120 i favorevoli, mentre tra i 44 astenuti c’è anche l’Italia che volutamente non si schiera
44 Stati membri, tra cui l’Italia, si sono astenuti nel voto in Assemblea generale sulla risoluzione Onu presentata dalla Giordania a nome degli Stati arabi che chiede a tutte le parti di rispettare il diritto internazionale umanitario e la fornitura “continua, sufficiente e senza ostacoli” di aiuti e servizi essenziali nella Striscia di Gaza, incoraggiando l’apertura di corridoi umanitari, e la “revoca dell’ordine da parte di Israele di evacuazione dei palestinesi dal nord della Striscia”. Respinge fermamente “qualsiasi tentativo di trasferimento forzato della popolazione civile palestinese”. Chiede infine il “rilascio immediato e incondizionato” di tutti i civili tenuti prigionieri.
120 i voti a favore e 14 i contrari (Usa, Israele, Austria, Croazia, Fiji, Guatemala, Ungheria, Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Tonga, Papua Nuova Guinea e Paraguay). Tra gli astenuti, invece, Italia, Germania, Bulgaria, Finlandia, Grecia, Giappone, Sud Corea, Ucraina, Regno Unito, Slovacchia, Tunisia.
L’ambasciatore italiano, Maurizio Massari, ha affermato che mancavano elementi cruciali
«Non abbiamo potuto sostenere la risoluzione a causa di questi tre elementi mancanti», ha dichiarato il rappresentante permanente italiano.
- La condanna inequivocabile nei termini più forti e senza alcuna ambiguità degli attacchi efferati di Hamas lo scorso 7 ottobre contro civili israeliani innocenti;
- il riconoscimento del legittimo diritto di autodifesa di qualsiasi Stato, in questo caso Israele, sotto attacco;
- l’imperativo umanitario di rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti gli ostaggi presi e trattarli con umanità.
«È estremamente importante che, di fronte all’impasse nel Consiglio di Sicurezza, l’organo principale delle Nazioni Unite, possa servire come un forum multilaterale di discussione sulla questione più urgente di oggi. L’Italia è e rimarrà fermamente solidale con
Israele. Per noi, la sicurezza israeliana non è negoziabile in alcun modo», ha ribadito Maurizio Massari.
Ha, inoltre, aggiunto che «dovremmo evitare di cadere nella trappola dei terroristi, responsabili degli attacchi del 7 ottobre, che vorrebbero trasformare il Medio Oriente in un’area di scontro tra civiltà, religioni e culture. Mentre dichiariamo la nostra piena solidarietà con Israele, continueremo a impegnarci, come Italia, nella nostra intensa diplomazia attiva finalizzata a costruire ponti con gli Stati arabi moderati, con i nostri amici e partner, compresa l’Autorità palestinese, nel tentativo di costruire un ambiente pacifico nella Regione, basato sul rispetto reciproco e sul riconoscimento reciproco».
Pattugliatore pronto
«Mentre il conflitto è in corso, la priorità dell’Italia è mostrare tutti gli sforzi diplomatici possibili per consentire il passaggio sicuro e non ostacolato degli aiuti, chiedendo fermamente il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi senza precondizioni», ha affermato Massari. «Dobbiamo anche intensificare i nostri sforzi comuni per evitare che il conflitto si propaghi oltre Gaza, le cui conseguenze sarebbero inimmaginabili, per la Regione e per il Mondo intero».
Il pattugliatore polivalente d’altura Thaon di Revel della Marina Militare,
precauzionalmente rischierato a Cipro nei giorni scorsi, per poter rapidamente raggiungere le acque antistanti Israele/Gaza, è pronto a imbarcare materiale umanitario in afflusso dalla base logistica delle Nazioni Unite di Brindisi in afflusso a Cipro con vettori aerei dell’Aeronautica Militare e altro materiale reso disponibile dalla Cri. Inoltre, due fregate multimissione della Marina Militare sono già in zona e una nave anfibia sta raggiungendo l’area per l’eventuale evacuazione umanitaria di personale nonché per il trasporto di ulteriore materiale di prima necessità.
«L’unico modo per evitare questa prospettiva pericolosa» – continua l’ambasciatore italiano – «è promuovere la ripresa di un’iniziativa politica per una soluzione concreta, strutturale e a lungo termine con una linea temporale precisamente definita, basata sulla prospettiva “due popoli, due Stati”. Il popolo palestinese deve avere il diritto di essere una Nazione autogovernante, in libertà, accanto a uno Stato di Israele al quale deve essere riconosciuto in modo inequivocabile il pieno diritto all’esistenza e alla sicurezza».
Dura la reazione di Israele
«Oggi è un giorno che passerà alla storia nell’infamia, un giorno buio per l’Onu, che non ha più un briciolo di rilevanza o legittimità», ha tuonato l’ambasciatore israeliano Gilad Erdan. «Israele non fermerà l’operazione finché le capacità terroristiche di Hamas non saranno distrutte e i nostri ostaggi non saranno restituiti. Israele ha il diritto di difendersi. L’unico modo è sradicare la capacità terroristica di Hamas, e questa risoluzione non nomina neppure Hamas. Perché difendete degli assassini, dei terroristi che decapitano bambini? Vergogna», ha aggiunto ribadendo che la risoluzione è «ridicola».
