Saša Stanišić racconta le sue radici nella Jugoslavia che non c’è più

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cover Origini Stanisic
cover del libro Origini

Nel suo ultimo libro lo scrittore tedesco di origini bosniache cuce i frammenti dei suoi ricordi d’infanzia e adolescenza. E rievoca la sua prodigiosa famiglia multietnica

Il libro “Origini” di Saša Stanišić

Era la primavera del 1992. A partire da allora, per tre anni, in Bosnia Erzegovina fu combattuta una guerra fratricida e assurda, che nessuno s’aspettava potesse divampare con tale violenza e orrore nel cuore d’Europa. Dal 1990, la Jugoslavia era agonizzante. La Slovenia era riuscita a distaccarsi pacificamente nel 1991, avviando tuttavia un processo di dissoluzione, che in alcune aree si sarebbe rivelato particolarmente cruento. La Bosnia fu una di queste. A distanza di trent’anni, media, documentari, saggi hanno ricostruito i fatti e sviscerato le cause di questo conflitto. Adesso è tempo di dare voce a chi ha vissuto sulla propria pelle quei drammatici eventi. Fare memoria, a livello personale, non è un processo facile: occorre, innanzitutto, sopravvivere, fisicamente e psicologicamente. Poi, serve il tempo necessario per medicare le proprie ferite, voltare pagina, tornare a guardare con fiducia all’avvenire.

L’autore

Saša Stanišić, nato a Višegrad, in Bosnia, era un ragazzino di 14 anni quando è giunto nel 1992 in Germania da rifugiato, insieme a sua madre. Da tempo ha intrapreso la carriera di scrittore e con il libro “Origini“, che è uscito da poco anche in italiano da Keller Editore (euro 18,50), ha vinto il Deutscher Buchpreis.

Saša_Stanišić
Lo scrittore tedesco- bosniaco Saša_Stanišić

Ormai quarantenne e cittadino tedesco, Saša Stanišić va alla ricerca delle sue radici. «La mia famiglia è disseminata in giro per il Mondo», scrive. «Ci siamo disgregati insieme alla Jugoslavia, senza più riuscire a ricomporci». Lo scrittore decide di rimettere insieme le tessere del mosaico dei suoi ricordi. Ma non lo fa secondo gli schemi del romanzo classico. Come in un flusso di coscienza, riemergono paesaggi e persone della sua infanzia, e si intrecciano con la sua adolescenza tedesca e i suoi viaggi, una volta adulto, nella terra natale alla ricerca dei frammenti che compongono la sua identità.

Figlio del melting pot bosniaco

Con ironia e con un pizzico di nostalgia, Saša Stanišić ci racconta la storia di un Paese che non esiste più. Un luogo dove potevi, come lui, essere “figlio dello Stato multietnico”, avere un padre serbo bosniaco e una madre bosniaca musulmana, uniti da un legame amoroso che superava qualsiasi differenza religiosa. Il melting pot in Bosnia era la regola. A tenere insieme i fili dei sei Stati uniti nella Jugoslavia, era la trama tessuta da Josip Broz Tito, la cui scomparsa – come ricorda l’autore – è stata l’inizio della fine. La Jugoslavia non era perfetta: le voci critiche verso il potere venivano spedite al confino e fatte tacere. Ma quando il Paese giunse al collasso, si scatenò l’inferno.

Per sfuggire alle violenze e alla caccia al musulmano Saša e sua madre furono costretti a fuggire, mentre il padre riuscì a raggiungerli successivamente. In questi tempi in cui i migranti che bussano alle porte d’Europa sono un tema di scottante attualità, Stanišić ci ricorda cosa ha significato per la sua famiglia ritrovarsi in Germania da rifugiati. Sua madre, docente di marxismo al liceo, si ritrovò a lavorare in una grande lavanderia. Suo padre, diplomato in economia aziendale, si ritenne fortunato a poter guadagnarsi da vivere in un cantiere, dove si spaccò letteralmente la schiena dalla fatica.

Le origini “tornano”

Il ponte Mehmed Paša Sokolović a Višegrad

Curioso e divertente è il racconto dell’adolescenza tedesca di Saša Stanišić: i figli dei rifugiati che frequenta, la passione per lo studio che si tramuta in un’opportunità di miglioramento sociale e in un’ancora di salvezza per restare in Germania, le prime relazioni amorose. Ma sono i personaggi della sua famiglia bosniaca a essere indimenticabili. La nonna paterna Kristina, ammalata di demenza senile, che ha condotto il nipote alla scoperta di Oskoruša, il paese d’origine della famiglia di Petar detto Pero, suo marito, dove tutti i morti al cimitero si chiamano Stanišić. Nonna Mejrema che sapeva predire il futuro con i fagioli rossi ed era figlia di uno zatteriere sulla Drina, il fiume consacrato nella letteratura mondiale dal libro del premio Nobel Ivo Andrić. E poi nonno Muhamed, ferroviere in pensione, l’uomo più gentile del mondo. Intorno a loro, un’infinità di comparse, a volte un po’ folli, che l’autore evoca ad arte per raccontarci frammenti di ricordi della sua storia familiare.

Da leggere fino…alla fine

«Scriverò più d’un inizio e troverò più di un finale». Saša Stanišić lo promette fin dalle prime pagine del libro. Al lettore può sembrare una burla, ma giunti alla fine si scopre che non lo è. Perché il finale è tutta una sorpresa. In sintonia con un libro che sa essere al contempo poetico e scanzonato e con una narrazione che sa stupire. Un’ultima curiosità: sulla copertina del libro “Origini” c’è un sorbo. Non è casuale e dovrete leggere il libro per scoprire quale legame ha con la Bosnia e con la famiglia di Saša Stanišić.

 

Maria Tatsos

Foto © Keller Editore, Wikipedia

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