Biodiversità: il nostro capitale naturale ​

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Biodiversità

Giornata mondiale biodiversità: dall’attuazione del Global Biodiversity Framework delle Nazioni Unite al Green Deal promosso dalla Commissione europea

 

I cibi che mangiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il clima che rende il Pianeta abitabile provengono tutti dalla natura. Ogni anno, le piante marine producono più della metà dell’ossigeno dell’atmosfera e un albero maturo pulisce l’aria, assorbendo 22 chili di anidride carbonica, rilasciando ossigeno in cambio. Nonostante tutti i benefici che la natura ci offre, la maltrattiamo ancora. In circa 40 anni si è registrata una diminuzione del 30% di biodiversità che ha raggiunto il 60% nei Tropici. Insomma si stanno divorando le risorse della Terra a un ritmo insostenibile tale che entro qualche decennio, al massimo entro il 2040 se non si inverte la tendenza, si arriverà a una difficile crisi, a un collasso ecologico e socio-economico internazionale.

La Giornata mondiale della biodiversità che le Nazioni Unite celebrano oggi 22 maggio è l’occasione per ricordarci quali sono le nostre responsabilità affinché tutto non si fermi alle belle parole.

Il Piano globale

La Conferenza dell’Onu sulla biodiversità (COP15) a Montreal, in Canada nel dicembre 2022, si è conclusa con un accordo storico fissando obiettivi e misure concrete per arrestarne e invertirne la perdita già a partire dal 2030. È stata approvata l’adozione del Global Biodiversity Framework che prevede di ripristinare il 30% degli ecosistemi, dimezzare lo spreco alimentare e investire almeno 200 miliardi di dollari all’anno in strategie globali per fronteggiare un pericoloso declino che minaccia la sopravvivenza di 1 milione di specie e ha un impatto sulla vita di miliardi di persone.

Il piano è entrato ora nella fase esecutiva e sarà oggetto di verifica nella COP16 che si terrà in Colombia dal 21 ottobre al 1° novembre 2024. Ma non è tutto: dopo anni di negoziati, si è giunti a un ulteriore accordo alle Nazioni Unite sulla protezione dell’alto mare” cioè del 30% degli Oceani e della loro biodiversità (per alto mare si intendono le acque oltre le 200 miglia marine dalle coste). I risultati sperati dovrebbero entrare in vigore entro i prossimi 5 anni.

Il Green Deal europeo

Anche a livello europeo qualcosa si sta muovendo. La Commissione ha adottato una strategia per il Green Deal per la biodiversità che prevede l’introduzione di un target minimo che sarà legalmente vincolante. Dovrà comunque essere assicurata entro 2030 una condizione di degrado zero nei trend di conservazione di habitat e specie e un minimo Biodiversitàdi 30% di trend positivo per le specie attualmente in via di estinzione. Parallelamente dovrà essere avviata una transizione verso la sostenibilità del sistema alimentare che cambierà il tessuto economico di molte Regioni dell’Ue e le loro interazioni prevedendo l’integrazione con i principi dell’economia circolare. Perché è evidente, come sostiene il direttore generale dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), QU Dongyu, che «per invertire la tendenza della perdita di biodiversità, abbiamo bisogno di un cambiamento radicale nel modo in cui produciamo e consumiamo cibo».

Gli animali e le piante soffrono

È stata dimostrata l’interdipendenza tra gli esseri umani e le reti della vita. Ma conosciamo davvero la sua importanza? La biodiversità è la base che sostiene tutta la vita sulla terra e sott’acqua. Colpisce ogni aspetto della salute umana, fornendo aria e acqua pulite, cibi nutrienti, conoscenze scientifiche e fonti di medicina, resistenza naturale alle malattie e mitigazione dei cambiamenti climatici. La modifica o la rimozione di un elemento di questa rete influisce sull’intero sistema di vita e può produrre conseguenze negative. Le azioni umane, tra cui la deforestazione, l’invasione degli habitat della fauna selvatica, l’intensificazione dell’agricoltura e l’accelerazione dei cambiamenti climatici, hanno spinto la natura oltre il suo limite procurando gravi sofferenze al mondo animale e vegetale.