Su X (Twitter) il messaggio del ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen: “Con l’aperto rifiuto dello spregevole appello per un cessate il fuoco, Israele intende agire per eliminare Hamas proprio come il Mondo ha agito contro i nazisti e l’Isis“.
Usa decisi sulla loro posizione
Una risoluzione che era stata ostacolata dagli Stati Uniti che avevano più volte
segnalato che il testo della bozza non conteneva le parole “Hamas” e “ostaggi”. «Gli obiettivi di Hamas sono risoluti e disgustosi. Non c’è giustificazione per il terrorismo, dobbiamo condannare gli atti terroristici di Hamas», ha ribadito l’ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro, Linda Thomas–Greenfield, sottolineando che «Hamas non si è mai preoccupato della sicurezza o del benessere della gente che dice di rappresentare, per loro i civili palestinesi sono scudi umani».
Bocciato, invece, l’emendamento presentato dal Canada con il quale Ottawa voleva aggiungere al testo una condanna diretta dell’attacco dei miliziani. Nonostante la maggioranza che si è espressa con 88 Paesi a favore, l’emendamento non è passato perché non ha raggiunto i due terzi dei sì: 55 hanno votato contro e 23 si sono astenuti.
Hamas ha accolto positivamente la risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In una dichiarazione pubblicata su Telegram si legge: “Ci auguriamo che venga attuata immediatamente in modo da consentire l’apertura dei valichi di frontiera e l’introduzione di carburante e aiuti di emergenza nella Striscia di Gaza”.
Onu – Israele
Dopo le parole del segretario generale Antonio Guterres e la scelta di Tel Aviv di negare il visto ai rappresentanti delle Nazioni Unite, la portavoce dell’Ufficio per i diritti umani Ravina Shamdasani ha parlato di «crimini di guerra che si stano commettendo» in Medio Oriente. Ha, quindi, coinvolto anche lo Stato ebraico: «Siamo preoccupati per la punizione collettiva degli abitanti di Gaza in risposta agli atroci attacchi di Hamas», ha sottolineato denunciando anche l’uso di esplosivi a lungo raggio in aree densamente popolate. «Nessun luogo è sicuro: costringere le persone a evacuare in queste circostanze e mentre sono sotto completo assedio solleva serie preoccupazioni», ha ribadito.
Di tutt’altro avviso la missione israeliana. Infatti Israele mette in chiaro che il diritto umanitario internazionale rimane il “punto di riferimento” dell’esercito israeliano, nonostante “la brutalità di Hamas e lo scudo offerto dalle Nazioni Unite”, e che starebbe “facendo tutto ciò che è in suo potere per proteggere i civili“.
Una versione che non convince però neanche Ankara, già restia a definire terrorista il gruppo islamico pur condannando il massacro dei civili. Per il ministro degli Esteri turco
Hakan Fidan il diritto internazionale «è stato violato» e anche per lui i raid sulla Striscia sono «crimini contro l’umanità».
Dubbi anche dal premier spagnolo Pedro Sanchez che risponde che «sia legittimo porsi questa domanda» a chi gli chiede se c’è la possibilità che Israele stia violando il diritto internazionale. Nei giorni scorsi Sanchez aveva mostrato solidarietà nei confronti di Guterres e la sua frase sugli «attacchi non venuti dal nulla».
Il punto di vista del premier italiano
«Sono in contatto costante con il ministro Crosetto e gli alleati. Noi abbiamo un pattugliatore multidimensione che è pronto a raggiungere le acque di fronte a Gaza per portare aiuti umanitari. E abbiamo altre due fregate e una nave anfibia se servissero anche ospedali da campo», ha dichiarato la premier Giorgia Meloni sul conflitto in corso tra Israele e Hamas. L’Italia si è astenuta sulla risoluzione Onu perché «era la più equilibrata tra le posizioni possibili, non a caso è la posizione della maggioranza dei Paesi europei e del G7. È un lavoro certosino che conduciamo con grande responsabilità equilibrio», spiega, «anche rispetto al nostro ruolo nel Consiglio europeo e all’Onu».
«Stiamo cercando di mantenere l’equilibrio, e sia il voto a favore sia quello contrario sarebbero stati voti che spostavano l’Italia rispetto alla posizione che sta tenendo. È stato giusto tenere la posizione più equilibrata rispetto all’obiettivo di impedire una escalation del conflitto, la cosa più responsabile che si possa fare ora».
«Siamo concentrati soprattutto a tentare di frenare una crisi umanitaria che c’è a Gaza e sul tema della liberazione degli ostaggi. Anche su questo siamo in costante contatto con tutti gli attori interessati», contiua il premier. «Sono ovviamente preoccupata per la situazione, ma credo che in questa fase bisogna soprattutto lavorare e lavorare con intelligenza».
Critica l’opposizione italiana
«Penso che sia stato un errore per l’Italia non sostenere la risoluzione dell’Onu su una tregua umanitaria. Bene hanno fatto Francia, Spagna, Portogallo a votare a favore. Chiamatela tregua, chiamatelo cessate il fuoco umanitario, chiamatela pausa umanitaria, basta che si fermi questa strage di civili. La preoccupazione è enorme, non possiamo assistere a una strage di civili», afferma la segretaria del Pd, Elly Schlein.
Ginevra Larosa
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