli nel Monastero di San Giovanni in Val de’ Varri (oggi frazione del Comune di Sante Marie), dove aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita come direttore e guida spirituale delle Clarisse. Vi si spense nell’ottobre del 1260.
Beato Tommaso da Celano
Lo storico marsicano Muzio Febonio, nella vita del Beato Tommaso, scrive che dopo il sacco di Roma del 1527 ad opera di soldati spagnoli e tedeschi, una truppa di masnadieri da Roma si diresse lungo la via Valeria e si dette al saccheggio con la distruzione del Castello di Luppa e poi di quello di Val de’ Varri e spogliò la chiesa di San Giovanni dove erano ancora le suore clarisse. La Badessa si rifugiò nella vicina Scanzano e il guardiano del Convento di San Francesco a Tagliacozzo mandò esploratori per accertarsi dei danni.
Intanto i cittadini di Scanzano si stavano mobilitando per portare le spoglie del Beato Tommaso nella loro Chiesa, quando di notte alcuni cittadini di Tagliacozzo mandati dai frati di San Francesco fecero un blitz traportando la salma nella Chiesa di San Francesco. Rivalità medievali che attestavano anche una devota partecipazione del popolo ad appropriarsi della salma per venerarla.
Ancora. La figura di Francesco Capocci, uno dei tredici soldati della sfida di Barletta, avvenuta il 13 febbraio 1503 nella piana tra Andria e Corato, in territorio di Trani fra tredici cavalieri italiani (sotto l’egida spagnola) e altrettanti cavalieri francesi, durante la Battaglia di Cerignola, confronto che si concluse con la vittoria degli italiani.
Orsini e Colonna
Alla guida di “Taleaecotium Ducatus Amplissimus Caput Marsorum”, ci sono stati gli Orsini sino al 1497, che hanno costruito Palazzo Ducale e sviluppato la Chiesa di San Francesco, e la potente famiglia romana dei Colonna che subentrò agli Orsini.
E proprio nel convento della chiesa francescana si è consumato un delitto di popolo contro i fratelli Rinaldo e Giovanni Orsini, rifugiatisi nel Convento e messi a morte nel 1390 nella lotta tra le diverse fazioni che si era instaurata per la conquista del Regno di Napoli.
L’assalto al convento di San Francesco
«La plebe stessa, simile a valanga che precipita, che niuna forza vale a rattenere, assalì il convento di San Francesco, dove trovavansi i fratelli Rinaldo e Giovanni Orsini, e sorda alle preghiere, alle promesse e alle lusinghe di quei religiosi, li mise a morte nell’anno 1390» (Gattinara).
Chi ha il piacere di visitare oggi Tagliacozzo respira ancora quell’aria di fasto che lo vide primeggiare in anni in cui le lotte per il potere non finivano mai. Tagliacozzo, grazie al mecenatismo degli Orsini, dei Colonna, dei Barberini e più tardi di potenti Signori locali, si arricchiva di palazzi, di chiese, di conventi.
Ideale del Rinascimento

Il Palazzo Ducale è la testimonianza di quegli antichi fasti. Come Vespasiano Gonzaga nell’edificare Sabbioneta volle compendiare l’ideale politico del “Principe” di Machiavelli e quello urbanistico di Leon Battista Alberti, così gli Orsini vollero fare di Tagliacozzo una città che per l’Abruzzo rappresentasse l’ideale del Rinascimento. È sufficiente visitare Palazzo Ducale per rendersene conto. Quadri e affreschi risentono dell’influsso del Pollaiolo e di Benozzo Gozzoli.
Federico Zeri
Su Palazzo Ducale è intervenuto anche lo scomparso critico d’Arte Federico Zeri, che ha vissuto alcuni anni dell’adolescenza a Tagliacozzo nel periodo estivo, in un articolo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” il 19 dicembre 1996: “Verso il 1940 passò in proprietà della G.I.L. (Gioventù Italiana Littorio) o di altra organizzazione analoga e l’interno venne ristrutturato, con uno scalone in cemento. Sparirono allora tutti i quadri (che provenivano dalla Galleria Barberini di Roma): uno, della scuola di Tiziano, l’ho ritrovato alla Bob Jones University a Greenville, nel South Carolina”. Il disastro è continuato di recente. È famosa, al piano nobile, la piccola cappella con affreschi e per il loggiato con figure di Uomini Illustri dell’antichità. In un restauro, che non finisce mai, alcuni pezzi della cappella sono stati staccati dal muro e si trovano a Celano. Assieme agli Uomini Illustri, anch’essi distaccati”.