Bisogna infatti comprendere che lotta contro la sofferenza non riguarda solo gli esseri umani ma anche gli animali, vedi il vergognoso, barbaro trattamento a cui sono sottoposti negli allevamenti intensivi, nei mattatoi e in tanti centri di ricerca. È necessario poi maggior rispetto anche per il mondo vegetale che è parte essenziale della nostra stessa vita; le più recenti ricerche scientifiche confermano che le piante sono dotate di sorprendenti capacità sensoriali, percettive, mnemoniche e comunicative, sono dotate insomma di una loro vera e propria forma di intelligenza.

Un disastro annunciato

Occorrerebbero 1,6 Terre per soddisfare le esigenze degli esseri umani ogni anno. Se continuiamo su questa strada, la perdita di biodiversità avrà gravi implicazioni per l’umanità, incluso il collasso dei sistemi alimentari e sanitari. I cambiamenti ambientali indotti dall’uomo modificano la struttura della popolazione selvatica determinando nuove condizioni ambientali che favoriscono particolari ospiti, vettori e/o agenti patogeni. Oggi si stima che, a livello globale circa il 75% di tutte le malattie infettive trasmesse all’uomo sono di origine zoonotiche, il che significa che sono trasmesse alle persone dagli animali. È chiaro che la natura ci sta inviando un messaggio: la biodiversità coinvolge 8 milioni di specie animali e vegetali, gli ecosistemi che le ospitano e la diversità genetica tra loro. Negli ultimi 150 anni, la barriera corallina viva è stata ridotta della metà.

Entro i prossimi 10 anni, una specie su quattro conosciuta potrebbe essere spazzata via dal Pianeta. Che cosa si può fare? Le soluzioni si trovano in natura perché Biodiversitàuna cosa è certa: nonostante tutti i nostri progressi tecnologici, siamo completamente dipendenti da ecosistemi sani. I pesci forniscono il 20% delle proteine animali a circa 3 miliardi di persone. Oltre l’80% della dieta umana è fornita dalle piante. Circa l’80% delle persone che vivono nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo fanno affidamento su medicine tradizionali a base vegetale per l’assistenza sanitaria di base. È ormai accertata l’incidenza negativa delle attività umane. I dati sono preoccupanti: tre quarti dell’ambiente terrestre e circa il 66% di quello marino marino sono significativamente modificati dalle azioni dell’uomo.

La biodiversità è un capitale naturale

C’è un crescente riconoscimento sulla diversità biologica come risorsa globale di enorme valore per le generazioni future anche sotto il profilo economico. Il Global Risk Report 2024 del World Economic Forum nell’elencare, tra i principali rischi, proprio la perdita di biodiversità, ha anche indicato una possibile via d’uscita partendo dalla considerazione che ha anche un valore economico: è stato calcolato dall’UNEP (Programma Ambiente dell’Onu) che, grazie agli equilibri ambientali determinati da alti livelli di biodiversità e ai conseguenti servizi ecosistemici (regolazione dei gas, mitigazione del clima, purificazione dell’acqua e dell’aria, impollinazione, mantenimento della fertilità dei suoli, riduzione dell’erosione…), l’essere umano ottiene benefici per un importo complessivo che supera la somma del prodotto interno lordo di tutti gli Stati mondiali, pari a circa 100 mila miliardi di dollari e sarebbe importante iniziare a contabilizzarlo, in proporzione, nei Def (Documenti di economia e finanza) dei vari Paesi sotto la voce “capitale naturale”.

 

Orazio Parisotto

Foto © Leonardo.it, gbf, quifinanza, il fatto alimentare, National Geographic, Fondazione Michelagnoli

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Orazio Parisotto
Studioso di scienze umane e dei diritti fondamentali, è fondatore e presidente di Unipax, Ngo associata all’UN/Dgc Department of Global Communications delle Nazioni Unite e all’ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile - Agenda 2030 dell’Onu. Già consigliere-administrateur al Parlamento europeo è autore di numerosi saggi e pubblicazioni sull’Ue, i diritti dell’uomo e la pace. Su questi temi ha realizzato progetti educativi multimediali su piattaforme digitali (web giornali radio, web tv e strumenti didattici in e-learning), in collaborazione con l’Unione europea e ha promosso il “Progetto pilota di Educazione Civica per un Nuovo Umanesimo” per le scuole superiori. Scrive come editorialista su varie testate specializzate in relazioni internazionali e ha un Blog su geopolitica e diritti umani. È coordinatore del Comitato Promotore del Progetto United Peacers - The World Community for a New Humanism ed è membro del Comitato Scientifico dell'Università Internazionale per la Pace

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