Un esempio esplicativo è la Capitale d’Italia dove, alcuni sono presenti da 2000 anni, mentre altri vengono cambiati dalle varie amministrazioni comunali
La toponomastica è una branca della linguistica che studia i nomi dei luoghi, la loro formazione e la loro diffusione. Le ragioni dell’attribuzione di un nome, e non di un semplice numero, sono di ordine geografico, storico, culturale, sociale. Da questa considerazione deriva l’esigenza di tramandare, nel tempo, la memoria di determinati luoghi, eventi e persone significativi per la collettività.
Una amministrazione attenta e intelligente deve proteggere la toponomastica storica del territorio, delle strade e delle località.
Come cambiano i nomi
Il cambiamento di un nome non è una semplice operazione burocratico-amministrativa che scaturisce da una delibera comunale. La legge, infatti, prevede specifiche condizioni e procedure. L’operazione coinvolge istituzioni di diverso livello come il ministero dell’Interno, la soprintendenza, il ministero dei Beni culturali e la prefettura. Ciascuno di questi esprime un proprio specifico parere, iniziando con la valutazione dell’opportunità di sostituire un toponimo antico e di ponderare le motivazioni che devono avere un certo grado di validità. Si prosegue, poi comparando la nuova denominazione e quella che si vuole sostituire affinché il cambiamento nonproduca disagi alla cittadinanza.
Il caso di Roma
Roma, la città più bella del Mondo, l’Urbe per antonomasia, è ricca di strade e piazze dai nomi antichi e suggestivi. Nomi che evocano luoghi che non ci sono più, ma rimangono vivi nella nostra memoria proprio perché sono rimasti lì da 2000 anni a intitolare piazze e strade del centro.
Piazza Esedra
Facendo una passeggiata per le strade della Capitale possiamo imbatterci in una bellissima piazza, dalla forma di una circonferenza perfetta, resa più preziosa dalla presenza di una fontana ornata di statue che rappresentano le Naiadi, antiche divinità della mitologia classica.
Questo luogo si chiama piazza della Repubblica, apparentemente nulla da eccepire perché è la forma di Governo che il popolo italiano scelse nelle elezioni del 2 giugno del 1946. Fino a pochi decenni fa la piazza era conosciuta dai Romani e non, con un altro nome.
Il luogo ospitava nei tempi antichi la grande esedra delle terme di Diocleziano, una struttura architettonica di forma circolare. La piazza sorge esattamente su quei ruderi, quindi il suo nome originario non poteva non essere che quello di piazza Esedra in ricordo della costruzione. Inoltre evoca molti aspetti della società romana, mentre quello moderno non è altrettanto evocativo e suggestivo.
In molte altre città d’Italia esistono strade e piazze intitolate in onore della Repubblica ma piazza Esedra è, o meglio era, solo e unicamente a Roma.
Stazione Termini
Nelle immediate vicinanze c’è il principale scalo ferroviario romano, la Stazione Termini. Perché questo nome? Semplice, per la contiguità alle terme di Diocleziano.

Ebbene anche questo luogo stava per perdere, insieme col proprio nome antico, la propria identità. Quando morì il pontefice Giovanni Paolo II, divenuto poi santo, la stazione corse seriamente il rischio di cambiare nome sotto la generale onda emotiva per la morte di uno degli uomini più grandi del Novecento. Il sindaco dell’epoca lanciò d’istinto l’idea balzana di intitolare con il nome del Papa la stazione. Ma, criticata dai giornali e dai media, venne subito abbandonata cadendo così nel dimenticatoio. Ci si limitò a onorare la memoria del Papa con l’installazione di una stele nell’atrio della stazione e di una statua (per la verità molto criticata) nel piazzale antistante.
Piazza Colonna
Una bella e sobria piazza quadrangolare che potrebbe essere definita anche istituzionale per la presenza di palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio dei ministri dall’anno 1961.

Al centro della piazza svetta la colonna di Marco Aurelio, alta una trentina di metri e riccamente decorata con bassorilievi che, come i fotogrammi di un film, raccontano la vita e le vicende politiche dell’imperatore. La presenza della colonna giustifica, a ragione, il toponimo.
Un lato della piazza è aperto su via del Corso, al di là c’è un edificio attraversato da una bella galleria, ricca di negozi, inaugurata nel 1922. Il nome con cui venne chiamata, e che tutti conoscono, era galleria Colonna dal toponimo della piazza e del luogo antico.

Nel 2003, la galleria in seguito a una restaurazione, assunse un nuovo aspetto. Ma pagò lo scotto per questo maquillage, subendo un cambiamento del nome. Venne intitolata a un grande attore romano scomparso proprio in quell’anno: Alberto Sordi, che nulla aveva a che fare con quel luogo. Forse sarebbe stato più logico intitolare all’attore un teatro o una sala cinematografica e non privare la galleria del suo nome. Ancora oggi nonostante siano ormai passati molti anni, i romani continuano a indicare la galleria col suo nome d’origine.
Questi, citati e descritti, sono soltanto alcuni esempi eclatanti dello scempio culturale e storico che le amministrazioni ignoranti e sciatte riescono a fare sul territorio che invece dovrebbe essere valorizzato con iniziative atte a suscitare interessi ed emozioni.
Duemila anni di storia non possono esser cancellati da delibere superficiali e avventate.
Sveva Marchetti
Foto © Wikipedia
Video © Eurocomunicazione