L’importanza della Chiesa

Con il mecenatismo delle due potenti Famiglie e di altre sorte in epoche più recenti, anche la Chiesa contribuiva allo sviluppo della città: chiesa e convento di San Francesco che custodisce le spoglie del Beato Tommaso da Celano, Santi Cosma e Damiano, Santa Maria del Soccorso, chiesa dell’Annunziata, chiesa della Misericordia, Madonna dell’Oriente. Opere in cui gli architetti non potevano non tener conto dello spirito profondamente religioso dei tagliacozzani. Il Teatro Talia.
Tagliacozzo è stata una delle mète preferite dai grandi viaggiatori dell’Ottocento. Lo storico tedesco Ferdinando Gregorovius così scrive: «Ecco Tagliacozzo! Ha un aspetto cupo, visto così in distanza, con la rocca dei Colonna in rovina, tutto raccolto sul dorso accidentato del monte rupestre! Ci aspettavamo una massiccia mole di pietra, quando passammo attraverso la grande Porta Marsicana. E invece trovammo con meraviglia una piazza gradevole, con una bella fonte, circondata da pittoreschi edifici con balconi e finestre gotiche, e palazzi del Rinascimento. Nei secoli XV e XVI debbono aver fiorito qui delle ricche famiglie all’ombra della signoria colonnese». Un po’ come Piazza delle Erbe a Verona.
Ferdinando Gregorovius
Lo storico tedesco passa dalla delusione ad un entusiasmo contenuto mano a mano che si addentra nel cuore storico della città. Ancor oggi quella porta in pietra viene varcata da migliaia di turisti. La “piazza gradevole” è oggi denominata piazza dell’Obelisco, luogo di pubblico, l’agorà dei tagliacozzani e non solo. Oltre agli aspetti commerciali, la piazza insieme ad altri siti storici tra metà luglio e agosto fa da cornice a spettacoli teatrali, musicali attraverso l’oramai celebre Festival Internazionale di Mezza Estate di Danza, Musica, Poesia, Arte, Teatro, giunto alla 37° edizione. Manifestazione che sta trovando sempre più consensi di critica e di pubblico (l’edizione 2020, in un periodo in cui la pandemia aveva mietuto migliaia di vittime in tutta Italia, nella tregua concessa di agosto, aveva fatto registrare 20.000 presenze con oltre 100.000 euro di incasso) nel panorama nazionale dei Festival (Ravenna, Spoleto, Ravello, Todi).
Festival Internazionale di Mezza Estate
Il Festival è partito da Piazza dell’Obelisco con “Dante in Musica. Lo spettacolare viaggio dall’Inferno al Paradiso” composto e diretto da Marco Frisina. Per concludersi il 24 agosto. Con un programma qualificato e intenso. «Questa edizione non era prevista a causa dei lunghi mesi della pandemia, questa selva oscura che abbiamo attraversato. Ma con questo spettacolo, con questa grande opera dedicata alla Divina Commedia, noi torneremo a rinascere, inizieremo un nuovo cammino» ha sottolineato con forza Vincenzo Giovagnorio aprendo il Festival.
È una città particolarmente vocata al turismo, da sempre. Con uno sviluppo di massa e con le strutture adeguate a partire dagli anni Venti-Trenta del secolo scorso.
