Il grande scrittore di origine polacca amò anche il Mare Adriatico e la costa romagnola
Ricordare Joseph Conrad, a 100 anni dalla morte, significa non fare il solito rito celebrativo, ma ripercorrere la vita di uno dei più celebri scrittori moderni di lingua inglese. Infatti anche se di origine polacca era naturalizzato britannico. Per vent’anni trascorse la sua giovinezza in mare, a bordo di navi e vascelli, raggiungendo Paesi lontani in Oriente e il Continente africano. Ma la sua curiosità di scoprire nuovi porti era tale che lo portò sul mare Adriatico e sulle coste romagnole.
Poi come gli scrittori di origine anglosassone si ritirò a scrivere nella campagna inglese, diventando un punto di riferimento per i romanzi e i racconti. Ed è soprattutto in questi che Conrad riversa il frutto delle esperienze vissute, facendo emergere una sincera passione per il mare. Una magistrale abilità nel ricostruire atmosfere esotiche e un temperamento romantico, moderato da un rigoroso moralismo. Inoltre è stato un anticipatore dei movimenti ambientalisti moderni. Infatti per lo scrittore inglese la grandezza dell’uomo si manifesta non tentando di vincere la natura, ma accettando con dignità il proprio destino. Saggezza degli antichi greci ma anche del mondo cristiano.
Il mare è il protagonista di poeti, scrittori e registi. Sì perché parla, agisce, ama o si ribella. Infatti è molto più attivo di certi personaggi, reali o immaginari, nati anche dalla creatività di Conrad.
Equilibrio con le immagini
Nel bel saggio romanzato “Joseph Conrad: la figura del mare” di Giuliana Bendelli
(ed. Vita e Pensiero) si sviluppa il racconto metaforico sul mare. Ma Conrad della sua vasta produzione, considerò materiale ispirato al mare solo il romanzo “The Nigger of the Narcissus” e la raccolta di saggi autobiografici romanzati “The Mirror of the Sea”. Ma nel saggio della Bendelli oltre all’aspetto metaforico vi è anche quello pittorico e visivo che fa di questo libro il manifesto più emblematico dell’impressionismo letterario. Il rapporto narrativo di Conrad con le figure delle imbarcazioni che utilizzò è un esempio di equilibrio con l’immagine.
Nel 1894 l’osservatorio di Greenwich fu bersaglio di un fallito attentato anarchico. Conrad, prendendo spunto da questo accadimento, un fatto di cronaca, scrisse nel 1907 un romanzo “L’agente segreto“, antesignano di tutte le spy stories del Novecento. Questo libro ha la forma di un giallo, ma si rivela soprattutto un fine esercizio di indagine psicologica e sociologica, che l’autore riprenderà nei romanzi sul mare. Un esempio di romanzo moderno, che riesce a contaminare il più popolare dei generi, il noir, con le profonde intuizioni morali e l’ardito sperimentalismo linguistico di un grande artista.
Il mare psicologo, stregone di Conrad e Fellini
Da una parte non si può non partire dall’incipit di “Moby Dick” di Melville:
“Considerateli tutti e due, il
mare e la terra, e non
scoprite una strana
analogia con voi stessi?”
Conrad e Fellini, che lesse avidamente le opere dello scrittore inglese, risentono nella narrazione e nell’immagine, di questo rapporto esile e immaginifico. Si pensi all’arrivo del
Rex in “Amarcord“, un mostro che psicologicamente divora lo spettatore e che ritroviamo nelle difficili avventure di mare di Conrad. Ma poi vi è il mare stregone e il tema della magia e dell’occulto felliniano, che ritroviamo anche nella “Linea d’ombra” dello scrittore. Anche se la memoria rimanda a un romanzo più famoso “Cuore di tenebra“, dove appare un mare epico ed è protagonista nel riflettere le contraddizioni dei personaggi. Il porto del Rex è come uno specchio d’acqua dove rimane arenata e prigioniera la nave di un capitano. Il mare immobile, blocca anche le immaginazioni e le paure di paradigmi mentali. Come il Rex, fonte di stupore, nelle imbarcazioni di Conrad, si confondono le solitudini all’Assoluto.
Paolo Montanari
Foto © Amazon













