L’Europa non ha ancora una sua politica per le sfide di oggi

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L'Europa

Semplici riflessioni sul discorso di Ursula von der Leyen sullo Stato dell’Unione

L’Europa ieri e oggi. Il 7 febbraio del 1992 nasceva, nella città olandese di Maastricht il trattato che dava vita all’Unione europea, la Ue, lasciando per sempre ai libri di storia la precedente Comunità economica europea, la Cee.

Questa nuova Europa compirà trent’anni il prossimo anno, un compleanno importante che la vede entrare nella sua maturità politica, ma, soprattutto, dovrà affrontare sfide enormi sia interne che sullo scacchiere internazionale.

Un impegno non da poco e, come tutti gli anni, all’inizio dei lavori in sessione plenaria del Parlamento europeo, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha letto un discorso di buoni propositi finendo con l’autocelebrare l’istituzione europea.

Il discorso della von der Leyen, pronunciato quest’anno, non ci è sembrato uscire dai canoni dei suoi predecessori, se non per i problemi contingenti come: la salute dopo il Covid, la difesa militare europea, il rilancio dell’economia, l’annoso tema, mai risolto, dei migranti e ancora la difesa delle donne con uno sguardo, tra gli altri, verso i giovani che non guasta mai.

Gli argomenti trattati, com’è evidente, sono stati tanti per questo ci siamo soffermati su alcuni con qualche nostra breve riflessione.

Salute

«Nella principale crisi sanitaria mondiale»afferma la von der Leyen«ci siamo uniti per garantire a tutti gli angoli d’Europa di avere dei vaccini salvavita», peccato che la mobilitazione per la vaccinazione europea è iniziata in ritardo riguardo agli Usa o al Regno Unito perché l’autorizzazione delle agenzie che danno il via libera ai vaccini, è giunta dopo quasi un mese con l’epidemia già in atto.

Manca, infatti, lo strumento per approvare con una procedura più rapida l’utilizzo di medicinali in ambiti di emergenza. C’è, purtroppo, anche la mancanza di una forte e chiara volontà politica per operare, come si è visto, nelle trattative con le case farmaceutiche, e, dunque, non c’è ancora un apparato esperto e nemmeno un’autorità specifica per poter contrattare sui mercati sanitari.

Un potere che gli Stati membri non hanno mai voluto riconoscere.

L’unico strumento che la Ue possiede dal 2014 è una base legale per l’acquisizione congiunta di vaccini pandemici, dopo la febbre suina del 2009, a distanza dunque di cinque anni, quando ogni Paese aveva speso miliardi, andando per conto proprio.

Economia

«Dobbiamo riflettere su come la crisi ha colpito la nostra economia e per questo la Commissione rilancerà la discussione sulla governance economica: l’obiettivo è generare un consenso sulla strada da seguire».

Parole di buon senso della von der Leyen, specie quando invita «L’equità sociale deve andare insieme all’economia fiscale. Se le imprese realizzano profitti è grazie alla qualità delle nostre infrastrutture».

Tra i tanti argomenti importanti, mi ha colpito però la proposta di un programma per rintracciare le società fantasma, dimenticando, ma forse non c’era tempo per ricordarlo, che in Europa, abbiamo ancora Paesi Bassi, Irlanda e Lussemburgo che nonostante le critiche rimangono dei paradisi almeno per le tasse, un’idea seguita anche da altre Nazioni, specie nell’Est europeo, che mettono in crisi le Nazioni che non operano in questo modo sul mercato. E l’Italia ne sa qualcosa.

Difesa

Non poteva certo mancare l’argomento sulla difesa davanti alle tante crisi che si stanno affacciando sullo scacchiere internazionale dopo l’Afghanistan e il recente accordo Aukus, un acronimo per indicare Australia, Regno Unito e Stati Uniti, che ha lasciato fuori l’Europa in funzione anti Cina.

In questo quadro militare è sempre più urgente, allora, coordinare una difesa comune tra gli Stati dell’Unione europea per vincere queste sfide internazionali.

Mettere però d’accordo gli Stati con i propri eserciti e le varie politiche di difesa non è certo semplice, pensiamo solo che l’Europa non ha confini certi, ha solo quelli di ogni Paese (che è ben altra cosa) perché non è una Nazione e non ha ancora, dopo trent’anni, una vera politica estera unitaria. In questo contesto coordinare le varie forze armate non è impresa da poco, non solo per i soldati ma anche per lo scambio di informazioni. «Se vogliamo fare di più, dobbiamo spiegare perché fino ad ora non ha funzionato»afferma la von de Leyen – Si possono avere le forze di sicurezza più forti del Mondo, ma occorre essere pronti ad usarle. Cosa ci ha trattenuto fino ad ora? Non solo una mancanza di capacità ma anche la mancanza di volontà politica».

Parole, a nostro avviso, da sottoscrivere completamente.

Migranti

«È l’ora di una politica migratoria europea» ha ribadito la presidente. «Ma i progressi sono lenti. È il momento di avere una politica migratoria a livello Ue. Una questione di fiducia. La migrazione non deve essere più usata come un argomento per dividerci».

Ma forse non si è affrontato il vero nodo che l’Europa, così come è concepita, è come un gigante a cui manca la testa e, fino a quando non si decide che il Continente deve essere considerato come una federazione con una politica chiara e concreta gli interventi saranno sempre difficili da attuare.

Proseguendo, un riferimento è stato fatto sulla frontiere orientale con la Bielorussia per controllare l’arrivo degli afghani in fuga dai talebani che, ricordiamolo, sono rifugiati politici e, dunque, per legge internazionale vanno accolti, punto e basta, a differenza dei migranti cosiddetti economici, con tutto ciò che questo potrà comportare e qui si vedrà il valore morale dell’Unione.

Altro annoso problema è la gestione dei flussi dei migranti ancora irrisolto sul fronte del Mediterraneo greco, spagnolo e italiano che, nonostante le difficoltà, stanno attuando una politica di contenimento del fenomeno, nel completo abbandono, però, degli altri Stati membri dell’Unione.

Il discorso della presidente von der Leyen pone alcune considerazioni finali.

Si parla fin dalla nascita della Ue di solidarietà e di condivisione della responsabilità europea, ma la realtà è che si ripresentano politiche fallimentari degli anni passati con l’aggravio che ancora molti Stati membri, con i loro Governi e Parlamenti, mettono in dubbio addirittura l’obiettivo finale dell’Unione e, per ora, questa è l’Europa che abbiamo.

 

Antonello Cannarozzo

Foto © Parlamento e Commissione europea

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