L’intervista al sindaco, Vincenzo Giovagnorio
Il Festival Internazionale sembra aver riportato gente che vuole appropriarsi di Tagliacozzo. «Tagliacozzo è un’isola felice. Già lo scorso anno, il 3 giugno 2020, al momento delle riaperture, si è riempita. Abbiamo avuto una presenza turistica non più riscontrata da oltre un ventennio, sino a settembre inoltrato» – spiega Giovagnorio – «Un po’ le attività lavorative che oggi possono essere svolte in smart working e chi può viene nelle case a Tagliacozzo. Quest’anno c’è stata una leggera flessione di presenze fra giugno e luglio, però molte persone sono già a Tagliacozzo e si prevede un gran pienone per il mese di agosto».
A proposito di pandemia, la popolazione tutta è stata vaccinata? «Abbiamo avuto la fortuna di avere un Centro vaccinale nelle scuderie di Palazzo Ducale, operativo per la presenza del Presidio ospedaliero Umberto I di Tagliacozzo. Posso dire che l’85% delle persone sono state vaccinate sia a Tagliacozzo città così come nelle frazioni del Comune. Abbiamo servito popolazione derivante da tutto il territorio provinciale. In questo momento, grazie alla Convenzione con la Regione Abruzzo, stiamo fornendo il vaccino anche a presenze turistiche che vengono da Roma, dal Lazio. Siamo arrivati oggi a circa 25.000 vaccinazioni».
Unica città abruzzese nella Divina Commedia

Tagliacozzo e Dante nel 7° centenario della morte: cosa sta facendo l’Amministrazione per celebrarlo? «Tagliacozzo è l’unica città dell’Abruzzo ad essere citata nella Divina Commedia. Dopo le celebrazioni centenarie della battaglia due anni fa con la presenza del presidente della Repubblica e l’inaugurazione del Monumento a Dante nella piazza della stazione ferroviaria, dovevamo dedicare tutte le maggiori manifestazioni culturali di Tagliacozzo al 7° centenario della morte. Abbiamo scelto numerosi spettacoli e presentazione di libri durante il Festival. Ci saranno mostre che andranno avanti sino al 14 settembre, data conclusiva delle celebrazioni centenarie».
Tagliacozzo ha rappresentato un modello di sviluppo economico, sociale e culturale: qual è la situazione oggi? «Rispetto a qualche decennio fa è una situazione difficile, perché ad esempio uno dei problemi nonostante le tante seconde case è una ricettività alberghiera o di B&B. Abbiamo un esiguo numero di posti letto per turisti occasionali che cercano una sistemazione in un albergo o in un B&B per poche notti. Questo è un grave vulnus, anche perché manifestazioni e attività culturali ne stiamo facendo, attirano persone che non trovano dove dormire. Stiamo cercando di sensibilizzare i privati cittadini a questo genere di imprenditorialità, mettere a disposizione le abitazioni con la formazione di B&B; ma anche a imprenditori per rilevare strutture alberghiere che dovrebbero essere rimesse in sesto».
Equidistanti da Roma e da Pescara, dal Tirreno all’Adriatico
Cosa manca a Tagliacozzo per fare il salto di qualità che lo avvicini alla numerose città d’arte minori? «Manca appunto una ricettività alberghiera. Manca forse una maggiore mobilità sostenibile, la possibilità di accedere in punti della città di grande prestigio storico come Palazzo Ducale e la parte alta che noi chiamiamo Alto la terra con delle funzioni che possano favorire il turista. E questo manca e sarà uno dei punti focali del programma della nostra Amministrazione nel caso in cui dovessimo essere riconfermati».
Quale messaggio lancia al termine della sua prima esperienza di sindaco? «Sicuramente Tagliacozzo è una realtà importantissima per la nostra regione Abruzzo, che è ancora tutta da scoprire sia a livello storico sia di bellezze d’arte e architettoniche e ancor più naturalistiche. Tagliacozzo si pone al centro dell’Italia, noi siamo equidistanti da Roma e da Pescara, dal Tirreno all’Adriatico. Se vogliamo siamo sulla grande direttrice della Via della Seta, il grande flusso commerciale che si svilupperà da Barcellona a Civitavecchia, da Civitavecchia ai porti abruzzesi di Ortona e di Pescara, ai porti dei Balcani. Siamo al centro di questa situazione che non esito a dire che è un ombelico del mondo, un privilegio grande».
Enzo Di Giacomo
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